Il coraggio della speranza climatica

«Viene dalle storie di persone che stanno combattendo per affrontare il cambiamento climatico»

[2 ottobre 2018]

In tutta onestà, non sono mai stata così preoccupata per il cambiamento climatico come lo sono adesso. Gli impatti devastanti che gli scienziati ci hanno avvertito sarebbero avvenuti nei decenni futuri sono già qui e minacciano di peggiorare.

Le preoccupazioni dalla mia infanzia che e le spensierate vacanze in famiglia a Jersey Shore, sulla costa orientale degli Stati Uniti, ora mi sembrano lontane.

Da quando avevo solo quattro mesi, la mia famiglia andava ogni estate in un posto chiamato Long Beach Island. Ricordo che la parte dell’isola che avevamo visitato aveva una strada in mezzo, con l’oceano da una parte e la baia dall’altra. Era un posto fragile ma bello da visitare.

Con il passare degli anni e crescendo abbiamo smesso di fare le vacanze lì, fino al nostro ritorno nel 2013, dopo che l’uragano Sandy si era schiantato nella costa orientale degli Stati Uniti. Sono rimasta scioccata nel vedere una regione così diversa da come la ricordavo.

L’uragano Sandy, il più forte uragano della stagione atlantica del 2012, aveva infuriato nell’area e devastato l’isola. I luoghi e le persone erano spariti e le case erano chiuse.

Continuavo a pensare a come quella fosse stata un’isola di vacanze estive per così tante persone. Ma per le persone che vivono sulle isole in altre parti del mondo, non hanno scampo: la loro isola è la loro unica casa.

Penso che molti di noi che capiscono la scienza del cambiamento climatico abbiano sviluppato un meccanismo protettivo che ci impedisce di disperare costantemente sul dispiegarsi della tragedia climatica.

È difficile mantenere la speranza quando si affrontano tali avversità, ma vedo tanta forza e resilienza nelle persone – che non sono solo ottimiste, ma che agiscono pure – che non dispero. E’ questa speranza che spinge avanti l’azione per il clima e continuerà a farlo.

Prendere quella disperazione e batterla e trasformarla in speranza è un atto di coraggio in sé: un atto di resistenza che ci dà la forza per superare quel che dobbiamo. Questa è una cosa che continua a ispirarmi per le comunità che vivono veramente in prima linea nel cambiamento climatico.

Questa settimana, a Incheon, in Corea, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’Onu  illustrerà cosa si deve fare per raggiungere gli obiettivi di Parigi e quali saranno le terribili conseguenze di un fallimento.

Sarò lì, piena di speranza per il cambiamento che è possibile. La mia speranza viene dalle storie di persone che stanno combattendo per affrontare il cambiamento climatico.

La mia casella di posta elettronica è piena di storie degli uffici di Greenpeace in tutto il mondo: le nonne in Svizzera che hanno fatto causa al governo per i cambiamenti climatici, i 12 giovani palestinesi, siriani e libanesi che hanno costruito pannelli solari con una cooperativa femminile nel Sud del Libano , la comunità turca che ha bloccato il taglio degli ulivi per fermare una centrale a carbone, o il popolo che in Germania continua a partecipare alle passeggiate attraverso la foresta di Hambach per dimostrare che viene abbattuta per estrarre il carbone.

Oltre a Greenpeace, mi ispiro anche alla   ragazza svedese che boicotta la scuola fino a quando i politici non agiscono sul cambiamento climatico e agli studenti di Our Children’s Trust che fanno causa al governo degli Stati Uniti.

Ognuna di queste storie mi dà speranza. Dietro ognuno di loro c’è una persona con tenacia, impegno e spinta a cambiare il mondo. Sono persone disposte a difendersi da ciò che è sbagliato. Queste sono persone preparate a fare ciò che è giusto e a guidarci sia con i cuori che con le teste.

In questo momento di crisi, dobbiamo far sapere alla gente che non sono è sola: il potere delle persone è inarrestabile e c’è speranza. Il nostro futuro non è ancora stato scritto e, mentre l’IPCC si riunisce, esorto tutti noi a riflettere su dove siamo e su cosa ci spinge ad agire. E poi, insieme, andremo ancora di più avanti.

di Jennifer Morgan

direttrice esecutiva internazionale di Greenpeace International