Il premier delle Samoa: «I leader mondiali che negano il cambiamento climatico dovrebbero andare in un ospedale psichiatrico»

Tuilaepa Sailele attacca i governi di Usa, Australia, India e Cina: sono i colpevoli e non prendono sul serio il problema

[5 settembre 2018]

Durante la sua recente visita a Sydney, il primo ministro delle Isole Samoa, Tuilaepa Aiono Sailele Malielegaoi, ha detto che il cambiamento climatico è una  «Minaccia esistenziale per tutta la nostra famiglia del Pacifico» e ha aggiunto che «Qualsiasi leader mondiale che negasse l’esistenza del cambiamento climatico dovrebbe essere portato in un ospedale psichiatrico».

Il caustico riferimento riguarda in primo luogo il Presidente statunitense Donald Trump  ma anche il nuovo premier l’australiano Scott Morrison che ha sostituito da pochi giorni  il suo predecessore Malcolm Turnbull  grazie all’appoggio dell’ala destra del partito liberaldemocratico, dichiaratamente negazionista climatica, che vuole seguire Trump nell’abbandonare l’Accordo di Parigi, a cominciare dal non rispetto degli impegni presi dall’Australia di tagliare le sue emissioni di gas serra. Un’uscita già annunciata dal nuovo ministro degli esteri australiano, Marisa Payne, e che il Partito laburista  ha condannato come «un insulto ai nostri vicini» e «un serio errore strategico».

Ma Sailele – premier di un piccolo Paese da sempre alleato (e dipendente dagli aiuti) di Usa e Australia – ha accusato anche altri giganti come India e  Cina che, insieme agli Usa, sono «i tre Paesi che sono responsabile di tutto questo disastro». Anche se da quello che ha detto subito dopo si capisce che ce l’ha soprattutto con Trump: «Qualunque leader di quei Paesi che crede che non ci siano cambiamenti climatici penso che dovrebbe essere portato al confino mentale, è assolutamente stupido e dico la stessa cosa per ogni leader qui che dice che non ci sono cambiamenti climatici».

Il premier samoano è intervenuto al Lowy Institute, alla vigilia del Pacific Islands Forum in corso a Nauru e si è mostrato chiaramente molto preoccupato per il possibile disimpegno australiano per ridurre al minimo l’impatto dei cambiamenti climatici, che ha definito «la più grande minaccia al sostentamento , alla sicurezza e al benessere dei popoli del Pacifico» aggiungendo che «Samoa e altre isole del Pacifico stanno già  avvertendo gli effetti  del riscaldamento globale. Diverse isole minori della regione sono state inghiottite [dall’oceano] negli ultimi anni a causa dell’innalzamento del livello del mare».

Rivolto ai conservatori australiani e ai loro alleati nazionalisti al governo a Melbourne, il premier delle Samoa ha ricordato che «Mentre i cambiamenti climatici possono essere considerati una minaccia a insorgenza lenta da parte di alcuni nella nostra regione, i suoi effetti negativi sono già avvertiti dai popoli e dalle  comunità delle isole del Pacifico. E’ necessaria un’ambizione maggiore per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi e i paesi delle isole del Pacifico continuano a sollecitare un’azione più rapida da parte di tutti i Paesi».

Sailele ha ribadito che «Affrontare il cambiamento climatico richiede coraggio politico da parte dei leader. Conosciamo tutti il ​​problema, ne conosciamo tutti le cause, conosciamo tutti le soluzioni. C’è bisogno solo di un po’ di coraggio politico, un po’ di fegato politico per uscire e dire alla gente del tuo Paese: “Fai questo, questo, questo, o avremo la certezza di un qualche disastro».

Saliele ha anche toccato un altro tema scottante: quello della crescente influenza della Cina nel Pacifico, mettendo in guardia sul fatto che «La regione è diventata uno spazio sempre più contestato. Le grandi potenze stanno perseguendo ostinatamente strategie per ampliare ed estendere la loro influenza, inculcando un esteso senso di insicurezza».