Iraq, non c’è più acqua: il governo vuole importarla dai Paesi confinanti

E i pasdaran iraniani accusano Israele di dirottare le nuvole per non far piovere e nevicare

[16 luglio 2018]

Ormai in Iraq, soprattutto nel sud del Paese, la carenzadi acqua è cronica, mentre la popolazione ne richiede e consuma sempre di più, e il governo di Bagdad ha annunciato che a breve potrebbe importarla da altre nazioni dell’area mediorientale, che è già la regione del mondo a maggior rischio di stress idrico.

Il primo ministro irakeno Haider al-Abadi ha ordinato che Bassora, venga rifornita con camion cisterna, per assicurare il rifornimento di acqua potabile alla la metropoli del sud del Paese e alla sua popolazione ormai in costante in emergenza idrica. Poi in Iraq dovrebbero approdare le navi cisterna, provenienti da diversi porti della regione, per rimpinguare le riserve idriche irakene ridotte ai minimi storici.  Pars Today, l’agenzia di stampa iraniana ben introdotta nel governo irakeno a maggioranza sciita scrive che «Alcune agenzie specializzate sotto il controllo ministeriale garantiranno, con cadenza periodica, acqua potabile alle zone residenziali».

Cambiamenti climatici, guerre, dighe sul Tigri e l’Eufrate hanno disseccato la Mezzaluna fertile della Mesopotamia e i fiumi e i canali pieni di acqua e le paludi rigogliose dove abbondavano pesci e uccelli sono ormai un ricordo del passato.

Recentemente, l’Iraq ha registrato un forte calo del livello del Tigri a Mosul e a Baghdad ed è scattato l’allarme per un’imminente di siccità. Già a febbraio il governo irakeno aveva chiesto a Turchia e Siria di aprire in parte le dighe sul Tigri e l’Eufrate per alleviare la sete dell’Iraq. Il vero problema sono le dighe idroelettriche e i progetti di centrali energetiche turche che assorbiranno enormi volumi di acqua da fiumi che ne ricevono sempre meno.

Nei giorni scorsi, il portavoce del ministero dell’agricoltura irakeno,  Hamid al-Nayef, ha confermato che Bagdad ha ufficialmente avanzato una richiesta a Damasco e Ankara perché rilascino parte delle loro riserve di acqua e ha evidenziato che «I due Paesi non hanno rispettato gli impegni e i meccanismi sottoscritti in tema di condivisione delle risorse idriche. Ciò è avvenuto per molte ragioni, inclusa la costruzione di dighe».

Il problema è c he le dighe turche e siriane rischiano di non riempirsi nemmeno perché c’è stata anche una consistente diminuzione delle piogge. Il ministro per le risorse idriche dell’Iraq, Hassan al-Janabi. Ricorda che «Finora, il governo irakeno è riuscito a fornire acqua solo al 75% delle terre destinate alla coltivazione. Tutte le regioni dell’Iraq devono fronteggiare il pericolo di mancanza di acqua».

Proprio al controllo delle dighe puntava l’ormai sconfitto Stato Islamico/Daesh, ma il recupero di sovranità di irakeni e siriani sul loro territorio non sembra risolvere un problema sempre più preoccupante e che riguarda diversi Paesi del Medio Oriente, arrivando ad accuse fantascientifiche: a inizio luglio il generale di brigata dei Pasdaran iraniani, Gholam Reza Jalali,  aveva detto che «Si sospetta che un’interferenza straniera (cioè Israele, ndr) e abbia svolto un ruolo nel cambiamento climatico. Alcuni centri scientifici del Paese hanno portato avanti uno studio su questo argomento e i loro risultati sono confermati. Israele e un altro Paese della regione hanno delle team congiunti che sono in grado di bloccare l’acqua piovana delle nuvole che entrano nel cielo iraniano». Il generale ha anche citato anche uno studio quadriennale che «Dimostra come sopra i 2.200 metri d’altezza tutte le zone di montagna tra l’Afghanistan e il Mediterraneo siano coperte di neve, mentre in Iran no».

Se è vero che nella fascia di confine tra Iraq e Iran il problema siccità è particolarmente devastante, Ahad Vazife, il direttore dell’istituto nazionale di meteorologia iraniano, ha però subito smentito Jalali: «Ha probabilmente dei documenti a riguardo del quale non sono a conoscenza ma, basandosi sulla meteorologia non è possibile che un Paese dirotti la neve o le nuvole. L’Iran soffre di una siccità prolungata, ma questa è una tendenza globale. Sollevare questi sospetti non risolve nessun problema, anzi ci impedirà di risolvere la situazione e trovare le giuste soluzioni».

E i problemi anche in Iran non mancano, sono state sedate le rivolte per l’acqua scoppiate  a Khorramshahr e Abadanm, nelle provincia occidentale del Khouzistan e il governo iraniano e i Pasdaran hanno rifornito di acqua i due centri abitati, Ma Alex Vatanka, un esperto di problemi iraniani del Middle East Institute, avverte che «Queste proteste sono “una reazione a anni di cattiva gestione. Siccità, penuria di acqua potabile e inquinamento elevato stanno esasperando la situazione in questa zona agricola a maggioranza araba». Ali Fathollah-Nejad, ricercatore del Brookings Doha Center, conferma: «La regione è svantaggiata sul piano socio-economico rispetto a quelle abitate da iraniani persiani. Il contesto nazionale è in fermento in questi ultimi mesi. Ci sono molte manifestazioni sporadiche, ma non sono tutte collegate tra di loro. Si protesta contro la corruzione e l’agenda del regime».

Ma i Guardiani della rivoluzione – che controllano le infrastrutture elettriche e idrauliche nella regione – dopo essere intervenuti duramente contro i manifestanti, facendo anche delle vittime, hanno tamponato la situazione facendo arrivare camion cisterna Khorramshahr e Abadanm e poi hanno promesso una risposta rapida per calmare la situazione, che ora sembra tranquilla. Fathollah-Nejad però avverte: «Queste manifestazioni non sono nuove, ma la repressione va a creare ancora più frustrazione, e allo stesso tempo porta a una radicalizzazione. La vera minaccia all’amministrazione viene dalla crisi economica e dal modo in cui questa è strumentalizzata dalle opposizioni»