La crescita dalle emissioni di metano accelera dal 2007. Molto forte dal 2014

Per restare sotto i 2° C, non bisogna contentarsi di limitare le emissioni di CO2, bisogna anche ridurre quelle di metano

[13 dicembre 2016]

Un team di ricercatori internazionale del Global Carbon Project, guidato dai francesi del Laboratoire des sciences du climat et de l’environnement (Lsce) ha pubblicato un bilancio completo delle fonti e dei pozzi  di metano (CH4). Secondo questo studio, pubblicato congiuntamente su Earth System Science (“The Global Methane Budget 2000‐2012”),e Data et Environmental Research Letters (“The growing role of methane in anthropogenic climate change”),  «Le emissioni antropiche di metano rappresentano attualmente circa il 60% delle emissioni planetarie». Il rapporto evidenzia anche che «Nessuno degli scenari del quinto rapporto Ipcc [ntergovernmental panel on climate change] riproduce l’evoluzione recente osservata delle concentrazioni di metano».

Secondo il team di ricercatori francesi, statunitensi e australiani, «Questi risultati permetteranno di valutare meglio il contributo del metano all’effetto serra a al cambiamento climatico». La durata della vita del metano nell’atmosfera è più breve di quella della CO2 ma, su un orizzonte temporale di 100 anni, l’effetto serra esercitato dal metano è 28 volte più elevato di quello della CO2.

Al Lsce spiegano che «Il metano è il terzo gas serra dell’atmosfera dopo il vapore acqueo e il biossido ci carbonio (CO2). L’aumento molto rapido delle sue emissioni e delle concentrazioni che ne risultano deve essere tenuto di conto meglio negli scenari dell’evoluzione del clima.  Dopo un periodo di stabilizzazione all’inizio degli anni 2000, dal 2007 un nuovo aumento delle concentrazioni di metano e stato osservato dalle reti di rilevazione internazionali, con una forte accelerazione dal 2014».

Lo studio rivela anche quali sono le diverse fonti delle emissioni di metano:

Emissioni naturali: Le diverse fonti naturali di metano (zone inondate, laghi, dighe, termiti, fonti geologiche, idrati, ecc.) sono probabilmente sovrastimate.

Emissioni antropiche, al di fuori delle emissioni dei combustibili fossili: Le attività umane  contribuiscono per circa il 60% delle emissioni di metano nell’atmosfera, con un predominio (36%) delle attività legate all’agricoltura (ruminanti e coltivazione di riso) e al trattamento dei rifiuti (solidi e liquidi).

Emissioni fossili: Il degassamento del metano (formatosi più di 50.000 anni fa) potrebbe rappresentare fino al 30% delle emissioni totali (benché questo risultato sia ancora in discussione) con la seguente ripartizione: 21% dovuto allo sfruttamento del carbone, del petrolio e del gas e il 9% di origine naturale (degassamento geologico).

Le cause che possono spiegare le variazioni delle concentrazioni del metano e questo brusco aumento  dal 2007 in poi non sono Ancora ben comprese. Secondo Philippe Bousquet, professore all’università di Versailles Saint Quentin en Yvelines e coautore dello studio per il Lsce, «Può darsi che questo aumento sia il risultato di un aumento delle emissioni di metano legate all’agricoltura. Però, per il momento,  non può essere escluso un aumento delle emissioni legate allo sfruttamento delle energie fossili. Gli scenari delle emissioni studiati dai climatologi nelle simulazioni al computer del clima futuro, in particolare per l’obiettivo di restare sotto la barra dei 2 gradi di riscaldamento climatico globale, devono tener conto  delle emissioni di metano. Secondo il nostro studio, l’attuale evoluzione delle concentrazioni di metano atmosferico non è riprodotta in nessun scenario climatico immaginato dal rapporto Ipcc: tre sono troppo ottimistici e l’ultimo è un po’ troppo pessimistico. Sarà quindi utile rivedere questi scenari per il prossimo rapporto Ipccc»

La coordinatrice dello studio, Marielle Saunois, conclude: «Questo bilancio espone l’insieme delle attuali conoscenze  su ciascuna delle fonti del metano, dalla più grande (le zone umide) alla più piccola (come gli idrati). Ha richiesto il contributo di più di 70 collaboratori, il che è raro ma necessario per poter trattare completamente il bilancio del metano, bisogna integrare un gran numero di specialisti scientifici, data la grande varietà delle fonti di emissioni continuare il lavoro di quantificazione del bilancio mondiale dl metano, con degli aggiornamenti  regolari, come per il biossido di carbonio, perché la diminuzione delle emissioni di metano può avere un rapido beneficio per il clima. Se vogliamo restare sotto l’asticella dei 2° C, non bisogna contentarsi di limitare le emissioni di biossido di carbonio, bisogna anche ridurre quelle di metano».