Ai Lincei accademie di tutto il mondo unite

Mai più un disastro come l’alluvione di Firenze. Firmata la Carta di Roma per la resilienza

Le risorse del patrimonio culturale sono letteralmente insostituibili, ma sempre più a rischio per disastri naturali

[14 ottobre 2016]

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«Cinquant’anni fa una tragedia ha scioccato il mondo: la città di Firenze, uno dei gioielli più preziosi ereditati dalla comunità internazionale, è stato devastato da un grave alluvione che ha prodotto numerose  vittime e la perdita o il deterioramento di molte opere d’arte. La valutazione di un Comitato internazionale indipendente ha accertato che, ad oggi, è stata intrapresa un’azione insufficiente per ridurre il rischio di un evento analogo che potrebbe portare a una tragedia simile».

È con questa premessa, e dall’eredità lasciata dall’alluvione del 1966 che devastò Firenze, che nasce la Carta di Roma: un documento elaborato dalla Iap (InterAcademy partnership) e firmato ieri all’Accademia dei Lincei. Storici dell’arte, ingegneri, geologi, giuristi, economisti provenienti da oltre 100 atenei e accademie del mondo si sono riuniti a Roma con l’obiettivo di «impegnarsi in una campagna attiva volta ad aumentare nei governi la consapevolezza della necessità di maggiore attenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale nelle nostre città d’arte».

La Carta di Roma rappresenta il primo atto concreto in questo percorso, riconoscendo che «il patrimonio culturale è sempre più a rischio per disastri naturali causati dai cambiamenti climatici e ambientali». D’altronde i beni culturali come le risorse ambientali «richiedono una gestione attenta delle generazioni presenti, al fine di preservare i diritti delle generazioni future di beneficiare di loro», ovvero per mantenere vivo quel principio di equità intergenerazionale alla base dello sviluppo sostenibile stesso. Un principio che si applica in modo ancor più stringente alle risorse del patrimonio culturale, in quanto «assolutamente unici e non sostituibili» una volta persi o danneggiati. Ecco perché «i governi devono riconoscere pienamente la loro natura fondamentalmente insostituibile, così come gli enormi impatti economici delle loro perdite e danni».

All’interno della Carta di Roma – la cui parte socio-economica è stata curata dall’economista Massimiliano Mazzanti, firma del think tank di greenreport, Ecoquadro – si sancisce l’impegno delle accademie firmatarie per la loro tutela, realizzando un forum permanente per discutere e proporre  gli strumenti e le strategie necessari per la difesa del patrimonio culturale.

Nel documento si sottolinea dunque la responsabilità dei governi come della comunità internazionale: la vulnerabilità delle opere d’arte può e deve essere ridotta attraverso interventi pubblici di prevenzione, sia con una accurata gestione degli eventi catastrofici: alluvioni, uragani, eruzioni vulcaniche, tsunami. La parola d’ordine è resilienza.

Per garantire la migliore tutela, la Carta si fa promotrice di uno status speciale da conferire alle città d’arte, che possa apportare un adeguato livello di protezione e assicurare sorveglianza e monitoraggio, supportati da attività di ricerca scientifica nei vari settori collegati alla protezione del patrimonio culturale. Le città d’arte sono i principali contenitori di beni culturali, e rappresentano un tesoro di inestimabile pregio. Dobbiamo difenderle, per difendere la nostra umanità.