Non stabiliremo colonie autosufficienti nello spazio per almeno 100 anni

Stephen Hawking: l’umanità rischia un “autogoal” letale

Tre rischi: guerra nucleare, riscaldamento globale e virus Ogm

[19 gennaio 2016]

Stephen Hawking

Il 26 gennaio e il 2 febbraio BBC World Service  trasmetterà le Reith Lectures con il professor Stephen Hawking e BBC News online ha pubblicato un estratto del testo delle risposte date da Hawking’ al pubblico durante la trasmissione che affrontava il mistero dei buchi neri.

Il famosissimo scienziato individua tre rischi principali per il futuro dell’umanità: guerra nucleare, riscaldamento globale e virus geneticamente ingegnerizzati e dice che ulteriori progressi scientifici e tecnologici potrebbero anche «Nuovi modi per far peggiorare le cose». Insomma, gli esseri umani rischiano un “autogoal” letale

Hawking  ritiene possibile che l’umanità alla fine stabilirà colonie su altri mondi e sarà in grado di sopravvivere e spiega: «Anche se la probabilità di un disastro per il pianeta Terra in un dato anno può essere molto basso, si accumula nel corso del tempo, e diventa una quasi certezza nei prossimi mille o diecimila anni. A quel punto, potremmo esserci diffusi nello spazio e fino ad altre stelle, così un disastro sulla Terra non significherebbe la fine della razza umana. Tuttavia, non stabiliremo colonie autosufficienti nello spazio per anni, almeno nei prossimi cento anni, quindi dobbiamo stare molto attenti in questo periodo».

David Shukman, lo science editor della BBC che ha accompagnato Hawking  nelle Reith Lectures, sottolinea: «E’ ironico che una figura di primo piano nel campo della scienza identifichi il progresso scientifico come la principale fonte di nuove minacce».

Tempo fa, Hawking  aveva già evidenziato i i potenziali rischi che una intelligenza artificiale diventi abbastanza potente da provocare l’estinzione della razza umana, ma è convinto che gli uomini saranno in grado di rispondere alle minacce create da loro stessi: «Non abbiamo intenzione di smettere di progredire, o di tornare indietro, quindi dobbiamo riconoscere i pericoli e controllarli. Io sono un ottimista, e credo che possiamo farlo».

Shukman ha chiesto al professore dei consigli per i giovani scienziati e Hawking ha detto che «Dovrebbero mantenere il senso della meraviglia per il nostro vasto  e complesso universo. Dal mio punto di vista, è stato un tempo glorioso di essere vivi e fare ricerca nella fisica teorica. Non c’è nulla come l’attimo Eureka, di scoprire qualcosa che nessuno sapeva prima». Ma ha aggiunto che «Le future generazioni di ricercatori devono essere consapevoli di come il progresso scientifico e tecnologico sta cambiando il mondo, e aiutare il grande pubblico a capirlo. E’ importante fare in modo che questi cambiamenti vadano nella giusta direzione. In una società democratica, questo significa che tutti devono avere una conoscenza di base della scienza per prendere decisioni consapevoli per il futuro. Allora, bisogna  comunicare chiaramente ciò che si sta cercando di fare nel campo della scienza, e chissà, si potrebbe anche finire per capirlo da soli».

Da quando gli stata diagnosticata la sua malattia, la determinazione di Hawking nel  superare le immense difficoltà fisiche della sua disabilità è stata fonte di ammirazione in tutto il mondo e sua figlia Lucy, giornalista e scrittrice, che ha scritto insieme al padre  libri di scienza per bambini, ha spiegato alla BBC quali immense risorse abbia questo magnifico scienziato ed essere umano: «Penso che sia enormemente testardo e abbia un invidiabilissimo desiderio di andare avanti e la capacità di evocare tutte le sue riserve, tutte le sue energie, tutta la sua attenzione mentale, e di indirizzarle sull’obiettivo di continuare ad andare avanti. Ma non solo di andare avanti ai fini della sopravvivenza, ma di trascenderla, producendo un  lavoro straordinario, scrivendo libri, dando lezioni, ispirando altre persone con malattie neurodegenerative e altre disabilità ed essendo un padre di famiglia, un amico e un collega di così tante persone e tenendo il passo dei suoi amici di tutto il mondo».