Vivere nell’Antropocene. Il compito della scienza nella “Age of Humans”

[7 ottobre 2014]

Gli esseri umani continuano a trasformare il pianeta ad un ritmo sempre più rapido, la situazione sta diventando sempre più critica per le specie selvatiche e per la stessa salvaguardia della civiltà umana, per  la necessità di informare e di incoraggiare un cambiamento di paradigma ormai urgentissimo. In occasione del simposio “Living in the Anthropocene: Prospects for Climate, Economics, Health, and Security” che si terrà il 9 ottobre, una delle più grandi istituzioni scientifiche mondiali, la Smithsonian Institution  ha rilasciato una dichiarazione sul cambiamento climatico.

Molti scienziati ritengono che siamo entrati in una nuova era, l’Antropocene, un termine coniato negli anni ‘80 da Eugene F. Stoermer, uno studioso di diatomee, ma reso popolare nel 2000 dal chimico atmosferico e premio Nobel Paul Crutzen. Antropocene deriva dalle parole greche  anthrop  per uomo e cene per individuare l’epoca attuale o nuova. Diversamente dall’Olocene, iniziato alla fine dell’ultima glaciazione circa 12.000 anni fa, l’Antropocene non ha una data di inizio ufficiale. Ma adottando il termine, la Smithsonian ha recentemente organizzato l’iniziativa “Living in the Anthropocene”, secondo John Kress, sottosegretario per la scienza alla Smithsonian, è stata utile per  «espandere il cambiamento climatico al di fuori del proprio scienza ed utilizzare  le risorse della Smithsonian per guardare ciò che altri studiosi e professionisti stanno facendo in varie aree per quanto riguarda il cambiamento climatico».

Per le economie che vogliono  crescere e prosperare, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, è fondamentale affrontare il cambiamento climatico. Nel 2013 la Banca Mondiale ha cambiato il suo  business model per raggiungere l’obiettivo di eradicare la povertà entro il 2030, ed ha nominato inviata speciale per il cambiamento climatico la sua vicepresidente Rachel Kyte che sottolinea «Il cambiamento climatico sta già avendo un impatto sui nostri obiettivi a causa degli eventi meteorologici estremi. Se un Paese è vulnerabile agli eventi meteorologici, uno di quegli eventi può spazzare via decenni di sviluppo in pochi minuti o ore. Abbiamo visto Paesi e regioni perdere  ovunque da 2 al 200% del loro Pil. In quasi ogni aspetto della nostra economia, il cambiamento climatico sta cominciando a mordere, il che significa che dobbiamo sostenere il nostro adattamento climatico  e costruire un piano di resilienza per un futuro sempre più incerto».

La Keyte sarà relatrice al convegno della Smithsonian insieme all’ammiraglio Thad Allen, che ha diretto  le operazioni di soccorso e ripristino dell’uragano Katrina e poi è stato coordinatore nazionale federale per gli interventi sulla marea nera della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, che concorda sul fatto che ci  deve essere resilienza, anche se sottolinea un concetto basilare, che però potrebbe esporsi anche a delle critiche di metodo e merito: «Ho sempre detto alla gente che i primi a rispondere  in qualsiasi disastro naturale siete voi, il secondo a rispondere è il tuo vicino di casa. Quanto più si diventa resilenti,  meno richieste si caricano sui servizi della comunità e più ci si può aiutare a vicenda per creare una comunità resiliente». La resilienza, infatti, è cosa buona, giusta e necessaria, ma di fronte a disastri non naturali soprattutto, i primi a rispondere devono essere i responsabili del disastri stesso.

L’iniziativa della Smithsonian esaminerà anche gli effetti sulla salute dei cambiamenti ambientali e climatici, compresi decessi, malattie e traumi ed un altro dei relatori,  George Luber, direttore climate change alla  Division of Environmental Hazards and Health Effects al National Center for Environmental Health, Centers for Disease Control and Prevention, sottolinea: «Abbiamo gli effetti diretti di eventi come uragani, che hanno conseguenze sia immediate che durature per la salute, ma poi abbiamo anche effetti sulla salute che vengono con il cambiamento dell’ecologia. Ci sono agenti patogeni come la malattia di Lyme o la febbre dengue che sono sensibili agli agenti atmosferici e  il loro ambiente può espandersi o spostarsi».

Comprendere questi sistemi complessi richiede modelli computazionali in grado di fare previsioni e rivelare attività in atto sia a piccola che a grane scala ed un altro protagonista del simposio Smithsonian, James J. Hack, direttore del National Center for Computational Science all’Oak Ridge National Laboratory, anticipa: «Più miglioreremo computational foundations e facilities per aiutare gli scienziati, più inizieremo a fare progressi per valutare più formalmente le incertezze che si trovano nel processo di sviluppo dei modelli. Anche piccole incertezze nei dati potrebbero avere un impatto di trilioni di dollari e minare la fiducia nella modeling community».

Mentre la lotta per capire e affrontare il cambiamento globale continua, è necessaria una unità di sforzi di tutte le discipline scientifiche per capire meglio le sfide che ha di fronte l’umanità e trovare le soluzioni. L’ammiraglio Allen conclude: «Penso che la sfida sia quella di capire la complessità del mondo in cui viviamo e l’interazione tra tecnologia, esseri umani ed ambiente naturale e cercare di pensare a nuovi modi per costruire in resilienza, non solo dal lato umano del pianeta, ma anche dal  lato naturale».

Smithsonian Statement on Climate Change

Il rapido e prolungato cambiamento climatico è un argomento di crescente preoccupazione mentre il mondo guarda al futuro. Scienziati, ingegneri e progettisti stanno cercando di capire l’impatto dei nuovi modelli climatici, lavorando per preparare le nostre città contro i pericoli crescenti di tempeste e anticipando minacce per il nostro approvvigionamento di cibo ed acqua e la sicurezza nazionale. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato che il clima globale si sta riscaldando a causa di crescenti livelli di gas serra nell’atmosfera generati dalle attività umane. C’è il bisogno pressante di informazioni che permettano  di migliorare la nostra comprensione delle tendenze climatiche, determinare le cause dei cambiamenti che stanno avvenendo e di diminuire i rischi per gli esseri umani e la natura.

Il cambiamento climatico non è una novità per la Smithsonian, i nostri studiosi analizzano gli effetti dei cambiamenti climatici sui sistemi naturali da oltre 160 anni. Guardiamo ai processi avvenuti milioni di anni fa, insieme agli sviluppi odierni in atto nel sistema climatico.

La Smithsonian risponde al cambiamento climatico in quattro modi: aumentando la conoscenza dell’ambiente umano e naturale attraverso la ricerca; mettendo i nostri risultati a disposizione del pubblico; proteggendo la risorsa principale dell’Istituzione, le collezioni nazionali; ed operando nelle nostre strutture e nei nostri  programmi in modo sostenibile.

La ricerca è alla base di tutto ciò che facciamo. Gli studiosi utilizzano le collezioni senza pari della Smithsonian di oltre 138 milioni di oggetti ed esemplari, insieme alla nostra rete globale di stazioni di monitoraggio marine e terrestri, per esaminare i cambiamenti climatici attraverso diverse lenti. I ricercatori della Smithsonian utilizzano sensori su satelliti e basati al suolo per studiare la composizione e il cambiamento  di aria, acqua e suolo. Studiano la storia del clima nei siti geologici e archeologici sul campo in tutto il mondo. Infine, eccellono negli studi di riferimento condotti nel corso di decenni, che sono riconosciuti come essenziali per il monitoraggio degli effetti a lungo termine dei cambiamenti climatici.

Nel corso dei loro diversi studi, i 500 scienziati dello Smithsonian al lavoro in tutto il mondo vedono ogni giorno l’impatto di un pianeta che si surriscalda. Un esempio della nostra indagine include gli antropologi che imparano dai popoli nativi dell’Alaska, che vedono il riscaldamento come una minaccia alla cultura vecchia  4.000; biologi marini che monitorano gli impatti del cambiamento climatico sui delicati coralli nelle acque tropicali; gli ecologisti costieri che indagano sul cambiamento climatico che per in molti modi sta interessando la baia di Chesapeake.

La disseminazione delle conoscenze acquisite attraverso la ricerca è una responsabilità pubblica della Smithsonian. I nostri scienziati comunicano continuamente con la comunità scientifica attraverso pubblicazioni e interazioni accademiche. Allo stesso tempo, la combinazione unica di musei dello Smithsonian e produzione di interconnessa di mostre itineranti, pubblicazioni, media e strumenti Web-based forniscono le piattaforme per raggiungere centinaia di milioni di persone ogni anno in tutto il mondo. Il nostro obiettivo è quello di spiegare in termini chiari ed obiettivi, le cause e gli effetti del cambiamento climatico, come documentato nella nostra ricerca e nelle ricerche dei nostri colleghi.

Lo Smithsonian ha assemblato collezioni di campioni scientifici non superate in nessun’altra parte del mondo. Queste raccolte forniscono a scienziati, studiosi ed opinione pubblica la preziosa documentazione delle culture e della biodiversità globale. Gli eventi meteorologici estremi, l’innalzamento dei mari e le tempeste pongono minacce significative ai musei ed ai centri di ricerca che ospitano queste collezioni, molti dei quali si trova su territori pianeggianti. Il notro compito è quello di proteggere, ora e lontano nel futuro, questa risorsa insostituibile dagli impatti del cambiamento climatico e da altri pericoli.

Siamo sempre impegnati a operare in modo da ridurre al minimo l’impronta ambientale della Smithsonian, in modo da soddisfare gli obiettivi istituzionali per ridurre l’utilizzo di acqua potabile e di combustibili fossili, ridurre le emissioni dirette e indirette di gas serra ed aumentare l’uso di energia rinnovabile. Il National Museum of African American History and Culture, progettato per ottenere il LEED Gold rating,  è avviato a diventare ancora di più il museo Smithsonian più “verde” e il nuovo edificio del Mathias Laboratory costruito presso lo Smithsonian Environmental Research Center è sulla buona strada per ricevere la certificazione LEED Platinum.

La Smithsonian continuerà, come ha fatto per più di un secolo e mezzo, a produrre informazioni scientifiche di base sul cambiamento climatico e ad esplorare il significato culturale e storico di questi cambiamenti. L’urgenza del cambiamento climatico richiede che sosteniamo ed ampliamo i nostri sforzi per aumentare la conoscenza pubblica e che ispiriamo gli altri attraverso l’educazione e l’esempio. Viviamo in quello che è stato chiamato Antropocene, o “The Age of Humans.” La  Smithsonian è impegnata ad aiutare la nostra società a prendere le scelte sagge necessarie per garantire che le generazioni future ereditino un mondo variegato che sostenga i nostri ambienti naturali e le nostre culture per i secoli a venire.