Continua il nostro percorso all'interno dell'economia della felicità, con la guida di Luciano Canova

Adam Smith e l’economia: alle origini di un fraintendimento

[23 settembre 2013]

Nel 1976, George Stigler, economista della scuola di Chicago e alfiere del pensiero neo-liberale, introdusse il banchetto organizzato in occasione del bicentenario dalla pubblicazione de La Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith con queste parole: «Vi porto i saluti di Adam Smith, che è vivo e vegeto e abita a Chicago». Questa semplice battuta segnò, per i decenni a seguire, un fraintendimento, se vogliamo, del pensiero di chi è giustamente considerato il padre dell’economia politica moderna. Nel quartier generale dell’ortodossia neoclassica, infatti, benedetta dall’auctoritas per eccellenza, fu avallata un’interpretazione che noi definiremo ideologica dell’autore de La Ricchezza delle Nazioni. Per decenni, i corsi di microeconomia si sono fondati e si fondano sull’unica citazione che quasi ogni studente alle prime armi con l’economia conosce dell’economista scozzese:

«Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro interesse personale».

La citazione è utilizzata come fondamento dell’idea di un’economia di mercato in grado di autoregolarsi. L’eterogenesi dei fini si serve dell’interesse individuale come di una molla capace da sola di determinare l’aumento della ricchezza e, insieme, il benessere della collettività. Quest’unica frase, diventata il mantra del pensiero neo-liberista, ha ispirato le politiche economiche degli anni ’80, dalla Thatcher in Inghilterra a Reagan negli USA.

Tali politiche, basate sull’idea che unico compito dello stato, paradossalmente, sia di fare di tutto per rendersi inutile e per rimuovere ogni ostacolo alla libera concorrenza, possono essere sintetizzate nel celebre motto della Lady di Ferro: «No such thing as society» (da un’intervista rilasciata nel 1987).
In questo breve scritto, cercheremo di misurare lo iato tra l’ultima affermazione e il pensiero, problematico e articolato, di Adam Smith, restituendogli quella complessità che, inevitabilmente ridotta a slogan, ha trasformato un intellettuale poliedrico in un idolo totemico.

Innanzitutto, Smith va collocato nel suo tempo e nel suo contesto. Egli viveva a metà del ‘700 e viene da molti considerato uno degli ispiratori degli ideali che, sul finire del secolo, portarono poi alla rivoluzione francese.

Com’è possibile, verrebbe innanzitutto da chiedere, che un whig (un progressista del tempo) venga oggi arruolato tra le schiere dei tories (i conservatori)? Già questa è una domanda che merita qualche riflessione.
Inoltre, va restituita al pensiero di Smith quella dignità di filosofo che, nel tempo, è stata accantonata a favore dell’economista. Smith insegnò all’Università di Glasgow filosofia morale; abbandonata l’accademia per seguire un duca nei suoi viaggi europei e fargli da tutore, cominciò a occuparsi di questioni economiche, come dice lui, “per passare il tempo”.

È in questo contesto che, in circa dieci anni, tra il 1764 e il 1776, il pensatore elaborò La Ricchezza delle Nazioni, con una gestazione ragionata frutto, anche, dei suoi incontri con Voltaire e con l’economista fisiocratico Quesnay, allora punta di diamante della neonata scienza economica.

Oltre al fatto che Smith lavorò a La Ricchezza delle Nazioni en passant, un’altra evidenza va messa in risalto. Nel 1759 egli diede alle stampe la sua prima pubblicazione, dal titolo significativo: Teoria dei sentimenti morali. È un testo in cui il filosofo scozzese investiga le dinamiche che portano alla nascita delle comunità umane e impernia la sua analisi sul concetto di sympathy (simpatia, condivisione). Ancora una volta, viene da chiedersi se la lettura di uno Smith teorico della ‘mano invisibile’ non sia, forse, un po’ troppo superficiale.

Bibliografia

Bee M. (2011), Economia dei sentimenti: l’essenziale di Adam Smith, Donzelli Editore

Canessa N., Motterlini M. et al. (2011), Learning from other people’s experience: a neuroimaging study of decisional interactive-learning, Neuroimage

Smith A. (1975) [1776], La ricchezza delle nazioni, a cura di T.Biagiotti, Utet, Torino

Smith A. (1984) [1759], Teoria dei Sentimenti Morali, BUR