Ambiente, sviluppo e la sostenibilità come strategia d’impresa

Perché acquisire la certificazione ambientale ISO 14001 e dotarsi di un Sistema di Gestione Ambientale (SGA)

[16 aprile 2015]

Una delle principali sfide, oggi, è quella di favorire nelle imprese lo sviluppo di una consapevolezza maggiore rispetto all’impatto delle attività che esse hanno sull’ambiente, anche in funzione di una seria e precisa crescita sostenibile. A tale riguardo esiste una certificazione ambientale, la ISO 14001, che fornisce una guida per il controllo e la gestione delle “performance” ambientali. Cosa vuol dire questo? In sintesi, con il passare del tempo, anche grazie agli obiettivi indicati dal Protocollo di Kyoto che prevede la riduzione degli impatti di tutte le attività umane sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani, si è resa necessaria la creazione di un sistema efficace, più smart e con una maggiore capacità di far dialogare energia, ambiente e razionalizzazione.

Con il trascorrere degli anni, ad esempio, si è diffusa la convinzione che, per una migliore gestione delle attività umane, la produzione di energia da fonti rinnovabili può essere possibile solo in termini di responsabilità sociale. E come si cala nella società tale visione se non partendo dal mondo dell’impresa? Ogni cosa che abbiamo tra le mani la apprezziamo se ne conosciamo le caratteristiche e le potenzialità, che, diversamente rispetto al passato, non si evincono in una sola direzione ma attraverso la catena che si genera per arrivare, ad esempio, ad un prodotto finito. Oggi una scatola di mais che abbia i requisiti di rispetto dell’ambiente, e non solo segnalati sull’etichetta esterna, vende di più rispetto a quegli stessi prodotti per i quali non sono invece indicati né la provenienza né il rispetto per l’ambiente nei processi produttivi.

Insomma, l’impresa che riservi la dovuta attenzione all’ambiente acquista credibilità e determina da parte dei consumatori una maggiore propensione all’acquisto dei prodotti che hanno caratteristiche di sostenibilità. Ho da tempo parlato di rete in termini energetici o della stupidità delle persone che ancora credono alle fonti fossili per la produzione dell’energia stessa, ma se tutto questo discorso non si lega all’ambiente e alle produzioni industriali il tutto diventa fine a se stesso. Di solito promuovere la sensibilità ambientale vuol dire introdurre nella prassi delle persone la tutela dell’ambiente quale elemento fondante dei comportamenti di ciascuno. Quindi unire ambiente, energia, e sensibilità. Per cercare di legare fra loro questi aspetti ho scelto, anziché frasi ad effetto di eminenti politici, la tesi in Economia di una ragazza, Monica Franceschini (in fotogallery), che rappresenta la voce di tutti i giovani, veri portatori sani di questa necessità.

Il suo lavoro di ricerca, inserito nell’ambito della Responsabilità sociale d’impresa, come lei stessa dice, «ha avuto come obiettivo quello di verificare attraverso l’analisi di casi concreti se la sostenibilità ambientale sia dalle imprese percepita, o meno, come un fattore strategico non solo in termini di immagine ma anche di maggiore competitività. Si è prefisso inoltre di individuare con quali modalità sia comunicato agli stakeholder l’impegno profuso nella salvaguardia dell’ambiente». Attraverso Monica, abbiamo capito che fino ai primi decenni del secolo scorso l’impresa era ritenuta responsabile essenzialmente nei confronti degli azionisti. Negli anni, accanto alla dimensione economica è andata sviluppandosi la consapevolezza circa la necessità di prendere in considerazione la dimensione sociale dell’attività imprenditoriale e, in tempi più recenti, quella ambientale. Nel contempo, sebbene si sia costantemente manifestata la tendenza a definire il problema nei suoi vari aspetti e a determinare concrete azioni da attuare per tradurlo in un reale modo di operare, non è stata ancora delineata una visione univoca del fenomeno sulla quale tutti concordino.

A tale proposito appare opportuno sottolineare che contributi sull’argomento provengono da attori diversi che vedono il fenomeno da prospettive molto differenti: intervengono infatti sulla responsabilità sociale d’impresa docenti universitari, enti di ricerca, imprese, istituzioni come l’Unione Europea, le Nazioni Unite, l’OCSE, organizzazioni di volontariato, giornalisti e vari altri cultori della materia.

Una dimensione su cui dobbiamo fasarci è come il sostenibile possa “allearsi” con il business. A tale proposito, al fine di garantire uno sviluppo durevole della società che soddisfi i bisogni delle generazioni attuali senza precludere a quelle future di soddisfare i propri, appare fondamentale concentrarsi su tematiche che comprendano un approccio preventivo teso a preservare l’integrità dell’ecosistema e definito in funzione sia di criteri ambientali che economici e sociali. Monica ci guida in un percorso storico che, dagli anni ’70, ha visto il susseguirsi di conferenze, a livello europeo e mondiale, la realizzazione di pubblicazioni e la formulazione di programmi internazionali con l’obiettivo di approfondire il concetto di sviluppo sostenibile.

Con il tempo si è diffusa pertanto la consapevolezza dell’interdipendenza tra sistema economico e sistema naturale: è stato così riconosciuto ufficialmente che i problemi ambientali hanno un’influenza diretta sulle condizioni di vita delle popolazioni e, dal momento che hanno una dimensione planetaria, devono essere risolti attraverso la cooperazione internazionale. Siccome le attività produttive hanno un inevitabile impatto sull’ambiente, le imprese assumono di conseguenza un ruolo di fondamentale importanza nell’assicurarne la salvaguardia. Le imprese devono essere socialmente responsabili e connotarsi quindi per una particolare attenzione agli aspetti sociali ed ambientali del business, e per la definizione e l’attuazione di una strategia che contempli gli interessi di tutti i suoi attori principali.

Per esse, dunque, sostenibilità significa adottare oggi politiche decisionali che contemplino al tempo stesso l’efficienza economica, la salvaguardia dell’ambiente e l’attenzione alle ricadute sociali determinate dal normale svolgimento del business. Da questa riflessione nasce il vero messaggio di Monica: la responsabilità sociale, con particolare riferimento alla sfera ambientale, richiede alle imprese di andare oltre la mera ricerca del profitto e di adottare pratiche e modelli di comportamento volti a contribuire al progresso della società e al rispetto dell’ecosistema.

L’impresa di oggi che vuole essere un passo avanti rispetto alle altre, ci dice ancora Monica, può scegliere di acquisire la certificazione ambientale ISO 14001 e dotarsi quindi di un Sistema di Gestione Ambientale (SGA), sottoponendolo a verifica di un ente esterno accreditato. Il SGA permette alle imprese di conseguire importanti obiettivi: individuare un modello di sistema su cui basare l’impegno ambientale dell’impresa, garantire la protezione dell’ambiente in modo trasparente e metodico nello svolgimento del business, conoscere le problematiche ambientali in modo tale da poter intervenire in maniera idonea, favorire uno sviluppo sostenibile, monitorare le prestazioni e assicurare un miglioramento continuo delle stesse, motivare e coinvolgere il personale, supportare il processo di marketing e di comunicazione ambientale all’interno e all’esterno dell’impresa.

Il vero obiettivo è quello di avere un modello organizzativo più efficace e più efficiente. In particolare, un sistema di gestione integrato e certificato, che si serve anche della comunicazione a tappeto e del viral marketing, sarebbe in grado di fornire all’impresa un efficace strumento di governance aziendale: la contestuale considerazione di aspetti ambientali, di sicurezza e di qualità permette infatti di gestire l’azienda secondo una visione olistica del business con garanzia di continuità interna ed esterna e di creazione di valore che essa offre alla collettività nel tempo.

In conclusione, di fronte alla crisi odierna e all’evolversi di nuove soluzioni lavorative, uno strumento efficace in tema di salvaguardia ambientale pare essere proprio, al di là di riferimenti normativi, la volontà di quel l’imprenditore che agendo sugli ambiti aziendali sotto il profilo legislativo, tecnico ed organizzativo, garantisce la continua conformità alla normativa ambientale cogente, la corretta gestione delle risorse, la riduzione degli sprechi, il contenimento dei consumi di materiali e il miglioramento dell’efficienza energetica in un’ottica di miglioramento continuo.

di Marco Santarelli, Direttore Ricerca&Sviluppo, Network – Istituto internazionale di Alti studi per Infrastrutture critiche e Energie del futuro” Associato per enti di ricerca internazionali