I numeri della regione nel rapporto Caritas

Crisi e povertà in Toscana: la fotografia è chiara, ora servono proposte solide

[14 novembre 2013]

Oggi Caritas e Regione Toscana hanno presentato l’edizione 2013 del “Dossier sulle povertà in Toscana” e nell’occasione hanno firmato un accordo che, se da un lato conferma e potenzia l’attività (avviata nel 2003) di rilevazione delle situazioni di disagio realizzata dalla rete dei Centri di Ascolto (riassunta poi attraverso il Dossier), dall’altro ne sviluppa altre, con un’attenzione particolare alle azioni di sensibilizzazione rivolte ai giovani in ambito scolastico e attraverso la promozione di iniziative di volontariato strutturate con specifica attenzione a progetti sperimentali di servizio civile rivolti a gruppi etnici per valorizzarne il loro inserimento.

Il Dossier, come purtroppo previsto, mette in evidenza una situazione di disagio che non accenna a mitigarsi: aumentano le persone che si rivolgono alla rete degli oltre 120 Centri di Ascolto, aumenta la presenza di italiani, aumentano le richieste di cibo e, tra i problemi maggiormente evidenziati, prevalgono quelli legati all’indebitamento, alla mancanza di lavoro e di un posto dove vivere.

In sintesi: le persone ascoltate nel 2012 sono state oltre 27 mila, (2mila in più rispetto al 2011). In aumento il rapporto italiani-stranieri: gli italiani erano poco meno del 21% nel 2008 e il 27,5% nel 2011, adesso sono il 31,1%. Il 68,9% sono stranieri (erano il 72,5% nel 2011). Resta maggioritaria la presenza femminile: 56,3%, in aumento di quasi 3 punti rispetto all’anno precedente. Oltre la metà delle persone ha tra i 25 e i 45 anni. L’età media è 49 anni per gli italiani, intorno ai 39 anni per gli stranieri. Il 5,7% delle persone è senza alloggio (6,5% del 2011) e l’8% vive in alloggi di fortuna (10,2% del 2011). Solo il 5,8% vive in appartamento/casa di proprietà ed il 6,6% ( quasi tutti italiani) in alloggi di edilizia popolare. Il 43,8% degli italiani e il 54,6% degli stranieri vivono in affitto. Il 74% delle persone è disoccupato, dato elevatissimo e sostanzialmente stabile rispetto agli anni scorsi. È disoccupato il 64,9% degli italiani (63,7% nel 2011, 66% nel 2010) e il 78% degli stranieri (76,5% nel 2011 e nel 2010).

Per quanto riguarda i problemi principali emersi durante i colloqui, in primo luogo la povertà di risorse economiche (39,9%), lavoro (disoccupazione, sottoccupazione, sfruttamento: 28,9% rispetto al 35,2% del 2011), casa (9,8%), salute (7,6%) e famiglia (6,4%). Entrando più nello specifico dei problemi legati alla povertà di risorse economiche, cresce quello legato all’indebitamento: incideva solo per il 3,6% nel 2006, adesso supera il 15%.

Riguardo invece ai problemi lavorativi, quasi decuplicata la percentuale di cassaintegrati o in mobilità (0,6% nel 2006, 5,6% nel 2012). Per ciò che attiene al problema abitativo, si è acuito soprattutto quello degli sfratti: dal 12,3% del 2006 si è passati al 33,1% nel 2012.

A fronte di questo quadro, quali sono le richieste rivolte agli operatori? Un terzo (33,4%) è di beni e servizi materiali, dato in costante incremento negli ultimi anni: 29,3% nel 2011, 25,7% nel 2010, 22,8% nel 2009. Diminuiscono lievemente quelle di lavoro (19,1%) rispetto al più recente passato (22,3% nel 2011 e 22,5% nel 2010). Per quelle legate all’alloggio, negli ultimi 3 anni si rileva un’impennata: dal 3,2%del 2010 al 4,2% del 2011, fino al 4,7% del 2012.

La crisi economica persistente, quindi, oltre a colpire le persone che sono in forte disagio da tempo (i poveri sono sempre più poveri), come un aspirapolvere risucchia nell’area della povertà molte altre persone che fino a poco tempo fa vivevano dignitosamente. Non si tratta solo di nuovi disoccupati aumentati a causa della chiusura di molte aziende ma anche di persone che hanno lavori “poveri” sotto pagati  o addirittura di lavoratori con salari bloccati da anni che non ce la fanno più a stare al passo delle spese in continuo aumento.

La maglia del disagio e delle difficoltà è sempre più ampia e non è sufficiente il supporto della sussistenza ma un piano per rilanciare l’occupazione nella direzione della sostenibilità con lavoro diffuso ad alta intensità, la riqualificazione degli edifici pubblici dismessi per limitare l’emergenza casa, garantire i diritti minimi con un supporto pubblico. Insomma riformare il welfare per evitare la disgregazione della coesione sociale. «Il progetto di creare un reddito minimo garantito – ha dichiarato l’assessore regionale al Welfare Salvatore Allocca – esiste ma per ora è solo sulla carta. Nuove politiche abitative, invece, sono un punto morto della politica nazionale. Questi sono i due pilastri del welfare e meriterebbero un impegno prioritario da parte del governo. Forse, oltre che un patto per la salute, ce ne vorrebbe anche uno per il sociale perché non si può permettere che una famiglia in difficoltà, magari a causa della perdita improvvisa del lavoro da parte del capo famiglia, perda anche la casa. Uno sforzo serio a livello nazionale sarebbe opportuno per far sì che venga applicato quanto previsto dalla costituzione, la povertà è incostituzionale. Così come lo è un lavoro che non garantisca ad una famiglia il mantenimento della propria dignità ed i mezzi minimi per sostentarsi», ha concluso l’assessore.

Attraverso l’accordo siglato oggi con la Caritas, la Regione mette a disposizione 50 mila euro l’anno per il triennio 2013-2015. Fondamentalmente, per: conferma del progetto Mirod (Messa in rete degli Osservatori Diocesani) promosso dal 2003 per la raccolta dei dati delle persone che accedono ai Centri di Ascolto e la realizzazione del Dossier; avvio di percorsi di sensibilizzazione al fenomeno della povertà rivolti a giovani studenti nella fascia d’età compresa tra i 12 e i 18 anni (attraverso percorsi di studio e analisi dei dati provenienti dagli Osservatori diocesani, mettendo in evidenza l’importanza della cultura del volontariato come strumento di contrasto del disagio ed esclusione sociale e potenziando l’integrazione tra giovani, famiglie, docenti e servizi territoriali); avvio di esperienze di cultura della cittadinanza per giovani tra i 18 e i 35 anni (attraverso esperienze di volontariato che permettano ai giovani di dedicare un anno della propria vita a servizio di fasce deboli della popolazione, propedeutiche al servizio civile regionale).

«L’accordo siglato oggi istituzionalizza un rapporto che ormai va avanti dal 2003- ha commentato monsignor Riccardo Fontana, in rappresentanza della Conferenza episcopale toscana-Delegazione regionale Caritas- Oltre alla rilevazione dei dati per il Dossier, sono contenute azioni importanti rivolte soprattutto alla fascia giovanile, spesso poco coinvolta e sensibile ai temi dell’aiuto al prossimo. La rete dei nostri Centri di ascolto è a disposizione dell’ente pubblico per aiutarlo a comprendere l’evolversi di una quadro complicato e a prendere decisioni concrete e importanti. Sotto questo profilo vorrei ricordare anche l’accordo sul prestito sociale, a mio parere uno strumento importantissimo per evitare che tante situazioni gravi esplodano in modo definitivo», ha concluso Fontana.