Gaza, oltre alla tregua c’è di più. Oxfam: «Quattro azioni immediate per la popolazione»

[28 agosto 2014]

«I leader israeliani e palestinesi devono cogliere l’opportunità – affermano da Oxfam in un rapporto appena diffuso – offerta dal nuovo cessate il fuoco a Gaza, per porre fine una volta per tutte alla violenza a danno della popolazione. Una pace duratura, che permetta a tutti i civili colpiti dalla guerra di tornare ad una vita normale, potrà essere raggiunta solo se Israele cesserà in modo permanente di imporre sulla Striscia le restrizioni economiche che da troppo tempo colpiscono la popolazione».

«L’escalation di violenza delle ultime sette settimane è l’esempio lampante  di come questo cessate il fuoco rappresenti solo una soluzione a breve termine, a meno che non vengano riconosciuti  in modo permanente i diritti fondamentali della popolazione che vive a Gaza. Una precondizione senza la quale sarà impossibile raggiungere una pace duratura», dice Umiliana Grifoni, responsabile dell’ufficio Mediterraneo di Oxfam Italia.

Una lezione che avrebbe dovuto essere appresa già da tempo, visto il precedente della tregua raggiunta nel novembre 2012, che alla fine si è rotta dopo meno di 2 anni. Sebbene infatti l’anno successivo abbia rappresentato il periodo più tranquillo degli ultimi 10 anni, tutti gli impegni assunti, per rendere meno pesante il blocco israeliano sulla vita dei civili dentro la Striscia, sono stati in gran parte disattesi.

«La popolazione di Gaza non può permettersi che lo stesso errore si ripeta due volte – continua Grifoni – Senza una fine dell’embargo su Gaza, l’atroce conflitto che negli ultimi 50 giorni ha causato oltre 2000 mila morti e più di 10 mila feriti in gran parte tra i civili, potrebbe sempre riesplodere da un momento all’altro. La popolazione della Striscia non può restare a tempo indefinito nella povertà senza potersi muovere liberamente e poter far ripartire le attività economiche e commerciali alla base della propria sopravvivenza».

Adesso è il momento di ricostruire una vita normale, sulle ceneri della peggiore crisi umanitaria degli ultimi decenni a Gaza. Oltre  100.000 persone non hanno più una casa a cui tornare perché è stata distrutta dai bombardamenti e adesso vivono ammassati in scuole sovraffollate, con meno di un’ora di acqua corrente al giorno. Saranno necessari miliardi di dollari per la ricostruzione e per riparare i danni alle infrastrutture ci vorranno anni.

Il Rapporto di Oxfam, “Un altro cessate il fuoco non è sufficiente: ripensaresette anni diassenza dipoliticheper Gaza“, diffuso oggi, mette infatti in evidenza come una pace a lungo termine tra palestinesi e israeliani richiede non solo la fine dell’uso della violenza da entrambe le parti, ma anche lo stop a politiche che hanno ridotto quella che una volta era un economia propulsiva, alla dipendenza dagli aiuti internazionali. “La politica di separazione” adottata da Israele, che isola economicamente, socialmente e politicamente Gaza dalla Cisgiordania, oltre a generare povertà e negare i diritti di base della popolazione, mina le possibilità di arrivare ad una soluzione per la coesistenza di due Stati.

Il blocco su Gaza – come parte della “politica di separazione” israeliana – ha infatti impedito negli anni agli agricoltori, ai produttori e alle imprese di Gaza di vendere i loro prodotti in altri mercati palestinesi della Cisgiordania. E adesso  le esportazioni da Gaza sono ridotte ad essere solo il 2%, rispetto ai livelli del periodo che ha preceduto l’embargo iniziato nel 2007. Un blocco che ha avuto ripercussioni durissime anche sulla vita quotidiana delle persone: né studenti, né famiglie, né tanto meno uomini d’affari, donne o funzionari del Governo possono viaggiare liberamente tra Gaza e la Cisgiordania. Basti pensare che negli ultimi 14 anni, solo tre studenti di Gaza sono stati autorizzati a studiare in Cisgiordania.

A questo inoltre si aggiunge la terribile situazione in cui versa il settore della pesca, vitale per l’economia della Striscia: per i pescatori vige il divieto di andare oltre un paio di chilometri dalla costa con le proprie imbarcazioni, in altre parole, di guadagnarsi da vivere.

Esistono però delle soluzioni nel breve periodo per Gaza. Il rapporto di Oxfam  illustra misure puntuali che, tenendo conto delle esigenze di sicurezza per Israele, devono essere adottate immediatamente per garantire i diritti della popolazione di Gaza, tra queste:

• Proteggere i civili di entrambe le parti dalle operazioni militari e  dal lancio di razzi, dispiegando sul territorio personale internazionale, per monitorare qualsiasi violazione del cessate il fuoco, garantendo assieme la sicurezza e i controlli alle frontiere.

• Garantire alla popolazione la possibilità di muoversi tra Gaza e la Cisgiordania riaprendo le frontiere  a tutti i civili ad eccezione di casi relativi a specific iproblemi di sicurezza

• Garantire la circolazione delle merci essenziali per la ripresa e lo sviluppo dell’economia e del commercio  di Gaza, eliminando le attuali restrizioni su beni vitali e ammodernando il valico commerciale di Kerem Shalom

• Intensificare  i rapporti diplomatici con il nuovo Governo tecnico di unità palestinese che offre l’opportunità di superare le divisioni tra Gaza e la Cisgiordania, e rappresenta un passo necessario per raggiungere una soluzione duratura che porti alla coesistenza di due Stati

di Oxfam