L’Agenzia per l’occupazione si affaccia in Toscana

[30 gennaio 2014]

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi si riscopre un po’ Obama quando, al teatro Verdi di Firenze, ieri davanti a un migliaio di ragazzi che stanno per vivere l’esperienza del Servizio civile, passando per l’opportunità offerta dal programma Giovanisì. Dopo aver ricordato l’ultimo bando regionale (che ha visto accolte ben 2109 domande), Rossi ha ribadito che «ci vuole la volontà di creare lavoro e rilanciare lo sviluppo. Si faccia il salario minimo, che in Italia non esiste» e che nella liberista America, per dire, è stato appena aumentato per dipendenti federali e affini.

Le politiche finora messe in campo dall’Europa e dall’Italia sono di tutt’altro stampo, e hanno ottenuto risultati opposti dal far diminuire la disoccupazione, che infatti è costantemente aumentata dal 2007 ad oggi. In particolare quella giovanile, che ufficialmente oscilla da tempo attorno al 40%. Per uno shock positivo immediato, lo ripetiamo da tempo, non si vede nessuna proposta in giro che ci convinca maggiormente di quell’Agenzia per l’occupazione rilanciata da Luciano Gallino anche sulle nostre pagine.

«Lo Stato – spiegava il sociologo – dovrebbe assumere direttamente disoccupati e precari, impiegandoli nei molti lavori ad alta intensità di lavoro – anche qualificato – di cui il nostro Paese ha bisogno. Tra questi sarebbero sicuramente da annoverare interventi per il riassetto idrogeologico del territorio, ma anche quelli inerenti la ristrutturazione dell’edilizia scolastica, o della tutela dei beni culturali, spesso abbandonati in modo delittuoso, e altri ancora. A proposito dei costi, l’agenzia dovrebbe offrire un salario medio, e comprendere il costo dei contributi sociali. Ipotizzando una cifra pari a 25mila euro a occupato, per un milione di disoccupati avremmo un totale di 25 miliardi».

Enrico Rossi al pubblico del Verdi propone qualcosa di simile: «L’Europa e il governo devono prendere qualche miliardo, 6 o 7 miliardi, una bella pacchettata di soldi pubblici, devono prendere i soldi ha chi ha tanto o evade le tasse e con questi creare 500mila posti di lavoro, nei settori dell’ambiente, della cultura, del sociale. Nel 2014 anche se non ci sarà recessione non ci sarà più occupazione», e per evitare una nuova débâcle è illusorio aspettarsi che lasciando libero il mercato di seguire il suo corso la risposta possa arrivare da sola, come per magia.

Questa è una consapevolezza che ancora non è condivisa dai decisori politici nazionali ed europei, ma che nella nostra Regione mostra (giocoforza in versione ridotta) gli effetti positivi che sarebbe in grado di innescare. «La Regione e io personalmente – ricorda Rossi – siamo stati sollecitati dagli stessi giovani a investire sul servizio civile. Con questa misura del progetto Giovanisì (come con i tirocini che danno dignità al lavoratore in formazione) i giovani vengono a contatto con la realtà del lavoro, possono sperimentarsi, mettersi alla prova e imparare qualcosa. Offrendo i 433 euro al mese noi offriamo una opportunità, un diritto. Non è un lavoro, ma è la possibilità di fare qualcosa, di essere utile invece che stare a casa a non fa nulla. Non è poca cosa, vuol dire stare vicino ai giovani. Voglio ringraziare le associazioni che hanno presentato 450 progetti», contribuendo a dar forza al progetto pubblico, mettendo in campo una sinergia di forze che oggi più che mai risulta indispensabile per il successo.

«Per quanto riguarda i giovani in particolare – osserva oggi l’assessore alle Attività produttive, Gianfranco Simoncini illustrando la programmazione del Fondo sociale europeo per gli anni 2014-2020 – la Toscana è stata apripista di esperienze come quella dei tirocini, con il progetto Giovanisì, che hanno anticipato scelte recepite poi sia a livello nazionale, che comunitario». È infatti anche grazie a quest’esperienza che ha preso vita il progetto dell’European Youth Guarantee, del quale però ancora aspettiamo il dispiegarsi degli effetti. Si tratta di uno strumento che i giovani europei (e anche toscani) attendono con impazienza; potrà essere un buon indice per misurare quanto la lezione toscana sia stata appresa in sede comunitaria e, soprattutto di quanto ancora ci sarà da lavorare per abbandonare il paradigma dell’austerità quando si parla di disoccupazione, giovanile o meno.