Negli Usa fa discutere la decisione della campagna End Breast Cancer Forever

Pinkwashing: una campagna anti-cancro al seno può farsi finanziare da una Fracking Company?

[10 ottobre 2014]

L’immagine che pubblichiamo è ormai virale sui social network Usa e rappresenta la problematica alleanza tra una campagna contro il cancro al seno ed una company che si occupa di fratturazione idraulica, il famigerato fracking, che molti accusano di creare gravi problemi all’ambiente ed alla salute.

Secondo Sandra Steingraber, una biologa sopravvissuta al cancro, cofondatrice di Concerned Health Professionals of New York ed autrice di  “Living Downstream: An Ecologist’s Personal Investigation of Cancer and the Environment”, questa immagine che potrebbe essere scambiata  per una specie di cyborg … fallico, la scena di apertura di un ennesimo sequel di Tremors o un sex toy infernale, «E’ in realtà, tutte queste cose e altro ancora».

La Steingraber spiega su EcoWatch di cosa si tratta: «Susan G. Komen, la più grande organizzazione contro il  cancro al seno in America con più di 100.000 volontari e partnership in più di 50 Paesi, collabora con Baker Hughes , una delle più grandi società di servizi petroliferi del mondo, con i dipendenti in più di 80 paesi. Susan G. Komen distribuisce nastri rosa per rendere consapevoli del cancro al seno, e Baker Hughes fa il fracking. Quindi, il gioco è fatto: una testata di perforazione rosa.

Il rosa è il colore di Susan G. Komen ed è stato dipinto su un migliaio di punte di perforazione che la Baker Hughes sta spedendo in tutto il mondo per dareil via a  un migliaio di progetti di estrazione di combustibili e fossili, appena in tempo per il “Breast Cancer Awareness Month”. Il tutto accompagnato da una campagna pubblicitaria, con tanto di video, di Komen/Baker Hughes he magnifica il contributo del fracking per cercare una cura per il cancro al sen e per la prevenzione. Un opuscolo sui fattori di rischio per la salute del seno viene perfino allegato ad ogni spedizione di punte per il fracking.

La Steingraber chiede polemicamente: «E esattamente, là fuori,  dove sarà rafforzato il quoziente di consapevolezza  sul cancro al seno, sul well pad? All’interno dei rimorchi e dei camion? Nella trivellazione sotto terra? Sopra il “Derrick”? La speranza è che i vandali del fracking che aprono quelle scatole imparino un po’di più sulla malattia che affligge 200.000 donne ogni anno».

Ma la biologa statunitense scommette che i vandali del fracking non impareranno nulla dagli opuscoli di Susan G. Komen perché hanno ignorato anche il recente studio condotto dall’ U.S. Centers for Disease Control  (Evaluation of Some Potential Chemical Exposure Risks During Flowback Operations in Unconventional Oil and Gas Extraction: Preliminary Results) «che ha trovato livelli pericolosi di benzene nelle urine dei lavoratori delll’industria del gas e del petrolio non convenzionali (aka fracking). Il benzene è un noto cancerogeno per l’uomo». Secondo Bernard Goldstein, un  tossicologo ed ex preside della School of Public Health dell’Università di Pittsburgh, «Questi lavoratori sono a maggior rischio di leucemia. Più a lungo E  più spesso fanno questo lavoro, più è probabile che si ammalino di leucemia, in particolare se i livelli sono alti».  Ed oltre alla leucemia, il benzene è anche una possibile causa del cancro al seno.

La Steingraber  ricorda che «L’esposizione al benzene è nota per indurre il cancro al seno in animali da laboratorio ed è modestamente associato al cancro al seno tra le donne. Ma la prova migliore che abbiamo sul collegamento del cancro al seno-benzene deriva da studi su  giovani lavoratori di sesso maschile esposti sul lavoro. Il cancro al seno maschile è chiaramente legato all’esposizione professionale al benzene. Quindi, forse quegli opuscoli saranno davvero utili nelle mani degli uomini che lavorano nei campi petroliferi».

L’amara ironia della Steingraber  nasce dalla convinzione che «I pericoli cancerogeni del fracking iniziano in cantiere e si estendono ben al di là. Comprendono la polvere di silice (un cancerogeno polmonare); gli inquinanti atmosferici organici volatili (legati ai linfomi); le scorie radioattive, come il radon e il radio (di nuovo tumori al seno ed ai polmoni); ed i contaminanti dell’acqua potabile, come l’arsenico ed i sottoprodotti bromurati (entrambi cancerogeni per la vescica)».

In effetti, diversi studi dicono che i rischi di cancro sono presenti in ogni fase del fracking, dalla perforazione, alla trasformazione ed al  processo di distribuzione. I ricercatori della School of Public Health dell’università del Colorado hanno scoperto una maggiore incidenza del rischio di cancro tra le persone che vivono entro mezzo miglio da un impianto di trivellazione e fracking rispetto a chi vive più lontano. «Ma mi immagino che quel particolare studio non  sia confezionato nella scatola con la punta del trapano e le punte per lo screening dei tumori», chiosa la Steingraber.

La biologa manda un messaggio alla grande associazione statunitense che lotta per prevenire il cancro al seno: «Susan G. Komen, è il momento di smetterla di prendere soldi dai frackers e tornare a casa. Le tue radici – così come la mie –  sono nell’Illinois centrale (sono cresciuta vicino a Peoria. E così ha fatto la donna di nome Susan, alla cui memoria è stata creata l’organizzazione. E così ha fatto la sorella Nancy, che l’ha fondata). Mentre le vostre  punte rosa si moltiplicano sui social media, ecco un’immagine dall’Illinois che è anche un pezzetto della nostra trazione. Date un’occhiata: più di 100 persone si affollano in una riunione del consiglio di  contea di ieri sera in opposizione ai piani per trivellare petrolio nella McLean County. I cartelli dicono: “Not one permit”.  Ed ecco la vision statement  che il vostro donatore da 100.000 dollari, Baker Hughes, distribuisce in tutto il  mondo: “Non vediamo l’ora di lavorare nei prossimi 100 anni fianco a fianco con i nostri clienti per continuare ad espandere i limiti della trivellazione, completamento e produzione  di petrolio, gas ed energia alternativa”. Nel frattempo, tornando a casa vostra che e anche la mia, la gente è in trincea per la lotta della vita contro il fracking ed il messaging sotto il loro   banner è  #NoDrilling e #ClimateChange».