Emergenza alimentare, la fame torna a far paura anche in Toscana

[20 febbraio 2014]

Sono lontani i tempi in cui pensando all’incubo atavico della fame era comodo rifugiarsi col pensiero in paesi lontani, magari in Africa, sebbene anche in Italia il problema non sia mai stato del tutto cancellato. Oggi, come dimostrano i dati diffusi oggi dal Banco alimentare, la fame abita sempre più tra noi, anche nelle regioni dove la qualità della vita – nonostante la crisi – si è mantenuta più alta che altrove.

Nel 2013, spiega Leonardo Carrai, presidente del Banco Alimentare della Toscana, nel corso del convegno che si è svolto oggi presso l’Auditorium dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, le persone assistite «sono state oltre 101.300 nel 2013 e il cibo raccolto sembra davvero non essere mai sufficiente nonostante superi, annualmente, le 3.100 tonnellate. Di fronte a questa situazione abbiamo pensato di coinvolgere i nostri interlocutori come le istituzioni e chi ci ha sempre dato un aiuto ma anche chi può dare un ulteriore giudizio sul nostro operato».

Le donazioni dei cittadini toscani che se lo possono permettere, misurate nel corso dell’ultima Giornata nazionale della colletta alimentare, dimostrano che la solidarietà è in crescendo, anche se con tassi fortemente frenati. In quella Giornata sono stati infatti raccolti, in 560 supermercati della Toscana, 709.600 kg di cibo: l’1% in più rispetto al 2012. Un indubbio successo, ma che da solo non basta. Secondo la Fao sono ancora oggi 842 milioni (una su otto) le persone che al mondo soffrono la fame cronica, delle quali il 12% (15,7 milioni di anime) vivono all’interno dei cosiddetti paesi sviluppati, che vedono oggi allargarsi la fascia della sofferenza alimentare.

Con la consapevolezza delle crescenti difficoltà, oggi il convegno è stato anche l’occasione per ringraziare i privati e la grande distribuzione che collaborano con il Banco (sono quasi 30.000 le porzioni di cibo in esubero recuperate dalle mense aziendali) ed anche per presentare nuovi progetti che potrebbero rivelarsi davvero decisivi. Senza dimenticare i percorsi educativi contro la cultura dello spreco a favore di quella del bisogno: «Dobbiamo avere a cuore solo il rischio di non poter riuscire ad andare incontro ai bisogni di chi si rivolge alle strutture caritative e la realtà di adesso ci dice che non possiamo stare tranquilli. Di fronte a questo – si sofferma Carrai – noi non abbiamo risorse da spendere se non quelle del nostro generoso impegno. Dobbiamo trovare nuove forme e modi per aiutare questa gente e non attraverso un discount per i poveri ma attraverso lo spirito di sussidiarietà che, fin dall’inizio ovvero 19 anni fa, ha animato il Banco».