Fao, s’impenna il prezzo dell’olio di palma: «Calo scorte e scarse prospettive di produzione»

Stabile nel mese di febbraio l’Indice dei prezzi alimentari, si prevede un calo modesto nella raccolta di grano 2016

[3 marzo 2016]

olio_palma_6

L’Indice dei prezzi alimentari della Fao è rimasto stabile nel mese di febbraio, poiché rispetto al mese precedente il calo dei prezzi dello zucchero e dei prodotti lattiero-caseari è stato compensato da un brusco aumento dei prezzi degli oli vegetali.  Con una media di 150,2 punti, l’Indice dei prezzi alimentari della Fao é rimasto sostanzialmente invariato rispetto ai 150,0 punti registrati a gennaio (stima rivista) e inferiore del 14,5% rispetto a un anno fa. La Fao ha anche emesso la sua prima previsione per il raccolto di grano 2016 anticipando 723 milioni di tonnellate di produzione totale, circa 10 milioni di tonnellate al di sotto della produzione record dello scorso anno.

L’Indice dei prezzi alimentari della Fao è un indice ponderato su base commerciale che monitora i prezzi di cinque principali gruppi di materie prime alimentari sui mercati internazionali: cereali, oli vegetali, prodotti lattiero-caseari, carne e zucchero.
Allontanandosi dalla tendenza generalmente stabile di febbraio vi è stato un forte aumento del prezzo degli oli vegetali, che è salito dell’8% rispetto al mese precedente. Questo è stato trainato dall’aumento del 13% dell’olio di palma, dovuto al calo delle scorte e a prospettive di produzione scarsa nel prossimo futuro. Come risultato anche i prezzi dell’olio di soia si sono mantenuti stabili. Ma altri generi di prima necessità hanno più che assorbito tale aumento. L’Indice Fao del prezzo dello zucchero è sceso del 6,2% rispetto a gennaio, per le abbondanti scorte globali e per le migliori condizioni delle coltivazioni in Brasile, il più grande produttore ed esportatore al mondo. 

L’indice Fao del prezzo dei prodotti lattiero-caseari è sceso del 2,1% rispetto al mese precedente, per un rallentamento delle importazioni, in particolare dalla Cina. I prezzi dei cereali di base sono rimasti sostanzialmente stabili. L’Indice FAO dei prezzi dei cereali è sceso circa di solo mezzo punto percentuale rispetto al mese precedente, tuttavia è del 13,7% più basso rispetto all’anno scorso. I prezzi del grano sono scesi dell’1,5%, quelli del mais sono calati solo leggermente, mentre il prezzo del riso è aumentato di misura.  L’Indice Fao del prezzo della carne è leggermente aumentato, sostenuto da vincoli di approvvigionamento per le carni bovine da Australia e Stati Uniti, e dal supporto dato all’ammasso privato delle carni suine nell’Unione europea. I prezzi del pollame sono scesi, conseguenza dei minori costi dell’alimentazione.

L’ultimo Bollettino Fao sull’offerta e sulla domanda di cereali prevede per il 2016 un calo dell’1,4% della produzione mondiale di grano, dovuto principalmente alla siccità che provocherà una riduzione delle semine invernali nella Federazione Russa e in Ucraina. Tuttavia, si prevede che la Cina e il Pakistan avranno quest’anno raccolti di grano quasi record, e la produzione in India si prevede recupererà.  La Fao ha inoltre anche diminuito la sua stima della produzione totale di cereali fatta l’anno scorso portandola a 2.525 milioni di tonnellate, dato che riflette le stime aggiornate della produzione di grano in India e dati rivisti della produzione nella Repubblica islamica dell’Iran.  Sono state riviste al ribasso anche le stime per la produzione mondiale di cereali e di riso dello scorso anno, a causa degli sviluppi in Asia. Nell’insieme la produzione mondiale di cereali nel 2015 è ora vista a circa all’1,4% al di sotto del livello record raggiunto nel 2014.

Le scorte globali di cereali con tutta probabilità ammonteranno intorno a 636 milioni di tonnellate per la fine delle stagioni produttive del 2016, quantità quasi invariata rispetto ai livelli di apertura già alti, ma in calo di 6,2 milioni di tonnellate rispetto alle previsioni del mese precedente. La revisione riflette in gran parte le diminuite revisioni delle scorte di grano nella Repubblica islamica dell’Iran e nell’Uzbekistan, in gran parte derivanti da rettifiche alle quantità storiche delle scorte in entrambi i paesi.  Lo stock-to-use ratio (il rapporto tra gli stock finali e le utilizzazioni interne N.d.T.), un indicatore importante della sicurezza alimentare mondiale, si trova ancora ad un livello relativamente alto del 24,7%.

La Fao prevede che gli scambi mondiali di cereali dovrebbero diminuire nel 2015/16 del 2% in termini di volume rispetto alla stagione precedente. Questo riflette per lo più una contrazione della domanda per il grano e per l’orzo, più che compensando una domanda più solida per il riso.

di Fao