Pubblicato “Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo 2015”

Fao: una persona su nove soffre ancora la fame, ma il mondo sta meglio di 25 anni fa

216 milioni in più liberi dalla piaga. In Italia spreco di cibo e poveri in cerca di un pasto

[27 maggio 2015]

fame nel mondo 2015

Nel mondo 795 milioni di persone, circa una su nove, soffrono ancora la fame. Difficile etichettarlo come un successo, perché l’unico numero accettabile in questo caso sarebbe zero. Soprattutto di fronte a uno spreco di cibo che arriva a un terzo di tutto il quantitativo prodotto, e che da solo basterebbe a garantire nutrimento sufficiente a una popolazione ben maggiore di quella che ancora soffre la fame. Nonostante ciò, il rapporto Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015 (Sofi), pubblicato oggi dalla Fao offre alcuni segnali di speranza.

Rispetto al 1990-92 il numero delle persone che soffrono la fame è sceso di 216 milioni, un numero che diventa ancor più rilevante se inserito in un contesto di forte crescita demografica: rispetto al 1990, la popolazione mondiale è infatti cresciuta di ben 1,9 miliardi. Numeri che possono essere letti a fianco dell’ultimo World Happiness Report stilato dall’Onu, che descrive il mondo di oggi come più felice rispetto agli anni pre-crisi: una prospettiva forse difficile da digerire a queste latitudini, ma che trova conforto in un contesto più ampio.

Ed è indubbio che stomaci pieni siano un viatico non trascurabile verso animi più sereni. «Uomini, donne e bambini hanno bisogno ogni giorno di cibo nutriente per avere qualche possibilità di un avvenire libero e prospero – ha sottolineato la direttrice esecutiva del Wfp (il Programma alimentare mondiale), Ertharin Cousin – Corpi e menti sani sono fondamentali sia per la crescita individuale che per quella economica, e la crescita deve essere inclusiva per fare della fame una storia del passato».

Per il momento siamo circa a metà del guado, con 72 su 129 – dei paesi monitorati dalla Fao hanno raggiunto l’Obiettivo del Millennio di dimezzare la prevalenza della denutrizione entro il 2015. «Il quasi raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sulla fame – commenta il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva – ci dimostra che è possibile eliminare questa piaga nel corso della nostra esistenza. Dobbiamo essere la generazione Fame Zero. Questo obiettivo dovrebbe essere integrato in tutti gli interventi politici e essere al centro della nuova agenda per lo sviluppo sostenibile da stabilire quest’anno».

Il quadro economico negativo e la speculazione degli ultimi anni, d’altronde, hanno ovviamente avuto ricadute a livello globale. «I progressi verso la piena realizzazione degli obiettivi di sicurezza alimentare stabiliti per il 2015, sono stati ostacolati in questi anni da condizioni economiche globali difficili», ammette infatti la Fao. E un altro, fondamentale freno alla riduzione dell’insicurezza alimentare è stato anch’esso un processo in corso con impatti globali: il cambiamento climatico. «Eventi meteorologici estremi, calamità naturali, instabilità politica e conflitti civili – spiega la Fao – hanno contribuito a ostacolare il progresso – sono 24 i paesi africani che oggi stanno affrontando crisi alimentari, il doppio rispetto al 1990; circa una persona su cinque che soffre la fame vive in ambienti di crisi caratterizzati da una governance debole e da una estrema vulnerabilità alle malattie e alla morte».

L’aumento della produttività agricola, l’estensione di una crescita inclusiva e delle protezioni sociali sono le tre leve che la Fao indica come indispensabili per riuscire a centrare l’obiettivo Fame Zero. E l’Italia, in tutto questo? Il Paese che ospita quest’anno l’Esposizione universale con motto “Nutrire il pianeta”, mostra ancora vistose carenze nella riduzione dello spreco alimentare, ma il tema quantomeno inizia a conquistarsi un suo spazio politico. Anche perché la fame, se a livello globale diminuisce, a causa della crisi economica e dell’aumento delle disuguaglianze sta ormai divenendo una piaga che purtroppo ci riguarda molto da vicino.