Il 2015 è il nuovo anno più caldo mai registrato. Poi il 1998, il 2005, il 2010 e il 2014

Dai cambiamenti climatici «impatto sempre più negativo per almeno i prossimi 5 anni»

L’allarme del Wmo e la conferma degli scienziati: «Le variazioni climatiche naturali semplicemente non possono spiegare i recenti record di calore»

[26 gennaio 2016]

cambiamenti climatici

Sul dibattito scientifico in merito ai cambiamenti climatici è piombata una certezza in più. Il bollino dell’ufficialità è arrivato prima dalla Noaa (la National oceanic and atmospheric administation degli Stati Uniti) e dalla Nasa, infine dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo): il 2015 è ufficialmente l’anno più caldo di cui l’uomo abbia memoria. La temperatura superficiale media globale ha battuto l’anno scorso tutti i record precedenti e, sottolineano i meteorologi, l’ha fatto con margine «sorprendentemente ampio». La temperatura è risultata essere più alta di 0,76 °C rispetto alla media registrata negli anni 1961-1990, e di circa 1 °C più alta se confrontata con quella dell’era pre-industriale.

In realtà, il 2015 rappresenta l’apice del riscaldamento globale in un periodo in cui i record non hanno fatto altro che rincorrersi, anno dopo anno. Prima ci fu il caldo record del 2008; poi venne quello del 2005, scalzato a sua volta dal 2010 e poi ancora dal 2014. Infine, è arrivato il guinness dei primati per il riscaldamento globale è arrivato nelle mani del 2015. Può essere un caso?

Alla sempre più esigua fetta degli scettici del cambiamento climatico, ha risposto ieri uno studio pubblicato su Nature da parte di un team internazionale di ricerca. L’analisi (che tra l’altro è stata completata prima che fossero disponibili anche i dati relativi alle temperature del 2015) mostra chiaramente come, senza le emissioni di gas serra dovute all’utilizzo di combustibili fossili, sarebbero state «estremamente piccole» le probabilità di inanellare dal 2000 a oggi 13 dei 15 anni più caldi mai registrati. Per la precisione, queste probabilità «sono tra 1 su 5000 e 1 su 170.000», sintetizzano dal Postdam institute for climate impact research, che ha partecipato allo studio.

Se nell’analisi si includesse anche il 2015 tali probabilità si assottiglierebbero ancora, e di parecchio. «Il 2015 è stato, di nuovo, l’anno più caldo mai registrato, e questo – ha sottolineato Stefan Rahmstorf, coautore della ricerca – non può essere un caso. Le variazioni climatiche naturali semplicemente non possono spiegare i recenti record di calore globali osservati, ma il riscaldamento globale può dovuto all’attività umana può farlo. Il rischio di estremi di calore è stato moltiplicato a causa della nostra interferenza con il sistema Terra».

È in questo contesto drammatico che nel dicembre scorso i leader di quasi 200 paesi si sono riuniti a Parigi per la Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, l’ormai celebre Cop21. L’accordo siglato alla Conferenza è insufficiente per mantenere il riscaldamento globale entro i 2 °C, il limite di sicurezza individuato dalla scienza per evitare cambiamenti climatici catastrofici e irreversibili. Nonostante tutto, la Cop21 ha smosso una sensibile forza di cambiamento per la difesa del clima – e, in definitiva, del benessere umano –, che aspetta però di essere concretamente attuata. Tutti i Paesi, specie quelli industrialmente avanzati come l’Italia sono chiamati a fare la propria parte, e velocemente. Il cambiamento climatico avrà un impatto sempre più negativo per almeno i prossimi cinque anni – ha avvertito il segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Petteri Taalas – Questo sottolinea la necessità di investire nell’adattamento, oltre che sulla mitigazione» dei cambiamenti climatici.

L. A.