Aamps, indagati e bagarre in Consiglio comunale: cercasi piano industriale disperatamente

Per la città di Livorno e i suoi abitanti le indagini in corso, che hanno finito per riguardare anche i 5 Stelle, non sono il male maggiore

[27 aprile 2016]

aamps

Più che un cartello con scritto “onestà!”, come ha esposto in Consiglio comunale il consigliere dell’opposizione Marco Valiani chiedendo le dimissioni dell’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti in quanto indagato, da parte nostra su Aamps ne servirebbe uno con su scritto “Piano industriale!”. Perché mentre sull’aspetto penale sarà la magistratura a stabilire chi e che cosa eventualmente sia stato commesso di illecito, Aamps è soprattutto un’azienda di igiene urbana che ha bisogno di capire cosa farà da grande.

A quanto è dato sapere il socio unico, il Comune di Livorno, non vuole in alcun modo farla confluire in RetiAmbiente. È una scelta, può non essere condivisibile, ma se è quanto l’amministrazione pentastellata ha scelto, è giusto che vada per la sua strada. Già, ma quale strada? Gestire in proprio i rifiuti prodotti? Restando ai soli rifiuti urbani, un quarto della produzione totale (i tre quarti sono speciali), ciò che può avere un valore deriva solo da quelli effettivamente riciclabili. Che non sono l’intera raccolta differenziata, ma una parte della stessa, ovvero quella che rimane dopo la selezione. Aamps vorrebbe costruire il suo business proprio su queste frazioni, ma dovrebbe spiegarlo proprio nell’atteso piano industriale, dove accanto a una serie di poste corrispondono spese e ricavi. L’ultima parola poi spetterà alle banche, che nel caso condividano il piano lo finanzieranno. Lo diciamo in quanto, al momento, quello che si è letto o si è sentito dire sono solo delle indicazioni generiche. In alcune parti anche interpretabili – come ad esempio la ricicleria, che può essere un centro di selezione come un impianto simil-Revet (che, con Revet Recycling è anche di riciclo) – tutte cose possibili ma se e solo se si ha la certezza di avere soldi da investire. Mentre al momento Aamps di certo ha solo un buco nel bilancio, che sperano di colmare attraverso la difficile strada del concordato.

E se nebuloso appare il futuro di Aamps, quello dell’indotto è ovvio che sia nelle stesse condizioni se non peggiori. A partire peraltro dalle aziende che negli anni hanno permesso a Aamps di lavorare accettando pagamenti a singhiozzo o dilatati all’inverosimile; di poter fare quella percentuale di raccolta differenziata (tanta o poca che sia) attraverso la selezione post-raccolta della differenziata e delle isole ecologiche; raccogliendo e smaltendo le ceneri dell’inceneritore; spazzando le strade ecc.

Un indotto che se anche il Comune per ragioni sue volesse “far fuori”, dovrebbe comunque sostituire con aziende che fanno esattamente le stesse cose di quelle che rischia oggi di mandare in malora. Ma non è tutto. Come chiese (senza ricevere risposta certa) Andrea Raspanti, consigliere di Buongiorno Livorno, «c’è il rischio che la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti non rimanga comunque in capo ad Aamps ma passi all’Ato quando l’azienda di area vasta diventerà operativa». L’assessore al bilancio Lemmetti, proprio quello indagato, si limitò a dire che la domanda «non è banale» alla luce della sentenza del Tar che ha legittimato la politica regionale sugli Ato dando torto al Comune di Livorno: «Quello che gli uffici devono verificare – rispose Lemmetti – è proprio questo». Quindi riassumendo: niente piano industriale e rischio che il servizio venga “scippato” dall’Ato. Situazione debitoria legata al concordato. Indotto al collasso. Siamo sicuri che per la città di Livorno e i suoi abitanti le indagini in corso siano il male maggiore? Si stabilisca pure e paghi nel caso chi ha portato Aamps nelle condizioni attuali, ma visto che si parla di un servizio essenziale per la comunità, di pari passo l’amministrazione spieghi nei dettagli cosa intende fare per non buttar via il bambino con l’acqua sporca.

di Fabiano Alessandrini