I “pescatori spazzini” hanno finora raccolto oltre 800 chili di rifiuti

Arcipelago pulito, il progetto sperimentale toscano per la pulizia dei mari conquista Bruxelles

L’obiettivo adesso è quello di allargare il raggio d’azione. Bugli: «C'è bisogno di maggiori risorse, sia per l'attività in mare che per l'eduzione ambientale»

[27 giugno 2018]

A Livorno come altrove, finora i pescatori erano costretti a rigettare in mare quello che tiravano su e che pesce non era: tutta colpa dell’assenza di una norma che rendeva (e rende) quelle plastiche un rifiuto speciale e i pescatori responsabili del loro smaltimento, davanti alla legge ed economicamente. La Toscana sta affrontando il problema con il progetto sperimentale Arcipelago pulito, sancito da un protocollo d’intesa siglato tra la Regione, il ministero dell’Ambiente, Unicoop Firenze, Legambiente, Autorità portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Labromare, Direzione marittima della Toscana e Revet: presentato a febbraio e partito ufficialmente ad aprile, Arcipelago pulito è stato presentato ieri come buona pratica a Bruxelles, davanti all’Europarlamento e al commissario all’Ambiente Karmenu Vella.

«Siamo qui – spiega l’assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli – perché ci sia una pressione dall’alto dell’Europa, attraverso una direttiva che imponga agli Stati membri di riempire il vuoto normativo alla quale sta lavorando l’onerevole Bonafè. Abbiamo trovato molta attenzione anche da parte del commissario Vella». L’Europarlamentare Simona Bonafè ha infatti presentato un emendamento per far recepire nella nuova direttiva europea sugli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi l’idea che sta alla base di Arcipelago pulito, consentendo e incentivando i pescatori a portare a terra i rifiuti che pescano accidentalmente: «Aver portato il progetto Arcipelago pulito come best practice è un onore. Fondamentale è stato il coinvolgimento dei pescatori al fianco dei quali abbiamo deciso di schierarci, ponendo fine a un’assurdità, quella per cui se raccolgono i rifiuti finiti nelle loro reti ne diventano produttori, assumendosene gli oneri economici ma soprattutto giuridici. L’Europa – dichiara con convinzione Bonafé – segua l’esempio della Toscana».

Come già spiegato su queste pagine, ad oggi il progetto vede una cooperativa di pescatori di Livorno impegnata nella raccolta quotidiana dei rifiuti che finiscono in acqua, e sono poi tirati su dalle reti. Finora dovevano essere rigettati in mare: adesso non più, almeno fino ad ottobre. E da metà aprile già più di ottocento chili di rifiuti sono stati portati a riva dai sei pescherecci impegnati al momento nell’attività. Ogni barca ne tira su fino a sei chili al giorno, il 6% del pescato (dati aggiornati rispetto alle previsioni iniziali, che stimavano i rifiuti nel 3% del pescato, pari a una ventina di chili a barca al giorno, per una decina di barche coinvolte). Al rientro li depositano in un apposito cassone in banchina, che Labromare periodicamente provvede a svuotare. I rifiuti arrivano quindi nello stabilimento Revet a Pontendera, leader nell’economia circolare, che dopo le opportune analisi e classificazione decide se destinarlo al riciclo oppure allo smaltimento (un quinto della plastica, raccontano i primi dati, può essere recuperata). Sul corretto svolgimento delle operazioni in mare vigila la Guardia Costiera della Toscana, che da subito ha sposato l’iniziativa. Legambiente offre il proprio contributo in termini di esperienza scientifica, formazione e sensibilizzazione, mentre Unicoop Firenze destina al progetto (e ai pescatori sotto forma di incentivo) parte del ricavato del centesimo che soci e clienti, per legge, dall’inizio dell’anno devono pagare per le buste in mater-b dell’ortofrutta.

Mentre la sperimentazione del progetto prosegue e i risultati incoraggianti arrivano, l’obiettivo sta diventando adesso quello di allargare il raggio d’azione. Possibilmente a tutta la Toscana. «Per far questo – conclude Bugli – c’è però bisogno di maggiori risorse, sia per l’attività in mare che per l’eduzione ambientale, essenziale in questa battaglia».