Reddito minimo, il nostro insieme alla Grecia l’unico Paese senza una misura di sostegno

Caritas, in Italia povertà stabile: «Dal governo nessun intervento significativo»

La “normalità” dei poveri, raddoppiati dal 2007 ma ancora ignorati dalle politiche pubbliche

[15 settembre 2015]

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I dati diffusi oggi dall’Istat testimoniano che durante secondo trimestre del 2015 si è andato consolidando il moderato recupero dell’attività economica, con una crescita congiunturale del Pil dello 0,3%. Una crescita positivamente accompagnata «da un miglioramento degli andamenti del mercato del lavoro sia in termini congiunturali sia su base annua: sono infatti aumentati l’input di lavoro impiegato, l’occupazione e, in misura modesta, nella prima parte dell’anno è tornata a crescere anche la produttività. Il recupero dell’occupazione è proseguito anche a luglio, con una crescita annua dell’1,1% (+235 mila unità) e dello 0,3% nel periodo maggio-luglio, al netto della stagionalità».

Numeri modesti ma positivi, che si inseriscono nel cambiamento di tendenza a livello europeo (in modo più marcato, in media, rispetto al contesto italiano). Il governo ha dunque ritenuto ragionevole aggiornare le previsioni di crescita economica: «L’Italia ha previsto una crescita dello 0,7% nel 2015 – ha dichiarato il premier Renzi – Nell’aggiornamento del Def, che sarà venerdì in Consiglio dei ministri, sarà alzata dallo 0,7 allo 0,9%. Le cose vanno meglio. Anche la crescita del 2016 sarà rivista leggermente al rialzo rispetto all’1,4%».

Di spazio per facili entusiasmi, però, al momento ce n’è veramente poco. In questo contesto favorevole, scatenato dai noti fattori esogeni – sostegno della Bce, euro debole, basso prezzo del petrolio – la Caritas si chiede oggi quale sia il livello d’impegno nel contrasto alla povertà messo sul piatto dal governo. Nel rapporto Dopo la crisi, costruire il welfare, presentato a Roma, la Caritas evidenzia che fortunatamente la povertà assoluta in Italia ha intanto smesso di crescere, per la prima volta dal 2007, anche se nel frattempo il numero delle persone coinvolte è più che raddoppiato (dal 3,1% del pre-recessione al 6,8% della popolazione italiana nel 2014). E oltre a essere aumentati, i poveri rappresentano anche coloro che hanno visto le proprie condizioni deteriorarsi maggiormente: il 10% della popolazione con minor reddito ha sperimento infatti una contrazione percentuale del proprio reddito (meno 27%) assai superiore a quella vissuta dal restante 90%.

«L’indigenza si è ora stabilizzata e l’indebolimento strutturale della società italiana – basti pensare alla fragilità delle reti familiari e del mercato del lavoro – rende irrealistico immaginare di tornare ai livelli di povertà del 2007. Questa “normalità”, nell’Italia di oggi e di domani, rappresenta il punto dal quale partire per discutere le politiche di contrasto. Un fenomeno non privo di soluzioni ma che non si risolverà da sé, come conseguenza della ripresa economica. Si tratta, invece, di un problema sociale realisticamente affrontabile con adeguate politiche pubbliche».

Politiche che necessiterebbero però di un deciso cambio strategia rispetto a quella portata avanti anche dal governo Renzi. L’Italia ha una percentuale di stanziamenti dedicati alla lotta alla povertà inferiore dell’80% alla media dell’eurozona, e durante la crisi «in termini strutturali non è cambiato nulla». Gli interventi promossi (e pure quelli soltanto annunciati) dall’esecutivo a guida renziana lasciano ancora il Paese di fronte «a una povertà diffusa e a un welfare pubblico ancora del tutto inadeguato». Anche la strombazzata eliminazione della Tasi, ovviamente, non cambierà granché in quanto solo  il 35% delle famiglie in povertà assoluta attualmente la paga. «Il complessivo sforzo riformatore dell’attuale Esecutivo è più incisivo di quello di molti suoi predecessori. Tuttavia – osserva la Caritas – nello specifico della lotta alla povertà il Governo ha seguito una linea di sostanziale continuità con quelli che l’hanno preceduto: non ha, in altre parole, realizzato interventi significativi».

Molti interventi sarebbero invece possibili (e auspicabili) di fronte a un livello di povertà accettabile, ma la Caritas pone l’accento su una mancanza in particolare: l’Italia è ancora «l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, privo di una misura nazionale mirata a sostenere l’intera popolazione in povertà assoluta». Una forma di reddito minimo garantito continua dunque ad essere necessaria e auspicabile, a patto che non si rinunci (anche se oggi l’impegno è tutt’altro che forte) alla promozione di un “lavoro minimo garantito” e qualificato per tutti quanti siano in grado di svolgerlo.

«Occorre decidere – conclude la Caritas – se si vuole o meno dar vita ad un sistema fondato su una misura rivolta a chiunque sia in povertà assoluta, un livello essenziale costituito da un mix tra diritti nazionali e risposte disegnate dalla rete dei servizi locali e dotato di finanziamenti adeguati. Un sistema, in altre parole, come quello previsto dal Reddito d’Inclusione Sociale (Reis), proposto dall’Alleanza contro la povertà in Italia e del quale Caritas Italiana auspica l’introduzione».

L. A.