Risalgono i consumi? Molti in questi anni c’ha rimesso, mentre altri hanno già guadagnato

Disuguaglianza, al 20% degli italiani più poveri lo 0,4% della ricchezza. Al quinto più ricco va il 61%

Oxfam, il nostro sistema fiscale e previdenziale riduce le disparità di reddito del 34%, in Svezia è il 53%

[10 settembre 2015]

disuguaglianza crisi poveri povertà oxfam

Ai vertici della civiltà occidentale, in Europa, la disuguaglianza è un macigno che pesa. In Europa ci sono 342 miliardari (con un patrimonio totale di circa 1.340 miliardi di euro) e 123 milioni di persone – quasi un quarto della popolazione – a rischio povertà o esclusione sociale. In Italia, la distribuzione della ricchezza nazionale netta (la somma degli asset finanziari e non finanziari, meno le passività) tra le diverse fasce della popolazione italiana fotografata dall’Ocse nel 2010 (i dati più recenti!) è disperante: il 20% degli italiani più ricchi detiene il 61,6% della ricchezza nazionale netta, mentre il 20% degli italiani più poveri ne possiede appena lo 0,4%. Del 20% più ricco, inoltre, vi è il top-1% che detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta, quasi 38 volte la ricchezza del bottom-20%. La fascia del top-10% degli italiani più ricchi possiede il 44,8% della ricchezza nazionale, nove volte la ricchezza posseduta dal 40% più povero della popolazione.

I numeri sono quelli diffusi da Oxfam nel suo rapporto Un’Europa per tutti, non per pochi, diffuso ieri. Numeri che, benché non aggiornatissimi (l’Ocse è ferma addirittura al 2010, perché?) ci aiutano a recuperare un senso della prospettiva.

I tradizionali indicatori economici attraverso i quali misuriamo lo sviluppo, come l’andamento del Pil o quello dei consumi (gli ultimi diffusi ieri da Confcommercio), tra segnali contraddittori e marce indietro sembrano comunque segnalare un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni. «La crisi non è finita, è stata messa in pausa», ha avvertito però il presidente della Commissione europea durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione 2015. È bene non dimenticarlo, com’è necessario ricordare – mentre i consumi paiono tornare a crescere, il Pil a salire – che molti in questi anni c’ha rimesso, mentre altri hanno già guadagnato.

Rispetto al 2002, in Italia il numero dei miliardari è triplicato, passando da 13 a 39, mentre nel nostro Paese dal 2005 al 2014 la percentuale di persone in stato di grave deprivazione materiale è aumentata di 5 punti (dal 6,4% all’11,5%): sono quasi 7 milioni di persone, e tra di loro ad essere più colpiti sono i bambini e i ragazzi sotto i diciotto anni. Anche chi ha un lavoro è a rischio di cadere nella trappola della povertà: questa probabilità è particolarmente alta anche in Italia, dove l’11% delle persone tra i 15 e i 64 anni che lavorano è a rischio di povertà – un dato che ci posiziona al 24° posto tra i ventotto paesi dell’Unione Europea.

Eppure in Italia e in Europa – come del resto in tutto il mondo – la «povertà e l’aumento della disuguaglianza non sono – sottolinea Roberto Barbieri, direttore di Oxfam Italia – fenomeni inevitabili, ma sono l’effetto di scelte politiche troppo spesso effettuate tenendo in conto l’interesse di pochi e non quello di tutti i cittadini europei. Per questo chiediamo all’Unione Europea e ai suoi Stati Membri una maggiore trasparenza sul modo in cui vengono definite le politiche economiche e sociali. Perché non sia sempre una minoranza – potente e ben organizzata, ma pur sempre minoranza – di gruppi ricchi e potenti a dettare leggi che hanno un impatto sulla vita di tutti noi e che colpiscono in particolare i gruppi più vulnerabili».

Il rapporto Oxfam mette dunque in evidenza come i due fattori chiave che esasperano le disuguaglianze in Europa siano l’austerity e un sistema fiscale iniquo e non sufficientemente progressivo. Le misure di austerity introdotte dopo la crisi finanziaria del 2008 – tagli alla spesa pubblica, privatizzazione dei servizi, deregolamentazione del mercato del lavoro – hanno colpito duramente i più poveri. Allo stesso tempo, le multinazionali hanno potuto sfruttare la differenza tra i sistemi fiscali degli stati membri dell’Unione europea eludendo tasse per milioni di euro e privando quindi i governi di risorse significative per offrire servizi ai propri cittadini.

«La mancanza di cooperazione tra stati membri dell’Unione europea in materia fiscale e la disarmonia tra i sistemi fiscali – spiega dichiara Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia –  sta derubando i cittadini europei di risorse essenziali da impiegare in servizi sociali in Europa, per costruire un mondo più solidale e sicuro. Per questo chiediamo all’Unione Europea di porre fine alle iniquità dell’attuale sistema fiscale, contrastando l’abuso fiscale perpetrato dalle grandi multinazionali. I governi europei devono inoltre riconsiderare l’efficacia delle misure di austerity e piuttosto reinvestire nei servizi pubblici, garantendo a tutti salari dignitosi. Solo così eviteremo che a pagare il prezzo della crisi finanziaria siano i più poveri».

Si tratta di un percorso lungo e difficile, ma che è indispensabile intraprendere con decisione al più presto possibile. Ricordando che, in un simile contesto, anche le politiche dei singoli Paesi rimangono decisive per la qualità di vita dei propri cittadini. Da questo punto di vista, lo Stato italiano è invitato a fare autocritica. Il nostro sistema fiscale e previdenziale italiano, tra gli ultimi posti della classifica stilata da Oxfam per l’Europa, ha permesso nel 2013 una riduzione della disparità di reddito (misurata tramite l’indice di Gini) solo del 34%. Il sistema fiscale e previdenziale svedese, per esempio, è il più avanzato in Europa e favorisce una riduzione delle disuguaglianze di reddito del 53%; aspettando che l’Europa si muova come un corpo solo, anche l’Italia sarebbe bene facesse qualche passo.