L’ex ministro dell’Ambiente: «La qualità dell’aria a Taranto è buona. Ora servono 800 milioni di euro»

Ilva di Taranto, al via il processo. Fa discutere il dossier del sub-commissario Ronchi

L’azienda in via di risanamento ambientale. Bonelli: «Dichiarazioni scandalose»

[19 giugno 2014]

Il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi, a un anno dalla nomina a sub-commissario, ha presentato il dossier “Il risanamento ambientale dell’ILVA  dopo un anno di commissariamento”,  che analizza le cose fatte e quanto c’è ancora da fare e la qualità dell’aria rilevata dall’’Arpa pugliese. Dal report emerge che «molte prescrizioni ambientali sono state attuate, tutte quelle prescritte sono state avviate, la qualità dell’aria a Taranto è buona, in particolare per le polveri sottili i dati sono fra i migliori delle città italiane,  e  il benzo(a)pirene si è ridotto di 10 volte arrivando a 0,18 nanogrammi/m3 (l’obiettivo di qualità di legge è 1). L’Ilva è oggi un’azienda in via di risanamento ambientale».

Ronchi ha sottolineato che «a metà 2013, quando iniziò il Commissariamento, l’Ilva di Taranto era a rischio di chiusura per incompatibilità ambientale. Con un solo anno di Commissariamento non si poteva certo risolvere una simile crisi, ma oggi la situazione è sostanzialmente migliorata: l’Ilva è un’azienda in via di risanamento ambientale, con interventi tutti definiti, progettati e in  parte realizzati e una consistente riduzione dei suoi impatti sull’ambiente, a partire dalla qualità dell’aria nella città di Taranto rientrata, per tutti i parametri, nella norma».

L’ex ministro dell’Ambiente ha poi affrontato il tema scottante delle azioni necessarie per il futuro dell’Ilva: «Mi sono battuto per un anno – con spirito di servizio, per far fronte a innumerevoli difficoltà, in una delle realtà industriali più complesse del Paese, trovata in una crisi profonda. Con la pubblicazione in gazzetta del Dpcm con il Piano ambientale, si è entrati in una fase nuova. Per completare i numerosi e complessi interventi, rispettando le scadenze prescritte dal Dpcm-Piano ambientale  e affrontare la crisi dell’Ilva, sono necessarie però due condizioni. Una disponibilità finanziaria effettiva per il prossimo anno di  commissariamento di  almeno 550 milioni per il 2014 e di altri 250 milioni fino a giugno 2015, dedicati agli interventi prescritti in materia ambientale. Di poteri reali di decisione e di intervento di un Commissario per l’attuazione del  Dpcm, Piano ambientale – AIA: un sub-commissario, senza alcun potere di intervento non è più sufficiente».

Secondo il presidente della Commissione ambiente della Camera Ermete Realacci, «il giudizio positivo del sub commissario per il risanamento ambientale dell’Ilva, Edo Ronchi, sull’incontro avuto questa mattina con i ministri dello Sviluppo Economico Guidi e dell’Ambiente Galletti e con il neocommissario straordinario Ilva Gnudi rassicura, ma le convergenze emerse si devono tradurre in misure concrete. Come ho avuto modo di dire in altre occasioni non è pensabile alcuna soluzione di innovazione e futuro produttivo per l’Ilva se vengono disattesi gli impegni sul risanamento ambientale, condizione necessaria per dare futuro all’impianto: simul stabunt, simul cadent. Per il risanamento dell’Ilva servono inoltre responsabilità e risorse certe disponibili subito, che possono essere reperite, come previsto dal decreto 136 sulle emergenze industriali e ambientali, dai beni degli azionisti  e quindi innanzitutto della famiglia Riva. In questo quadro la conferma del ruolo di Ronchi sarebbe un importante elemento di garanzia. Il Parlamento è pienamente disponibile a lavorare nei tempi più rapidi possibili per arrivare alla soluzione del problema».

Invece per il co-portavoce dei Verdi, il leader dei Verdi,  Angelo Bonelli, «le dichiarazioni del sub-commissario Ronchi sulla qualità dell’aria di Taranto sono semplicemente scandalose. Sostenere che l’aria di Taranto è fra le più pulite d’Italia, come se si respirasse sulle Dolomiti, è un’offesa quel quello che i cittadini di Taranto subiscono ogni giorno. Secondo i dati Arpa dentro stabilimento Ilva ci sono meno concentrazioni di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) –  2 volte di meno – che nel quartiere Tamburi: quindi l’aria dentro fabbrica è più  pulita rispetto a quella del quartiere Tamburi. Inoltre Ronchi dovrebbe sapere che le polveri sottili di Taranto, al di là dell’aspetto quantitativo, sono più tossiche rispetto al resto d’Italia. Ma quello che è più grave che la cifra prevista per il risanamento dell’Ilva è passata dai 3,5 miliardi, cifra stimata a più riprese dal ministero dell’Ambiente, agli 800 milioni di cui ha parlato oggi il sub commissario .  All’orizzonte c’è forse un super sconto per eventuali nuovi compratori o per accontentare le richieste di Federacciai? Su questi “saldi” di fine stagione non solo chiediamo subito spiegazioni al ministro dell’Ambiente Galletti e al Governo ma presenteremo un esposto alla Procura di Taranto».

Sulla questione intervengono con una nota congiunta anche Greenpeace, Legambiente e Wwf: «Siamo molto preoccupati per come il Governo ha affrontato la vicenda dell’Ilva. L’Esecutivo alla scadenza del primo mandato del Commissario Bondi si è preoccupato di nominare un altro Commissario nella persona di Paolo Gnudi, senza tra l’altro fornire spiegazioni, ma non si è preoccupato di nominare il Commissario preposto al Piano di Risanamento Ambientale dato che sono passati oltre 15 giorni dalla scadenza del mandato del prof. Edo Ronchi. Ci auguriamo che già nel Consiglio dei Ministri di domani venga confermato e che gli siano dati pieni poteri decisionali e le risorse per attuare il Piano di risanamento. Per le risorse s’intervenga con un decreto d’urgenza per rendere disponibili i fondi sequestrati dalla procura di Milano per realizzare il Piano di Risanamento ambientale, come tra l’altro già previsto dalla L.6/2014, senza però condizionarli all’approvazione del Piano Industriale che sembra viaggiare in alto mare. Non si può aspettare ancora, sono già intollerabili i ritardi con cui è stato approvato il Piano di risanamento ambientale e rischia di impantanarsi per mancanza di liquidità. Il risanamento ambientale, il rispetto delle prescrizioni dell’Aia, l’innovazione tecnologica del processo produttivo sono la condizione perché l’impianto siderurgico continui a produrre e garantisca l’occupazione per Taranto e per gli altri stabilimenti. Con il Commissariamento dell’Ilva il Governo prese l’impegno solenne con i cittadini e i lavoratori che l’impianto sarebbe stato risanato per dare anche continuità alla produzione e garantire i posti di lavoro.  Ora il Governo mantenga gli impegni!»

Polemiche che infiammano mentre prende il via l’udienza preliminare del processo che dovrà accertare il grado di responsabilità delle 53 persone rinviate a giudizio in relazione alla gestione amministrativa e politica dell’lva di Taranto e il  Wwf Italia chiede  di entrare  come  parte  civile nel processo, evidenziando che «oltre e  ancor  più delle responsabilità penali e di ordine risarcitorio, che vanno senza dubbio individuate, chiediamo  un’azione rapida , concreta ed efficace per il risanamento  di  tutte le aree  contaminate. In Europa questo è stato possibile, come è accaduto per l’impianto siderurgico di  Linz  in Austria  dove , dopo anni di gravi inquinamenti, l’impianto è riuscito  a ripristinare la  qualità della vita di lavoratori e residenti  senza pesanti  impatti negativi sulle  attività degli impianti e in collaborazione  con il Governo centrale e locale. Riponiamo fiducia   nel nuovo Commissario dell’Ilva,  Piero Gnudi, appena nominato dal Governo e  giunto per la prima volta proprio ieri nello stabilimento siderurgico di Taranto: l’auspicio è che  affronti i molti e gravi punti critici ancora irrisolti  per il risanamento dell’Ilva per poter emulare  quanto già successo in altre parti del mondo: garantire e conciliare occupazione  e tutela di ambiente e salute»

Per Bonelli quello di Taranto è «il più importante processo della Storia della Repubblica in materia ambientale e di difesa della vita». Per i Verdi «il processo di Taranto deve essere un segnale di forte cambiamento che il governo deve saper cogliere avviando a Taranto un processo di conversione industriale che attraverso l’innovazione e le bonifiche può creare decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, così come sta avvenendo nel resto d’Europa a cominciare da Bilbao. Perché in Italia non possiamo fare quello che in tutt’Europa fanno da mesi? Chi vuole continuare ad avvelenare Taranto con un  modello industriale basato sulla diossina ruba il futuro alla città e alle generazioni presenti e future».