La Toscana arriva quarta in Italia tra le regioni green, ma perde due posizioni

I risultati della nuova classifica dell’osservatorio Ige di Fondazione impresa

[20 gennaio 2014]

La Toscana si conferma una terra dove la sostenibilità non si professa solo a parole. Storicamente questa regione ha sempre avuto un collegamento privilegiato con il suo territorio; plasmato nei millenni, gli ha conferito fama mondiale. La speranza è che questo rapporto possa sublimarsi pian piano anche nelle virtù della green economy, cuore verde del XXI secolo. Resta ancora molto da fare, ma possiamo dire di essere all’avanguardia in Italia. La classifica stilata dall’osservatorio Ige 2013 (Indice di green economy) di Fondazione Impresa posiziona infatti la nostra Regione al quarto posto, dopo Trentino Alto Adige, Umbria e Marche (in ambedue l’ultimo anno ha visto un salto dell’agricoltura biologica). Tra le regioni italiane maggiormente indirizzate verso una «crescita ecofriendly» la nostra conquista dunque la medaglia di legno.

Questa quarta edizione dell’osservatorio Ige, come in passato, fotografa lo stato d’arte della green economy in Italia tenendo conto di 21 indicatori: energia pulita, risparmio energetico, riciclo rifiuti, bioagricoltura, eco-edilizia, diffusione di licenze Ecolabel, per specificare qualche parametro. Ma anche piste ciclabili, turismo ecologico, prodotti bio, edilizia, rifiuti e carbon intensity (emissioni per unità di Pil). Quello che arriva da Ige, è bene ricordarlo, non è un segnale sporadico: altri studi sulla sostenibilità in Italia hanno già premiato la Toscana.

«La classifica stilata da Ige – ha commentato in proposito l’assessore regionale all’Ambiente e all’energia, Anna Rita Bramerini – conferma le conclusioni di altre ricerche in materia, svolte da diversi soggetti, che pongono sempre la Toscana ai primi posti di sostenibilità. Ne viene conferma anche da un recente studio dell’università di Pisa dal titolo La sostenibilità delle regioni italiane: la classifica di Irta Leonardo», redatto dagli economisti Tommaso Luzzati e Gianluca Gucciardi e presentato l’anno scorso durante un evento organizzato dalla nostra redazione all’interno di Quanto Basta, il festival dell’economia ecologica. Nello studio dei due economisti la Toscana entrava a pieno diritto nel podio delle regioni più sostenibili, oscillando tra il secondo e il terzo posto alle spalle del Trentino Alto-Adige.

Un risultato di eccellenza, dunque, sebbene all’interno di un contesto (quello italiano) dove la sostenibilità ambientale, sociale ed economica riveste ancora oggi un ruolo purtroppo marginale. Ma sul quale la nostra Regione vuol provare a scommettere per il presente ed il futuro. «La green economy è una priorità e in Toscana prevede di includere tutte le 4 fasi dello sviluppo – chiosa la Bramerini –  ricerca, produzione (anche sperimentale), installazione impianti, consumo sostenibile e efficienza». L’Italia non può continuare a sguazzare nel ruolo di consumatore passivo di tecnologie green, schiacciandosi su un piano di specializzazione produttiva che non crei le catene produttive necessarie per dare (buon) lavoro ai toscani di oggi e di domani. La Toscana può forse essere la testa di ponte per la pressa di coscienza di tutto il Paese; ce lo auguriamo, e in alcuni settori (vedi il riciclo dei rifiuti) delle eccellenze a livello europeo sono già presenti sul territorio. Ma anche in Toscana compiamo passi falsi: lo stesso osservatorio Ige 2013 riconosce alla nostra Regione un ottimo quarto posto in Italia, ma l’indice 2012 ci dava secondi. Non possiamo permettere di cullarci sugli allori. Soprattutto se vogliamo avere ambizioni di guida in Italia.