Le Hawaii vietano le creme solari: danneggiano le barriere coralline

Al bando dal 2021 i filtri anti-UV contenenti sostanze come ossibenzone e octinoxate

[7 maggio 2018]

Alcuni studi dimostrano che le sostanze chimiche, utilizzate come filtri anti-UV  contenute nelle creme solari di alcune marche famose sono estremamente dannose per le barriere coralline e la biodiversità marina e per questo le Hawaii hanno deciso di vietarle a partire dal primo gennaio 2021.

Infatti, qualche giorno fa il Parlamento dello Stato insulare Usa legislatori dello stato ha approvato una legge che vieta la vendita di creme solari che contengono sostanze chimiche come  l’ossibenzone (benzophenone-3 o BP-3) o l’octinoxate (Octyl Methoxycinnamate)  che sono coinvolti nello sbiancamento delle barriere coralline de che vengono utilizzate nella composizione di più di 3.500 prodotti di bellezza in commercio. Una volta firmata dal governatore democratico delle Hawaii David Ige, la legge vieterà espressamente la vendita e la distribuzione di filtri solari contenenti ossibenzone e octinoxate, con deroghe solo per i prodotti con prescrizione medica.

Il senatore democratico della Hawaii Mike Gabbard, che ha presentato il disegno di legge, ha detto all’Honolulu Star-Advertiser: «Sorprendentemente, questa è la prima legge di questo tipo al mondo. Quindi, mettendo al bando queste sostanze chimiche pericolose nelle creme solari, le Hawaii sono decisamente all’avanguardia. Se ci pensiamo, le nostre isole paradisiache circondate da barriere coralline, sono il luogo perfetto per stabilire un gold standard che il mondo seguirà. Questo farà un’enorme differenza nella protezione delle nostre barriere coralline, della vita marina e della salute umana».

Anni di studi hanno dimostrato che molte sostanze chimiche presenti in alcuni dei filtri solari più comuni hanno sostanze chimiche che danneggiano – e talvolta uccidono – i fragili sistemi di barriera corallina.

Studi come “Toxicopathological Effects of the Sunscreen UV Filter, Oxybenzone (Benzophenone-3), on Coral Planulae and Cultured Primary Cells and Its Environmental Contamination in Hawaii and the U.S. Virgin Islands” pubblicato nel febbraio 2016 su Environmental Contamination and Toxicology da un team di ricercatori statunitensi e israeliani, ha rivelato che l’ossibenzone – presente in  creme solari di marche notissine come Coppertone, L’Oreal e Banana Boat  – è tossico per lo sviluppo dei coralli e aumenta la loro predisposizione allo sbiancamento. «La sostanza chimica non uccide solo  il corallo, causa danni al DNA negli adulti e deforma il DNA nei coralli nello stadio larvale, rendendo improbabile che possano svilupparsi correttamente», hanno scritto i ricercatori nello studio realizzato sulle barriere coralline delle Hawaii e delle Isole Vergini americane». Sempre secondo questo studio, ogni anno circa 14.000 tonnellate di crema solare finiscono sulle barriere coralline di tutto il mondo e i ricercatori fanno notare che «Anche una piccola quantità di crema solare contenente ossibenzone può danneggiare i coralli». Come ha riportato anche il Washington Post, «l’equivalente di una goccia d’acqua in una mezza dozzina di piscine olimpioniche» è sufficiente a causare danni.

Secondo il leader del team di ricercatori, Craig Downs dell’Haereticus Environmental Laboratory, «L’uso di prodotti contenenti ossibenzone deve essere normato seriamente o nelle isole e nelle aree in cui la conservazione della barriera corallina è un problema critico. Nei Caraibi abbiamo perso almeno l’80% delle barriere coralline. Qualsiasi piccolo sforzo per ridurre l’inquinamento da ossibenzone potrebbe significare che una barriera corallina sopravviverà a un’estate lunga e calda, o che una zona degradata si riprenderà»

Ma tenere le creme solari lontano dalle barriere coralline non sarà un’impresa facile: questi prodotti non finiscono in mare solo a causa di chi fa il bagno vicino, provengono anche da tutti coloro che utilizzano le creme solari come protezione quotidiana.

Uno degli autori dello studio, il biologo John Fauth dell’University of Central Florida, ha detto all’Huffingtonpost Usa che «La prova più diretta [del danno] che abbiamo proviene da spiagge con una grande quantità di persone in ‘acqua. Ma un altro modo è attraverso le acque reflue. La gente si fa spesso la doccia, ma si dimentica che poi quell’acqua va da qualche parte».

Tra chi si è opposto alla nuova legge c’è chi teme che il divieto possa portare le persone a non utilizzare del tutto la protezione solare, con un possibile aumento dei casi di cancro della pelle. Il dermatologo Doug Johnson, portavoce dell’Hawaii Dermatology Society, ha scritto sull’Honolulu Civil Beat che  «La preoccupazione più importante è l’indiscutibile evidenza che collega la tragedia dell’esposizione solare all’epidemia di cancro della pelle, incluso il melanoma. Un divieto di questi filtri solari alle Hawaii – lo Stato con gli allarmi giornalieri per gli indici UV più elevati e tassi molto alti di cancro della pelle e melanoma – sarebbe un disastro per la salute pubblica».

Tuttavia, è possibile adottare misure per prevenire la contaminazione delle barriere coralline con i prodotti per proteggersi dal sole. Il National Park Service Usa raccomanda di utilizzare protezioni solari “reef-friendly” con ossido di titanio o ossido di zinco, invece dell’ossibenzone. Inoltre, è sempre più chiaro che, come dicono gli stessi dermatologi, esporsi troppo al sole per una tintarella “estrema” non è salutare.

In realtà le Hawaii sono le prime ad approvare una legge statale, ma altre località turistiche si sono già date regole sulle creme solari per proteggere le loro barriere coralline. Ad esempio, ad Akumal, in Messico, un’area nota per le sue tartarughe marine e coralli, i turisti vengono invitati a usare una protezione solare ecologica (o nessuna) per non disturbare la vita marina.

I parlamentari delle Hawaii sono d’accordo con i ricercatori e gli ambientalisti che ritengono che la nuova legge proteggerà una delle più importanti attrazioni turistiche delle Hawaii: le variopinte barriere coralline e la loro enorme biodiversità che proteggono migliaia di Km  di coste a dalle tempeste e che, come ha sottolineato la National oceanic atmospheric administration, «Sono considerate la chiave per trovare nuovi farmaci per il XXI secolo. Molti farmaci vengono ora sviluppati da animali e piante delle barriera corallina come possibili cure per cancro, artrite, infezioni batteriche umane, virus e altre malattie».

Inoltre, le barriere coralline forniscono servizi ecosistemici e risorse economiche a milioni di persone con industrie come la pesca e il turismo. Solo negli Usa, i valore commerciale delle attività di pesca nelle barriere coralline vale oltre 100 milioni di dollari.

Intervistata dalla KHON 2, la senatrice democratica Laura Thielen ha concluso: «Dato che i nostri coralli sono sottoposti a questo stress, dobbiamo aprire la strada per ridurre il danno proveniente da tutte queste fonti, Se le barriere coralline spariscono, spariranno anche tutta la nostra pesca, l’ecosistema e gli habitat. Quindi dobbiamo proteggerle»