Le trivelle, Bernie Sanders, il socialismo, Rossi e il ministro petrolifero terzomondista (VIDEO)

La polemica all’interno del Pd che sfiora appena il modello di sviluppo

[29 marzo 2016]

bernie sanders petrolio

Dopo le ultime vittorie di Bernie Sanders, il presidente della Regione Toscana – Enrico Rossi, candidato alla segreteria del Pd a sinistra di Renzi – si schiera decisamente con il vecchio candidato socialista. «Il socialismo – osserva infatti Rossi sulla sua pagina Facebook – è lotta alle diseguaglianze. Ce lo ricorda il socialista democratico statunitense Bernie Sanders: “Il primo e più importante tema – dice – è quello della diseguaglianza di reddito, perché le grandi ricchezze sono possedute da una manciata di individui… un tale livello di diseguaglianza è grottesco e immorale nonché negativo per l’economia”. Sanders se la cava decisamente bene nella corsa per la presidenza Usa. Io penso che anche in Italia e in Europa la sinistra socialista deve farsi coraggio e ripartire da questo tema, se vuole parlare ai giovani, ai disoccupati, ai lavoratori e ai ceti medi».

Rossi quindi considera Hillary Clinton troppo centrista, ma nel suo partito in molti – quelli che ritengono Sanders un obsoleto ferrovecchio socialista – considerano probabilmente l’ex first lady Usa una pericolosa ambientalista estremista, visto che alla fine, spinta anche dalla rimonta rosso/verde di Sandesrs, la Clinton si è dichiarata contraria alla costruzione dell’oleodotto Keystone XL e ha chiesto una moratoria per il rinnovo delle trivellazioni di petrolio gas nel Golfo del Messico e ha detto che se diventerà presidente fermerà le trivellazioni nell’Artico e confermerà il no portato avanti da Barack Obama qualche giorno fa a quelle nell’Atlantico.

Insomma, se Sanders e la Clinton fossero italiani voterebbero entrambi Sì al referendum del 17 Aprile e si sarebbero schierati – come hanno fatto per il no alle trivellazioni nell’Atlantico – con i 7 presidenti di Regione del Pd che hanno indetto il referendum, che poi il governo a guida Pd ha voluto fare ad ogni costo, facendo però di tutto perché mancasse il quorum, non accorpandolo alle elezioni amministrative e addirittura schierando il Pd con il fronte astensionista e definendo bugie le ragioni dei suoi 7 presidenti di regione.

Probabilmente la differenza tra il Partito democratico statunitense e il Partito democratico italiano sta anche qui: Sanders ha costretto la Clinton a rincorrerlo a sinistra, anche e soprattutto su temi ambientali, con una forte polemica contro la lobby dei combustibili fossili  e la sua enorme concentrazione di ricchezza che fa parte dello scandalo politico, sociale e morale della disuguaglianza richiamato da Rossi, ma che in Italia sembra assumere un’immagine eterea, poco concreta, con il ministro dell’Ambiente che va a parlare sul quotidiano di Confindustria atteggiandosi a terzomondista che vuole estrarre il poco petrolio e gas italiano per non sfruttare e inquinare i popoli dei Paesi in via di sviluppo, dimenticandosi di dire che l’Italia ha corposissimi interessi estrattivi proprio in quei Paesi e che fa affari d’oro con dittature e regimi universalmente additati come autoritari e/o corrotti – dal Congo alla Nigeria, fino al Mozambico – a cominciare da quello egiziano, che ci sta mostrando tutta la sua stupida ferocia con il caso Regeni.

Se Rossi pensa davvero  (e noi crediamo che lo pensi davvero) che il socialismo sia lotta alle disuguaglianze, dovrebbe fare come Sanders, o almeno come la Clinton, e dirci cosa ne pensa dell’estrazione di combustibili fossili che sono una delle cause prime delle disuguaglianze e delle guerre che hanno insanguinato il mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale e che hanno determinato e determinano l’attuale modello di sviluppo neoliberista, con i suoi enormi costi ambientali e sociali.

Invece Rossi non si esprime, anche se una multinazionale australiana, la Key Petroleum, dopo aver fatto tranquillamente prospezioni petrolifere nel Santuario dei cetacei Pelagos, nel 2010 aveva trovato petrolio proprio nel mare della Toscana, tra Pianosa e Montecristo ed avanzato richiesta di sfruttamento. Richiesta respinta dal ministro dell’Ambiente di Berlusconi, Stefania Prestigiacomo, ma che potrebbe tornare in auge se, in caso di fallimento del referendum del 17 aprile, si applicasse l’ipocrita terzomondismo petrolifero del ministro dell’Ambiente di Renzi, Gian Luca Galletti.

Ci sembra che il clima e il quadro politico che sta emergendo dal referendum lo riassuma bene sulla sua pagina Facebook Renzo Moschini, del Gruppo San Rossore: «La vicenda delle trivelle sta sputtanando governo, Pd e istituzioni. L’Unità di domenica 27 ha dedicato una intervista a Teresa Bellanova che a nome del governo considera il Si “solo terrore sulla politica energetica” e pura demagogia. Dalla Gruber a Emiliano che ribadiva che la Puglia intende tutelare il suo mare un Sabelli giurista e istituzionalista sghignazzando ha detto che il mare è dello stato e quindi le regioni non rompano e si ricordino che il Titolo V ha riportato quasi tutto a Roma e loro debbono starsene a cuccia. Quello che serve non è insomma un referendum ma una piano nazionale energetico che non può escludere petrolio, gas etc etc. Le regioni – nove – avevano chiesto per tempo un incontro con il governo proprio per discuterne ma con il cavolo l’incontro c’è stato. Insomma se ci voleva una conferma che il nuovo Titolo V fa acqua l’abbiamo avuta con quella salata».

Se si voleva conferma dei giganteschi e “disuguali” interessi che si nascondono dietro questo “inutile” referendum ci sembrano confermati in pieno proprio dall’agitarsi di un vasto fronte di interessi, non certo ispirato da idee progressiste, per farlo fallire. Se in Italia esiste ancora quella sinistra socialista che sembra risorgere in America, batta un colpo. Va bene anche su un barile di petrolio, si sente meglio.