Lo afferma nero su bianco il nuovo rapporto annuale Irex

Rinnovabili in fuga dall’Italia

[20 maggio 2014]

Progressivo abbandono delle centrali termoelettriche più obsolete. Per “colpa” di chi? Delle rinnovabili. Riduzione considerevole delle quotazioni della corrente elettrica all’ingrosso. Per “colpa” di chi? Delle rinnovabili. Ridurre delle emissioni di CO2. Indovinate per “colpa” di chi? Sì, esatto, delle rinnovabili. Lo afferma nero su bianco il nuovo rapporto annuale Irex che però aggiunge: in Italia il comparto delle energie pulite è in forte difficoltà e si costruiscono meno centrali di questo tipo.

Il calo complessivo delle operazioni nel 2013, rispetto al dato dell’anno precedente, è del 25% in termini di potenza e del 23% in termini di valore, con 204 operazioni, corrispondenti a 5.832 megawatt, per un valore stimato di 7,8 miliardi di euro. Per questo motivo, le aziende italiane del settore delle rinnovabili – fra le più innovative e al tempo con l’esperienza più lunga – rafforzano gli investimenti all’estero, dove il know how è particolarmente apprezzato.

«Si sta delineando un nuovo modello di mercato – dice Alessandro Marangoni, CEO di Althesys e direttore scientifico dell’IREX Annual Report, giunto alla sua sesta edizione. – Per reazione alla situazione di stallo italiana, le aziende conquistano nuovi mercati. Nel 2013 la crescita esterna ha raggiunto quasi la metà delle operazioni, sfiorando i 2,9 miliardi di euro, con un +16% sull’anno precedente. In pratica, mentre da noi nel 2013 rispetto all’anno precedente si investiva il 39% in meno nell’eolico e il 30% in meno nel fotovoltaico, le industrie italiane realizzavano oltre tre quarti dei nuovi impianti in altri Paesi, specie nei mercati emergenti e nelle Americhe: circa 1.900 megawatt su 2.400 totali. Molteplici le destinazioni, con in testa Nord e Centro-Sud America (oltre un terzo delle operazioni), mentre si iniziano ad ‘esplorare’ Asia e Africa».

L’Irex Annual report 2014, realizzato da Althesys in collaborazione con AssoRinnovabili, Erg Renew, Enel Green Power, Edison, Fiamm, Cva, Kinexia, Hfv, Falck Renewables, Anev, Anie Energia, Consorzio Italiano Biogas, Seci e Terna, è stato presentato stamani a Roma nel corso di un convegno “Il consolidamento del settore italiano delle rinnovabili tra internazionalizzazione e trasformazione del sistema elettrico. Quale strategia per l’Italia?” che si è svolto nella Sala delle Colonne di Palazzo Marini.

In soccorso delle rinnovabili italiane arriva anche in questo caso la “globalizzazione” verrebbe da dire visto che quello che viene definito il “Mondo Nuovo” delle rinnovabili è in Cile, dove l’eolico costa meno delle fonti tradizionali; in Brasile, dove sta partendo la prima gara per il fotovoltaico; in Cina, dove nel 2013 sono stati installati ben 16.000 megawatt di eolico e 12.000 di fotovoltaico; in India, che ha norme difficoltose, ma costi di costruzione molto bassi; in Sudafrica, dove sono presenti molte imprese italiane, anche con alleanze tra big player e piccole-medie “pure renewable”. Tutti mercati complessi, appunto, ma molto interessanti per le industrie italiane.

Lo studio riporta anche i casi del Marocco, con i primi passi nelle politiche di sviluppo; il Giappone con un settore fotovoltaico esploso grazie a tariffe molto attraenti; il Messico che ha varato riforme per aumentare gli investimenti privati; l’Arabia Saudita con un nuovo ambizioso piano per le rinnovabili e – da poco – la Russia; la Turchia con una domanda di elettricità in forte crescita e prezzi crescenti, esattamente l’opposto della situazione italiana.

A questi si aggiungono Paesi che già si caratterizzano per una particolare vocazione rinnovabile, come la California, leader per gli impianti fotovoltaici installati, o l’Inghilterra per l’eolico.

Qualcuno senz’altro dirà che in questi Paesi si andrà a distruggere paesaggi incontaminati per far posto all’eolico, ma tanto questa è una vecchia storia, di chi è convinto che esista l’impatto zero e che non tollera nemmeno il fotovoltaico. Noi ovviamente non vogliamo alcuna distruzione dell’ambiente, ma se si tratta di scegliere tra la riduzione dell’utilizzo e il progressivo abbandono del nucleare, del carbone o degli idrocarburi, o l’eolico e il fotovoltaico, non abbiamo dubbi. Come non abbiamo dubbi che certamente nella transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili sia necessario usare il gas, e certamente investire sull’efficienza energetica a tutte le latitudini. Argomento che regge solo fino a un certo punto è poi la crisi, che certamente ha dato una mano a ridurre i consumi e le emissioni, ma che nessuno si augura che duri, oltre al fatto che in altre parti del mondo è già stata superata, almeno quella relativa ai consumi energetici.

Tornando all’Italia, il rapporto spiega che ormai le rinnovabili rappresentano più di un terzo dell’energia italiana e hanno avuto un effetto benefico sui prezzi all’ingrosso (circa un miliardo la riduzione nel 2013). Si stanno progressivamente integrando nel sistema, limitando gli effetti sul mercato dei servizi di dispacciamento nonostante la loro forte crescita. Il rapido mutamento della struttura del settore dovuto dalle rinnovabili non inciderà però sull’adeguatezza del sistema.

«Il sistema elettrico raggiungerà un nuovo equilibrio tra il 2017 e il 2020 – spiega ancora Marangoni – soprattutto con l’avvento della produzione elettrica distribuita e il diffondersi di sistemi di accumulo e stoccaggio, che imporranno nuovi modelli di mercato».

Le analisi dell’Irex riferite a questo triennio mostrano in effetti che, nonostante un progressivo abbandono delle centrali termoelettriche più obsolete, il sistema sarà in equilibrio. Un contributo potrà arrivare anche dai sistemi di accumulo diffusi i quali, accoppiati con i piccoli impianti fotovoltaici diffusi in tutta Italia, potranno portare sensibili benefici agli utenti, così come al sistema Paese nel suo complesso.