Senza giustizia fiscale quella sociale e ambientale rimarrà solo un sogno (VIDEO)

Una giornata internazionale di sensibilizzazione sul fisco giusto coordinata in Italia da Oxfam

[7 settembre 2016]

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Oggi la Apple abbaglierà nuovamente il mercato globale lanciando il suo nuovo modello di iPhone. Come ogni anno, non tarderanno a intravedersi capannelli di consumatori esaltati di fronti agli Apple store di tutto il mondo, in modo da addentare per primi la nuova, succosa (e costosa) novità tecnologica. Come per magia, l’accusa dell’Unione europea rivolta alla multinazionale – ovvero quella di pagare indebitamente un’aliquota fiscale ridicola sui prodotti venduti in Europa, lo 0,005% nell’anno 2014 – passerà non in secondo ma in ultimo piano.

Si badi bene, la Apple produce oggetti di consumo effettivamente meravigliosi (chi avesse dubbi può controllare l’andamento delle sue vendite negli ultimi anni), anche se non necessariamente sostenibili. L’entusiasmo dei suoi fan è comprensibile, anche se talvolta straniante. Ciò che rimane inaccettabile è il contrappasso, ovvero la bassa soglia d’attenzione pubblica – e di pressione politica – rivolta al tema della giustizia fiscale.

Difficile individuarne un altro più bollente nel contesto internazionale, viste le sue molteplici e pesantissime ricadute. Secondo l’ong Oxfam, l’elusione e l’evasione fiscale delle multinazionali “costa ai Paesi in via di sviluppo tra 100 miliardi e 160 miliardi di dollari all’anno e se si stima il trasferimento dei profitti la cifra raggiunge tra 250 e i 300 miliardi di dollari all’anno”. Si tratta di uno dei tanti “danni collaterali” che il primo mondo riversa sul terzo. Lo stesso si può dire della partita climatica. Come documentato ancora una volta da Oxfam, il 50% delle emissioni di CO2 mondiali arriva dal 10% più ricco della popolazione, mentre il 50% più povero – al contrario – è responsabile solo del 10% delle emissioni. Ma ne paga il conto più salato in termini di cambiamenti climatici.

La giustizia fiscale, quella sociale e quella ambientale si intrecciano d’altronde su moltissimi livelli, accentuando le disuguaglianze anche all’interno dei paesi ricchi. Come l’Italia: come sottolineano sempre da Oxfam, «la ricchezza dell’1% più ricco degli italiani (in possesso del 23,4% di ricchezza nazionale netta) è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali». Estendendo al massimo il concetto di disuguaglianza economica, secondo l’ong il divario si allarga ancora di più, tanto che oggi (dato 2014) «l’1% delle persone più ricche detiene più di quanto posseduto dal 60% della popolazione (36,6 milioni di persone)».

Dati crudeli e sottaciuti, che si rispecchiano nell’andamento dello stesso trend a livello globale. Tanto che appena 62 persone posseggono «la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, ossia la metà più povera della popolazione mondiale». Com’è possibile? Almeno 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica. «Secondo una recente stima – dettaglia Winnie Byanyima, direttore esecutivo di Oxfam International – 7.600 miliardi di dollari di ricchezza individuale (pari a più dei Pil di Regno Unito e Germania messi insieme e ai tre quarti della ricchezza netta delle famiglie italiane nel 2015) sono attualmente custoditi off-shore».

Eppure «solo l’1,5% delle super-ricchezze – stima sempre Byanyima – basterebbe per garantire istruzione e sanità a tutti i cittadini dei paesi più poveri». E secondo il Programma Onu per l’ambiente (l’Unep), sarebbero sufficienti 1.500-2.000 miliardi di dollari d’investimenti l’anno, a livello globale, per realizzare la transizione ecologica dell’economia globale. È evidente che, se la mano pubblica potesse utilizzare l’enorme disponibilità di ricchezze occultata al fisco, tale operazione sarebbe assai più semplice.

Se non vogliamo un inferno per tutti, è indispensabile che i paradisi fiscali scompaiano. Al termine dell’ultimo G20, appena conclusosi in Cina, i leader dei paesi più ricchi del pianeta hanno promesso che entro l’estate 2017 sarà compilata una black list internazionale di paesi e realtà finanziarie che offrono protezione agli evasori, e quanti non rispetteranno la trasparenza verranno pesantemente sanzionati. In attesa che si realizzi, è un ottimo proposito. Un ulteriore, indispensabile passo avanti consiste nella necessaria regia sui sistemi fiscali internazionali, in modo che anche la via di fuga (legale) dell’elusione fiscale venga bloccata.

Perché tutto ciò si realizzi, la pubblica pressione sulla politica dev’essere molto elevata. Perciò la redazione di greenreport aderisce volentieri, con quest’articolo, al Tax Justice Blogging Day, una giornata internazionale di sensibilizzazione sulle tematiche di giustizia fiscale coordinata in Italia da Oxfam: quella giornata è oggi, e non deve finire.

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