Investimenti per oltre 1 miliardo di euro, dal pubblico circa 90 milioni

Svolta per l’acciaio a Piombino: Jindal firma passaggio di proprietà e Accordo di programma

I patti prevedono «il riassorbimento di tutti i lavoratori» spiega il presidente della Regione Toscana, che parla di «riconversione ecologica della siderurgia di Piombino»

[25 luglio 2018]

Mentre sul fronte Ilva filtra grande incertezza dal ministero dello Sviluppo economico guidato da Luigi Di Maio, dato che «si ritiene che ci siano i presupposti per avviare un procedimento amministrativo finalizzato all’eventuale annullamento» della gara che avrebbe aggiudicato l’acciaieria alla cordata guidata da ArcelorMittal, a Piombino si è invece aperta ieri una nuova pagina per il futuro dell’industria siderurgica: è stato infatti sia formalizzato il passaggio di proprietà dello stabilimento ex Lucchini dagli algerini di Cevital agli indiani di Jsw Steel Italy, sia sottoscritto al Mise il nuovo Accordo di programma per la reindustrializzazione e la riqualificazione ambientale dell’area di Piombino.

Hanno firmato l’Accordo per la parte pubblica il sottosegretario Dario Galli, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il sindaco di Piombino Massimo Giuliani, il presidente della Provincia di Livorno Alessandro Franchi, il ministero dell’Ambiente, l’Autorità portuale di Livorno-Piombino, l’Agenzia del Demanio, mentre per la parte privata Aferpi, Piombino Logistic, Jsw Steel Italy.

Come spiega il presidente Enrico Rossi, in base al nuovo accordo Jindal si impegna a produrre acciaio costruendo due forni elettrici per una produzione di almeno due milioni di tonnellate (18 i mesi richiesti dall’azienda per presentare i progetti di costruzione dei nuovi forni), e con l’atto del passaggio di proprietà l’occupazione di oltre 2000 addetti «passa automaticamente a Jindal. Non ci sarà subito il reimpiego di tutti i lavoratori. Si inizierà – dettaglia Rossi – con 435 lavoratori ai laminatoi a settembre, cresceranno a 600, conteggiando anche gli impieghi per le demolizioni, fino a 1500 con l’allestimento degli impianti di produzione dell’acciaio. Per questo chiediamo al governo la protezione sociale della cassa integrazione. L’accordo alla fine prevede il riassorbimento di tutti i lavoratori». Inoltre, Jindal si è mostrato molto interessato anche al porto di Piombino ammodernato con la regia della Regione Toscana, e al proposito «presenterà presto un piano e potrà avere le concessioni dalla Port Authority».

In cambio di questo progetto, le istituzioni, a fronte di un piano da 1 miliardo e 50 milioni di euro di investimenti, si impegnano a sostenere «con un contributo di 33 milioni del ministero dello Sviluppo economico progetti di tutela ambientale e di risanamento, a cui si aggiungono 30 milioni della Regione Toscana per l’efficienza energetica e ambientale del ciclo produttivo e altri 30 milioni, sempre della Regione, per progetti di ricerca e formazione. La Regione quindi mette a disposizione 60 milioni in totale a cui si sommano i 33 milioni del Ministero dello sviluppo economico: oltre 90 milioni che stanno nel quadro dei contributi tipicamente erogati in queste situazioni, cioè circa il 10% dell’investimento complessivo».

Il presidente Rossi dichiara inoltre che «si può parlare tranquillamente di riconversione ecologica della siderurgia di Piombino», in quanto «l’azienda si impegna sulle demolizioni e a riorganizzare lo stabilimento in modo da allontanare le produzioni dal centro di Piombino e a fare i risanamenti ambientali. Bisogna sottolineare – precisa inoltre Rossi – che verrà ridotto consistentemente l’impatto ambientale in termini di qualità dell’aria».

Quelli posti ieri sono dunque tasselli fondamentali per tornare a colare acciaio a Piombino, ma naturalmente non ancora tutto è definito, ed è necessariamente presto – del resto i pregressi insegnano – per cantare già vittoria. «Ora occorre prendere visione concreta del piano industriale e fissare, in tempi brevi, un nuovo incontro con il Mise per la definizione degli ammortizzatori sociali dei lavoratori diretti e dell’indotto, vista l’imminente scadenza degli stessi in previsione della realizzazione del nuovo piano industriale per il sito – affermano al proposito in una nota congiunta Antonio Spera, Segretario Generale Ugl Metalmeccanici, Sabrina Nigro, Segretario Ugl Livorno, e Claudio Lucchesi, Coordinatore provinciale Ugl Metalmeccanici – Importante sarà anche conoscere nei dettagli gli scenari previsti relativamente agli smantellamenti e alle bonifiche dell’intera area industriale». Un punto assai dolente.

Ad esempio, dalla giornata di ieri non è emerso nessun riferimento ufficiale ai famosi 50 milioni di euro di risorse pubbliche che vennero stanziati nel 2014 – quando fu firmato l’Accordo di programma dell’era Cevital – per dare una scossa alle bonifiche del Sin, ma da allora mai arrivati.

Per misurare (e mitigare) gli impatti ambientali inevitabilmente legati alla ripartenza dell’attività produttiva occorre inoltre considerare la parte relativa ai (nuovi) rifiuti che verranno prodotti: produrre 2 milione di tonnellate d’acciaio l’anno da forno elettrico – che rappresenta un vero e proprio impianto di riciclo, inserito nell’ottica dell’economia circolare – significa dover gestire nello stesso periodo circa 400mila tonnellate di scarti di processo e rifiuti legati all’attività produttiva. In larga parte si tratta di materiali che possono a loro volta essere riciclati (gli altri vanno smaltiti in sicurezza), ma il tema non era neanche sfiorato nel vecchio Accordo di programma. Nello schema di Accordo approvato poche settimane fa, il 5 luglio, sembra invece siano stati compiuti passi avanti. Non rimane che attendere la prova dei fatti.