Non saranno rilasciate più autorizzazioni per la coltivazione

La Toscana dice basta alla CO2 dal sottosuolo

Il gas sarà raccolto (gratuitamente) dalle centrali geotermoelettriche sul territorio regionale

[2 settembre 2014]

L’anidride carbonica, più comunemente nota come CO2, è oggi principalmente conosciuta come una bestia nera nel mondo ambientalista, legata a doppio filo con l’evolversi dei cambiamenti climatici. È un gas serra, certo, ma anche una materia prima utile a centinaia di moderni impieghi industriali: dalla refrigerazione alla metallurgia, dall’impiego negli impianti del tessile a alle cartiere, la CO2 è protagonista. Il paradosso è che in altri settori rappresenti un prodotto di scarto, che in eccesso risulta grandemente nocivo per l’equilibrio climatico globale. Oggi, la Toscana ha deciso di remare con più forza contro questo paradosso.

La giunta regionale, infatti, ha avviato la discussione su un provvedimento categorico: la Regione non rilascerà più concessioni alle aziende che intendono coltivare anidride carbonica dal sottosuolo toscano in maniera tradizionale; si tratta di una scelta già prefigurata – precisano da Firenze – dal Paer, il Piano ambientale e energetico regionale in fase di approvazione, nel quale si prevede che in sede di valutazione di impatto ambientale sia considerata, in una logica di valutazione costi-benefici tra le alternative proposte, la possibilità di ricorrere a differenti tecniche di coltivazione della Co2 se meno impattanti di quelle estrattive.

“E’ una posizione – spiega il presidente Enrico Rossi – di responsabilità nei confronti dell’ambiente, ma anche delle esigenze del sistema produttivo. E valorizzeremo anche così un primato della Toscana, l’unica regione in Italia dove viene svolta attività geotermoelettrica e dove esiste un accordo con Enel che permette di raccogliere la CO2 dai camini delle centrali gratuitamente. La direttiva che la giunta darà ai suoi uffici sarà quindi quella di non procedere al rilascio di ulteriori concessioni secondo i metodi tradizionali”. Gli accordi stipulati con Enel Green Power – unica titolare delle concessioni geotermoelettriche in Toscana – prevedono che si sviluppino progetti per il recupero e il riutilizzo della CO2 emessa dalle centrali ed a tal scopo impegnano la società a concedere gratuitamente la CO2 in uscita dagli impianti di abbattimento AMIS nonché gli spazi nell’ambito delle centrali per la realizzazione degli impianti necessari.

Il territorio toscano vedrà dunque liberare i propri spazi dall’impatto che l’estrazione di una materia vergine come la CO2 comporterebbe, garantendo al contempo l’approvvigionamento grazie alle possibilità offerte da un’energia rinnovabile come quella geotermica. Il ciclo economico diventa un po’ più chiuso, con meno sprechi e più efficienza. Un metodo che, nel caso della CO2cd, può sostituire il tradizionale, che prevede invece la perforazione del terreno tramite trivelle e la conseguente estrazione della CO2 dal sottosuolo. Al momento le concessioni per l’estrazione della CO2 con metodi tradizionali in Toscana sono 8: due nel comune di Montepulciano (Si), due in quello di Pergine (Ar), una a Laterina (Ar), una a Rapolano Terme (Si), una a Castelnuvo Berardenga (Si) e una a Caprese Michelangelo (Ar).