Prosegue l’analisi del rapporto redatto dalla Ellen McArthur Foundation

Una strategia circolare per la plastica: riuso per il 20% del packaging

Ad oggi il consumo di imballaggi si attesta su una media europea di 160 kg, con l’Italia in cima alla classifica con oltre 200 kg procapite

[4 aprile 2017]

Dal programma The new plastics economy lanciato dalla Ellen McArthur Foundation nel 2016 che oggi vede la partecipazione  di  oltre 40 soggetti è nato un piano di intervento recentemente presentato a Davos dal titolo The Npe: catalysing action. Il piano di azione identifica tre strategie di intervento basate su: riprogettazione, riuso e riciclo  ciascuna mirata ad uno specifico segmento del mercato del packaging. Questo intervento dedicato alla strategia del riuso segue un primo dedicato alla strategia della progettazione e precede il prossimo che verterà sul riciclo.

Riuso per il 20% del packaging

Secondo il piano di azione alcune recenti innovazioni nei modelli distributivi e un’evoluzione nei modelli di consumo aprono la strada a opportunità di riutilizzo per almeno il 20% in peso degli imballaggi sul mercato. Pratiche di riutilizzo già maure in corso hanno dimostrato non solamente di poter garantire le funzionalità proprie dell’imballaggio monouso,  ma di poterle anche migliorarle con un minore impatto ambientale ed economico.

Come accennato nel primo intervento ridisegnare i modelli distributivi, e non solamente riprogettare l’imballaggio, può offrire una risposta per gestire diversi imballaggi problematici. Un’opportunità di sostituzione per imballaggi di piccolo formato o non riciclabili può essere offerta da modalità di erogazione di prodotto che prevedono l’uso di contenitori riutilizzabili da riempire, o a rendere, in cambio di un contenitore pieno. Nel settore della detergenza e della cura della persona la commercializzazione di prodotti alla spina o concentrati ha dimostrato di poter effettivamente sostituire gli imballaggi monouso con l’evidente vantaggio di poter trasportare solamente gli ingredienti attivi che sono una minima percentuale rispetto al principale ingrediente che è l’acqua. Questi modelli innovativi di commercializzazione dei prodotti possono portare ad un risparmio di plastica per il packaging nell’ordine del 80-90% e a un risparmio sui costi del packaging pari al 25%-50%.

Questo scenario comparato con il sistema attuale di utilizzo monouso può portare, secondo le stime riportate nello studio, ad una riduzione delle emissioni di gas serra quantificabili tra l’80 e l’85%.
Il riuso dei contenitori può essere esteso a tutti i prodotti che sono per lo più costituiti da acqua e allo stesso modo si presta nel ridurre il consumo di acqua in bottiglia, gassata inclusa grazie alla diffusione dei gasatori domestici dei punti di refill o fontane nei luoghi maggiormente frequentati.

Le recenti politiche che nei vari stati hanno ridotto il consumo di shopper “usa e getta” attraverso l’introduzione di varie misure, hanno dimostrato che rendere socialmente accettabili queste pratiche è possibile. Sostituire gli oltre 300 miliardi di shopper monouso che si stima vengano ancora usati ogni anno, comporterebbe tra gli altri vantaggi ambientali un risparmio annuo di 9 miliardi di dollari con oltre 2 milioni di tonnellate di materiale plastico non consumato . L’accettazione sociale di pratiche di riutilizzo – si legge nel piano- potrebbe anche riportare in auge sistemi di riutilizzo già testati come il vuoto a rendere per le bevande.

Le bottiglie per bevande rappresentano la principale applicazione del comparto del packaging con una quota del 16% del mercato in peso. Nonostante esse vengano raccolte un po’ in tutto il mondo si registra nel mercato delle bottiglie monouso una perdita di valore economico significativa. Persino per le bottiglie in PET il 50% delle bottiglie in Europa sfugge alla raccolta. Come dimostrato da diversi studi, i sistemi di riuso in cui le bottiglie vengono recuperate, sanificate e riempite più volte (con o senza il deposito su cauzione) permettono,date le giuste dimensioni locali, un risparmio sui costi del materiale e una soluzione dal minore impatto ambientale.

Riuso nel trasporto merci per il B2B & B2C

Nel mercato B2B (business-to-business) l’imballaggio riutilizzabile in plastica rigida sotto forma di pallet, casse, cassette con sponde fisse o abbattibili, bidoni, ecc è già una realtà anche se esistono spazi significativi di crescita. Secondo EURepack (European Reusable Packaging & Reverse Logistics Consortium) nella Distribuzione Organizzata l’indice di utilizzo delle cassette nel reparto ortofrutta supera il 50% ma ci sono ancora ampi margini di crescita sempre nel settore dei cibi freschi. Nel piano vengono citati esempi di imballaggi industriali che da un utilizzo marginale potrebbero conquistare maggiori quote di penetrazione del mercato. Ci sono aziende come Loadhog che hanno sviluppato delle soluzioni riutilizzabili per sostituire il film plastico che viene utilizzato per assicurare e proteggere le merci trasportate sui pallet di cui se ne consumano circa 5 – 6 milioni di tonnellate annue. Oppure, per fare a meno del film plastico, si stanno esplorando soluzioni che passano da uno sviluppo e standardizzazione di contenitori modulari agganciabili tra loro a formare una sola unità. Questa soluzione è stata esplorata all’interno del progetto MODULUSHCA che si fonda sulla visione del Physical internet of things.

Mentre gli imballaggi secondari come buste o scatole venivano gestiti a fine vita prevalentemente da aziende e negozi l’aumento degli acquisti online porterà ad una maggiore di questi imballaggi nel rifiuto urbano. Mentre l’industria sta ponendo maggior attenzione al tema della riciclabilità per questa tipologia di imballaggi (evitando ad esempio punti metallici e adesivi)  è altrettanto necessario adottare misure preventive mirate a questo segmento. Il piano menziona a questo  proposito Repack un progetto lanciato nel 2011 da una start up finlandese che mette a disposizione delle aziende di e-commerce associate una gamma di imballaggi riutilizzabili personalizzati. Repack gestisce un sistema incentivante che garantisce una percentuale di restituzione degli imballaggi da parte dei clienti pari al 95%.

Nonostante il riutilizzo giochi un ruolo di primo piano nei modelli di business circolari senza un quadro fiscale di incentivi e disincentivi difficilmente il mondo industriale si muoverà spontaneamente in tale direzione. Per evitare che le aziende nell’attuazione della gerarchia EU della gestione dei rifiuti si concentrino esclusivamente sul riciclo, saltando le opzioni ambientalmente più sostenibili come prevenzione e riuso, è pertanto necessario fissare degli obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti anche per il packaging. E’ stato presentato recentemente un position paper congiunto da parte di un gruppo di associazioni europee che promuovono il riuso che chiede alla commissione europea di prevedere all’interno del pacchetto per l’economia circolare degli obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti che, oltre a ridurre il consumo di risorse, hanno la potenzialità di innescare misure di prevenzione come, ad esempio, il riuso anche per il packaging. Per i promotori, inoltre, la produzione annuale procapite di rifiuti da imballaggio dovrebbe scendere a 120 kg nel 2025 e 90 kg nel 2030. Ad oggi il consumo di imballaggi si attesta su una media europea di 160 kg con l’Italia in cima alla classifica con oltre 200 kg procapite.

*Reloop, Environmental Action Germany (Deutsche Umwelthilfe – DUH), all’European Association of Beverage Wholesalers (CEGROBB) e all’Association of Small and Independent Breweries in Europe (S.I.B.)

a cura di Silvia Ricci, associazione Comuni virtuosi