World economic forum, è nell’ambiente il rischio più pericoloso del 2018

L’altro grande protagonista è la disuguaglianza. Anche per il capitalismo “illuminato” è giunto il momento di «negoziare un nuovo contratto sociale»

[18 gennaio 2018]

Nella lussuosa località svizzera di Davos sta per tornare in scena (dal 23 al 25 gennaio) il World economic forum 2018, ma a guardare i temi del dibattito sembra che l’ultimo anno non sia passato. Il Wef ha presentato ieri il suo nuovo Global risks report, la pubblicazione annuale che contiene le opinioni degli esperti e dei politici al livello globale sui rischi più significativi che affliggono il mondo, e questi rischi – anche se a seguire la cronaca italiana non si direbbe – riguardano gli stessi temi del 2017: ambiente e disuguaglianza. Con una significativa differenza.

Il report del World economic forum si basa su un’indagine annuale svolta dallo stesso Wef chiamata Global risks perception survey, e i risultati suggeriscono che gli esperti consultati si stanno preparando per anno dal rischio elevato; infatti il 59% dei quasi 1.000 intervistati indica un’intensificazione dei rischi, mentre solo il 7% ritiene che i rischi stiano diminuendo.

È interessante notare come i rischi ambientali prevalgano per il secondo anno consecutivo, dopo la rilevazione effettuata l’anno scorso. Al pari del 2017, infatti, l’ambiente si è rivelato di gran lunga la maggiore preoccupazione sollevata dagli esperti, e gli eventi meteorologici estremi sono visti come il rischio più rilevante. In particolare, tra i cinque rischi la cui probabilità di avverarsi nei prossimi 10 anni è data come più elevata, tre posti sono occupati dai rischi ambientali: al primo posti gli eventi meteorologici estremi, al secondo i disastri naturali e al quinto il fallimento delle politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Per quanto riguarda invece i rischi dall’impatto più rilevante, solo la voce “armi di distruzione di massa” – al primo posto – non rientra nella categoria dei rischi ambientali: le altre 4 delle prime 5 posizioni invece sì, aggiungendo ai rischi già nominati quello relativo alle crisi idriche.

In buona sostanza, tra i 30 rischi globali a cui è stato chiesto agli esperti di stabilire l’ordine di priorità, tutti e cinque i rischi ambientali (condizioni meteorologiche estreme, collasso dell’ecosistema, disastri naturali, disastri causati dall’uomo, e il fallimento della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici) sono stati classificati tra i primi posti in termini di probabilità che si verifichino e impatto.

L’altro grande protagonista dei rischi mondiali per il 2018 – e il paradosso al limite dell’ipocrisia è che l’allarme venga lanciato proprio dal World economic forum di Davos, non esattamente una kermesse proletaria – è la disuguaglianza. Al primo posto tra i rischi più rilevanti per il business spicca infatti la disoccupazione-sottoccupazione, mentre al quinto posto si affaccia la “profonda instabilità sociale”.

Secondo il World economic forum il modello economico prevalente nel mondo è un fallimento che nonostante tutto rimane in piedi: «Nonostante l’impegno di un certo numero di amministratori delegati sia per gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) dell’Onu sia per l’Accordo sul clima di Parigi, il potere dell’avidità delle imprese assicura la sopravvivenza del modello economico dominante. Quando i governi sono intimiditi, o semplicemente non si preoccupano di far rispettare i fondamentali diritti umani e del lavoro, o di assicurare che le tasse sulle imprese siano pagate in modo da poter investire nella protezione sociale e nella salute e nell’educazione dei propri cittadini gente, cedono il controllo all’avidità delle multinazionali».

Ed è quanto sta accadendo, secondo gli stessi esponenti – i più illuminati, evidentemente – del capitalismo internazionale, secondo i quali «è tempo di negoziare un nuovo contratto sociale». Non sono i soli a pensarla così: secondo un sondaggio condotto nel 2017 dall’Ituc (la Confederazione sindacale internazionale) l’85% della forza lavoro mondiale vuole riscrivere le regole dell’economia globale, minata alla base dalla disuguaglianza. Una percentuale simile a quella emersa in Italia da un sondaggio condotto da Oxfam nel 2016, secondo il quale l’80% dei nostri concittadini ritiene prioritario ridurre le disuguaglianze economiche.

Ambiente e disuguaglianza, dunque: se qualche candidato in corsa per le prossime elezioni politiche del 4 marzo fosse in cerca di spunti, farebbe bene a seguire i consigli del World economic forum.