Il Comune di Ravenna: stop alla piattaforma Angela Angelina, subsidenza insostenibile

Chiusura anticipata della piattaforma Eni che sta “affondando” il Lido di Dante

[4 aprile 2016]

piattaforma Angelina

Secondo il fronte referendario e le associazioni ambientaliste che da anni si battono per denunciare la subsidenza provocata dall’estrazione di gas al largo della costa dell’Emilia Romagna, il voto del Consiglio comunale di Ravenna che chiede all’Eni di chiudere la piattaforma offshore Angela Angelina prima della scadenza della sua concessione è «Il primo segnale importante di come non si possa più ignorare i veri impatti di queste attività» e «conferma l’importanza della vittoria del Sì al referendum del 17 aprile, per dare un termine certo alle attività estrattive in corso».

Angela Angelina è la piattaforma più vicina alla costa tra le 47 attive in Emilia Romagna per l’estrazione di gas entro le 12 miglia, ed opera a soli 2 km dalle spiagge di Lido di Dante, nella concessione Eni A.C 27.EA attiva dal 1975, 4 pozzi collegati con una produzione totale di gas nel 2015 di 298.892.248 Smc e che sarebbe dovuta arrivare a scadenza naturale l’1 gennaio 2027. Un’attività che ha causato un abbassamento del territorio di Lido di Dante, dovuto al fenomeno della subsidenza.

Quello del Consiglio comunale di Ravenna è un voto ancora più significativo perché viene da una maggioranza PD-Repubblicani che è ufficialmente schierata per il no/astensione al Referendum del 17 Aprile, ma poi vota la mozione anti-piattaforme e subsidenza proposta dalla consigliera comunale Ilaria Morigi di Sel perché si avvii con Eni un nuovo confronto sulla «totale cessazione del punto di estrazione con netto anticipo rispetto alla scadenza della concessione» e il «trasferimento delle royalty alla tutela della costa». Un voto che ha sorpreso il resto dell’opposizione che alla fine ha votato contro perché, come ha spiegato il consigliere 5Stelle Pietro Vandini,  «Condividiamo parte di questo documento, ma come fate a sostenere l’astensione dal referendum e al contempo lo spegnimento dell’Angela Angelina?»

Come fa notare Corriere Romagna.it, «Il primo a parlare dell’opportunità di chiedere a Eni il ripensamento sull’Angela Angelina, la trivella che si erge a nemmeno tre chilometri dalla battigia di Lido di Dante, era stato a ottobre scorso l’assessore Enrico Liverani, scomparso dopo poco. Il tema fu ripreso durante il confronto sul protocollo Eni per l’iniezione di acqua nei pozzi di prelievo, ma per essere in realtà accantonato poco dopo: in quella sede fu il successore di Liverani alla subsidenza, Libero Asioli, a chiarire come chiedere lo smantellamento della piattaforma fosse impossibile prima della scadenza della sua concessione, fissata per il 2027. Da allora, non è passato nemmeno un mese, ma la maggioranza ci ha ripensato».“

La Morigi è naturalmente soddisfatta di questo clamoroso dietrofront PD-PRI che ha evidenziato con la sua mozione: «Serve impegnarsi per puntare a un sistema di monitoraggio che sia trasparente e la cui guida sia affidata ad Arpa, a una riorganizzazione con una predisposizione entro la fine di dicembre di modalità estrattive che evitino la subsidenza, e al superamento dei punti di estrazione vicino alla costa quindi proprio l’Angela Angelina, della quale si deve prevedere la totale cessazione con netto anticipo rispetto alla scadenza della concessione. Si punti al completo trasferimento delle royalty previste a favore della regione che, in aggiunta ai contributi compensativi volontari, potranno essere usati per la tutela della costa. Si punti a una conversione all’energia verde».

Legambiente Emilia Romagna ricorda che la velocità di abbassamento della costa «è aumentata sensibilmente a seguito della riperforazione del pozzo, iniziata nel 1998: se il fenomeno della subsidenza era quantificabile in 12mm/anno fino al 1999, negli anni successivi dal 1999 al 2015 si è passati alla media di 19 mm/anno. Nella zona dell’Alto Adriatico infatti è il fenomeno della subsidenza, cioè l’abbassamento lento del suolo, il problema più rilevante per l’economia del territorio, basta su bellezze naturali e turismo. L’estrazione di gas sotto costa, anche se non è l’unica causa di tale fenomeno, resta la principale causa antropica di perdita di volume del sedimento nel sottosuolo, con l’effetto dell’abbassamento della superfice topografica. I dati dei monitoraggi Arpa evidenziano come le conseguenze più rilevanti si registrano in particolare sulla fascia costiera dell’Emilia Romagna che negli ultimi 55 anni si è abbassata di 70 cm a Rimini e di oltre un metro da Cesenatico al delta del Po».

Secondo alcuni studi, l’abbassamento di 1 centimetro all’anno comporta, nello stesso periodo, una perdita di un milione di metri cubi di sabbia sui 100 km di costa e gli ambientalisti fanno i calcoli: «Assegnando alla sabbia utilizzata per il ripascimento delle spiagge il costo di 10€/m3, ogni anno andrebbero spesi 13 milioni di euro per rimpiazzare la sabbia persa. Nella fascia costiera, tra il 1950 e il 2005 tra Rimini e il delta del Po, per via dell’abbassamento di circa 1 metro, sono andati perduti circa 100.000.000 m3 di sabbia, con un danno stimato di 1 miliardo di euro, contro i 7,5 milioni di euro all’anno ottenuti come Royalties dalle compagnie petrolifere. Non vi è quindi alcun dubbio che il costo per la collettività causato dalle estrazioni sotto costa, sia di gran lunga maggiore del vantaggio che ne deriva».

Lorenzo Frattini, Presidente Legambiente Emilia Romagna, conclude: «Da Anni Legambiente e cittadini sottolineano i danni dell’attività estrattiva sotto costa. Finalmente, con un referendum alle porte, sembra che anche l’amministrazione di Ravenna si sia decisa ad aprire gli occhi. Raggiungere il quorum e la vittoria del Sì al referendum del 17 aprile è un segnale fondamentale per indicare una strada nuova e positiva per i territori, dando una scadenza certa all’estrazione delle limitatissime risorse di gas presenti nei fondali della nostra regione, contro lo spreco di denaro pubblico oltre che per mettere fine ai danni agli ecosistemi ed alle attività economiche legate al turismo, prodotti dalle trivellazioni; trivelle che arricchiscono poche grandi compagnie, scaricando i costi su tutti i cittadini».