Estrazione di gas in Veneto, dopo il sì del TAR è polemica tra M5S e l’assessore leghista Conte

Movimento 5 Stelle e Lega Nord contrari, ma i leghisti non vogliono collaborare con i grillini

[4 marzo 2015]

I deputati veneti del Movimento 5 Stelle hanno inviato un appello all’assessore all’ambiente della Regione Veneto, Maurizio Conte, sulla vicenda delle ricerche esplorative di gas della Northsun Italia in provincia di Rovigo e di Ferrara, riguardante ben 11 comuni, inizialmente bocciato dalla Regione Veneto, e dicono che «Purtroppo è stato ignorato.  Ci fa piacere avere la risposta, se così la vogliamo chiamare, al nostro appello via ANSA da parte dell’Assessore Conte. Certo, avremmo preferito che rispondesse prima alla nostra email, mandata con posta certificata sabato notte» La Northsun Italia ha poi fatto ricorso al TAR, vincendolo, cosa che, per la verità, aveva subito preoccupato anche Conte che il 2 marzo in un comunicato scriveva: «La sentenza del TAR crea una situazione di ambiguità altrettanto grave che se avesse consentito direttamente le trivellazioni in Polesine. La sentenza accoglie il ricorso contro il parere negativo espresso dalla Regione, ma dando motivazioni che sembrano veri funambolismi semantici».

Secondo il TAR il metodo utilizzato per la ricerca del gas in Veneto non è la trivellazione ma consiste nel far vibrare una pesante massa appoggiata sul terreno che trasmette le vibrazioni al terreno sottostante e registra la risposta delle onde riflesse dai diversi strati del sottosuolo. «Questa sentenza ci preoccupa – dicono i parlamentari  M5S – perché adduce come motivazione il fatto che la Northsun abbia richiesto solo di effettuare indagini conoscitive e non estrattive (cosa peraltro parzialmente falsa in quanto la richiesta riguarda anche la realizzazione di un pozzo esplorativo, come si può leggere dalla relazione dell’azienda stessa) e perché rappresenta un gravissimo precedente giuridico che potrebbe dare il via a ricorsi anche da parte di altri».
Anche Conte ironizza: «Sarà anche una metodologia di indagine indiretta e non distruttiva ma la preoccupazione che determina è la stessa delle trivellazioni. Che senso ha fare queste ricerche se non per individuare giacimenti da sfruttare? Nessuno fa ricerche che siano fine a se stesse. Allora cosa vuol dire il TAR con questi sofismi, forse che poi si potranno fare anche le trivellazioni o addirittura le estrazioni di idrocarburi dal sottosuolo?  Per la Regione l’ambiente è una questione prioritaria per cui non è pensabile che possano essere avviate operazioni di ricerca per la coltivazione di idrocarburi sia in Polesine che nel mare Adriatico. Gas e petrolio saranno pure necessari alla nostra economia, ma è indispensabile che sia prima garantita la sicurezza del nostro territorio. Va evitato qualsiasi rischio per il Veneto che oltre tutto è la prima regione turistica italiana anche in forza dei suoi valori ambientali e paesaggistici. Ad aggravare ulteriormente la situazione c’è ora il decreto Sblocca Italia che ha appena modificato le competenze in materia. L’istruttoria per la valutazione di impatto ambientale di progetti come questo non sarà più svolta a livello regionale ma nazionale e si è già visto con le trivellazioni in Adriatico quale sensibilità è stata mostrata. Oggi come oggi resta ancora prevista su questi temi l’intesa Stato-Regioni, ma con le modifiche alla Costituzione che sono in itinere le Regioni saranno espropriate anche di questo. Con che prospettive?».

Insomma, l’assessore leghista e i deputati grillini sembrano d’accordo, ma i deputati del M5S avevano proposto un incontro urgente con tutti gli esponenti politici regionali e nazionali del territorio, per decidere una linea comune di azione finalizzata all’impugnazione della sentenza del TAR da parte della Regione Veneto. I grillini ricordano che «L’appello era già stato lanciato dal M5S in data 11 febbraio, come si può leggere dalla stampa locale di Rovigooggi.it, proprio per l’urgenza e la gravità della situazione. Sono rimasti però amareggiati dalla mancata risposta istituzionale dell’assessore Conte che ha preferito affidarsi il 3 marzo ad un comunicato stampa in merito alla questione, quasi un mese dopo la sentenza del TAR. Avremmo preferito una risposta e un lavoro congiunto. Quando si dice che il Movimento Cinque Stelle dice sempre no, sarebbe meglio poi andare a verificare chi davvero fa orecchie da mercante alla richiesta di un’azione comune».

Ma il Veneto è già in pieno clima elettorale e la Lega Nord/Veneta, alle prese con la grana del sindaco di Verona Flavio Tosi, non sembra intenzionata certo a discutere di un qualsiasi argomento con i grillini (che vede come concorrenti) mentre procede ad espulsioni e chiude le porte al Nuovo Centro-destra.

Ma i deputati pentastellati non mollano: «Rinnoviamo perciò pubblicamente l’invito fatto all’Assessore Conte di organizzare a breve un incontro istituzionale con parlamentari, assessori, consiglieri regionali, sindaci dei comuni coinvolti – a prescindere dalla loro appartenenza politica, dal momento che il problema riguarda tutti indistintamente – con l’obiettivo di salvaguardare l’intero territorio. E’ una questione urgente: ricordiamo infatti all’Assessore che Aleanna Resources già nel 2010 ha presentato 2 progetti di ricerca di idrocarburi in tutti i comuni del Polesine, nella bassa padovana e veneziana».