Gas russo, il presidente polacco vuole fermare la costruzione di Nord Stream 2

«La costruzione del gasdotto Nord Stream 2 è, prima di tutto, un progetto politico»

[8 ottobre 2015]

North Stream

Secondo il presidente polacco  Andrzej Duda, il candidato del partito della destra populista euroscettica Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia) vincitore a sorpresa delle elezioni del maggio 2015, la costruzione da parte del colosso gasiero russo Gazprom e dei suoi partner del nuovo gasdotto Nord Stream 2, che dovrebbe collegare Russia e Germania passando sotto il Mar Baltico, «deve essere fermata».

Infatti, in un’intervista all’agenzia stampa ungherese MTI, Duda ha promesso: «Faremo tutto quel che è possibile per fermare il gasdotto. Ogni persona che abbia una vaga idea della situazione geopolitica, sa bene che non si tratta solo di business, ha anche una considerevole importanza politica».

La scorsa settimana Duda aveva incontrato il presidente slovacco Andrej Kiska e po la radio polacca aveva rivelato che i due presidenti erano contrari all’estensione del gasdotto Nord Stream, inoltre Duda ha proposto di discutere di questo prblema con u il gruppo di Visegrad che comprende Repubblica Ceca, Slovaxcchia, Polonia e Ungheria, anche se il governo di destra ungherese negli ultimi tempi non ha nascosto le sue crescenti simpatie per Vladimir Putin e se il presidente ceco Milos Zeman ha praticamene appoggiato l’intervento militare russo in Siria dicendo che  gli aerei di Mosca «Colpiscono gli estremisti. Bombardano non solo il gruppo terrorista Stato Islamico, ma anche le posizioni della filiale di Al Qaeda in Siria. Se qualcuno bombarda le posizioni del Fronte al Nusra, questo non vuol certamente dire che attacca l’opposizione moderata, che è del tutto distinta da questa filiale siriana di Al Qaeda».

Ma il presidente polacco si fa forte di quanto detto dallo slovacco Maroš Šefčovič, vice-presidente della Commissione europea e commissario europeo all’energia, secondo il quale l’estensione di Nord Stream  influenzerà negativamente la sicurezza energetica dell’Europa orientale. In realtà gli ex Paesi del Patto di Varsavia temono di essere tagliati fuori dal nuovo gasdotto e stanno conducendo una battaglia politica che risente molto del loro schieramento con il governo ucraino e gli statunitensi, che vogliono evitare che i russi aggirino l’Ucraina (e quindi l’Europa centrale) via mare – da nord e da sud – per portare il loro gas nell’Europa occidentale.

Ma la Polonia ed i suoi non proprio coesi alleati devono fare i conti con la New European Pipeline AG, che vede alleate di Gazprom, le tedesche E.ON et BASF attraverso la loro filiale Wintershall, l’anglo-olandese Royal Dutch Shell, l’austriaca OMV (che detengono ognuna il 10% di Nord Stream 2) e la francese Engie (ex-GDF Suez, 9%) entrata nell’affare a settembre, quando Gazprom che ha il 51% delle quote) ha firmato  al Forum economico orientale di Vladivostok  un accordo per costruire Nord Stream 2.  

Il Patto tra le multinazionali energetiche occidentali e il monopolista statale del gas russo prevede la costruzione di un nuovo sistema di gasdotto simile a Nord Stream 1, già operativo e che passa sotto il Mar Baltico. L’accordo firmato il 4 settembre a Vladivostok, nell’estremo oriente russo, prevede la costruzione di due nuovi gasdotti, per un costo stimato di 9,9 miliardi di euro, che potrebbero aumentare la capacità del sistema Nord Stream di 55 miliardi di m3 di gas all’anno.

Presentando l’accordo il capo di Gazprom, Alexei Miller, e Klaus Schäfer, della direzione di E.ON, fecero notare l’importanza  e il carattere strategico di Nord Stream «per accrescere l’affidabilità degli approvvigionamenti in gas degli europei».

Ma è proprio questo che  Andrzej Duda vuole evitare: che, nonostante la guerra in Ucraina, il regime putiniano (ri)saldi, attraverso le disponibilissime multinazionali energetiche, una nuova alleanza con la Germania, un incubo per la destra populista polacca, che vede ancora in Mosca e Berlino i nemici storici di un passato che non sembra voler passare.