Legambiente: ripartita la corsa all'oro nero, tutti i Paesi costieri garantiscano un futuro fossil free

Goletta Verde No Oil e Coalizione One Adriatic insieme in Montenegro e Croazia

I nuovi progetti delle compagnie petrolifere mettono a rischio il mar Adriatico

[14 settembre 2016]

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Con Goletta Verde No Oil, Legambiente  ha iniziato il suo viaggio nel Mar Adriatico, con tappa in questi giorni in Croazia e in Montenegro per poi terminare a fine settimana in Albania, per dare voce alle associazioni ed alla società civile che su entrambe le sponde dell’Adriatico si battono contro le trivellazioni e l’estrazione di idrocarburi. Ma dai primi incontri internazionali a Dubrovnick e Bar della coalizione One Adriatic, alla quale aderisce anche Legambiente e che riunisce associazioni ambientaliste di tutti i Paesi che si affacciano sull’Adriatico, è emersa una situazione preoccupante: «In Croazia, dove il precedente governo ha introdotto una moratoria generale delle prospezioni petrolifere in mare, la concreta prospettiva dell’apertura di una fase di ricerca tramite il metodo dell’Airgun in Italia, allarma le istituzioni perché minaccia la biodiversità ed il turismo anche di qua dell’Adriatico».

L’obiettivo di Goletta Verde No Oil e di One Adriatic è quello di «Fermare le attività estrattiva nel mar Adriatico e fare in modo che questa diventi una sfida comune di tutti i Governi costieri». Per questo Legambiente e le altre associazioni hanno richiamato «l’importanza di portare il tema a livello europeo, dove le controversie frontaliere possono essere superate nel nome di un bene comune e nell’ottica degli impegni comunitari per il clima».

A bordo di Goletta Verde No Oil sottolineano che «La moratoria della Croazia non è bastata a fermare la corsa al petrolio nel mar Adriatico. In Montenegro ed Albania, infatti, sono stati recentemente approvati nuovi progetti di ricerca, che vedono tra l’altro come protagonista l’Eni, in partnership con altre compagnie. La compagnia italiana è tra quelle maggiormente interessate alle nuove attività di ricerca e in futuro all’estrazione di idrocarburi in questo tratto di adriatico e, prima della moratoria, anche in Croazia. Inoltre il nostro Paese è quello che ospita la maggior parte delle piattaforme attive oggi in Adriatico e che vede i maggiori progetti di prospezione e ricerca in fase di autorizzazione».

La presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni, evidenzia che «Il recente via libera alle prospezioni su ben 35.000 kmq, ovvero lungo tutto l’Adriatico italiano, insieme ai progetti di ricerca tra Montenegro e Albania, conferma che la corsa all’oro nero in Adriatico è ripartita. E l’Italia oggi ne è il principale protagonista, a differenza di Paesi, come la Croazia, che hanno invece fermato le attività nel mare di propria competenza. Inoltre in Croazia e Montenegro si è portata a termine la Valutazione Strategica Transfrontaliera per una valutazione di queste attività che tenesse conto degli impatti su tutta l’area adriatica, come previsto dalla normativa europea. Nel caso dell’Italia, neanche quello. Per questo chiediamo al nostro Governo un impegno particolare nel fermare l’estrazione di idrocarburi in mare, facendosi promotore anche nei confronti degli altri Paesi che si affacciano su questo bacino, di un diverso sviluppo economico, sociale e ambientale e promuovere un’economia fossil-free per un futuro pulito, efficiente e rinnovabile».

Mattia Lolli, portavoce di Goletta Verde No Oil, conclude: «Dagli incontri di questi giorni sta emergendo forte l’esigenza di una politica diversa che tuteli il mare Adriatico e rispetti l’economia e le attività delle Comunità locali –Infatti il turismo sulla costa croata e montenegrina vede come punto di forza principale proprio il valore naturalistico e il prezioso patrimonio di biodiversità marina, che caratterizza queste aree dai fondali rocciosi: delfini, branchi di pesce, bellezza naturale della costa sono l’obiettivo di migliaia di piccole imbarcazioni che portano i turisti al largo per crociere di un giorno e il motore di un’economia che attira decine di migliaia di diportisti nei porti dell’adriatico dell’est. Tutto questo risulta difficilmente compatibile con un’espansione delle attività petrolifere nel mar Adriatico. L’esperienza della coalizione One Adriatic dimostra come le associazioni e la società civile su entrambe le sponde vogliano un futuro sostenibile per il nostro Mare, ora bisogna fare in modo che anche i Governi agiscano di conseguenza».