Golpe in Brasile? Sinistra e sindacati in piazza in difesa della democrazia e di Petrobras

[14 marzo 2015]

Centinaia di migliaia di brasiliani sono scesi in piazza, nei 23 Stati del Paese e nel Distrito Federal di Brasilia, dando vita a manifestazioni pacifiche per il Dia Nacional de Luta em Defesa dos Direitos da Classe Trabalhadora, in difesa della democrazia e del governo della presidente Dilma Rousseff. I movimenti sociali e sindacali organizzati dalla Central Única dos Trabalhadores  (Cut, che ha circa 8 milioni di iscritti), hanno così appoggiato la riforma politica e difeso l’impresa petrolifera stata Petrobras, al centro di uno scandalo che coinvolge esponenti del Partido dos Trabalhadores (PT). Alle iniziative hanno aderito l’União Geral dos Trabalhadores (UGT), la Central dos Trabalhadores e Trabalhadoras do Brasil (CTB) e movimenti come l’União Nacional dos Estudantes (UNE), il Movimento dos Trabalhadores Sem Teto (MTST) e il Movimento dos Sem Terra (MST).

Il timore è che sia in atto un golpe in Brasile, orchestrato dai media vicini ai partiti del centro-destra. Il presidente della Cut, Vagner Freitas, intervenuto alla manifestazione di São Paulo, dove c’erano almeno 100.000 persone, ha detto che «Le elezioni sono finite. Questa manifestazione dice che il Brasile deve terminare il terzo turno. Le persone che vogliono parlare a favore o contro il governo hanno tutto lo spazio che vogliono, perché questa è una democrazia».

Quanto allo scandalo petrolifero, che ha innescato richieste di privatizzazione da parte della destra e di ambienti statunitensi, ed alle inchieste della Magistratura, Onofre Gonçalves, presidente della Central dos Trabalhadores e Trabalhadoras do Brasil de São Paulo (Ctb-SP), ha detto che «La nostra manifestazione non è contro gli atti altrui. La nostra manifestazione è in difesa della sovranità nazionale e di Petrobras».

Il segretario nazionale del PT, José Américo Dias, è convinto che le grandi manifestazioni di ieri pomeriggio «Sono la prova del forte sostegno al governo ed al presidente Dilma. Le richieste odierne sono legittime ed hanno dimostrato la grande forza dei sostenitori del governo. Sono state manifestazioni entusiaste e partecipate, anche sotto la pioggia».

Nella manifestazione più grande, quella di São Paulo, che in tarda serata ha percorso l’Avenida Paulista fino a Praça da República,, i leader sindacali e i manifestanti hanno chiesto riforme politiche, la fine del finanziamento privato per le campagne elettorali, la difesa dei diritti dei lavoratori e di Petrobras come impresa energetica nazionale. Adilson Araújo, presidente della Ctb, riferendosi alla forte campagna scatenata dalle televisioni e dagli altri media controllati dal centro-destra brasiliano, ha sottolineato: «Non possiamo vacillare. Va in onda un colpo di stato e conservatore da parte di quelli che vogliono godersi il momento. Questa onda è dentro il Congresso e mette in pericolo i diritti della classe lavoratrice».

A Rio de Janeiro decine di migliaia di manifestanti si sono riuniti davanti alla sede Petrobras, nel centro della metropoli e circa 15 mila persone hanno protestato nel quartiere di Cinelândia contro la richiesta di  impeachment per la presidente Rousseff. I manifestanti sventolavano bandiere della Petrobras, del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra e delle centrali sindacali.

Alla manifestazione c’era anche il presidente della Comissão Estadual da Verdade do Rio de Janeiro,  Wadih Damous, ha detto di aver partecipato come comune cittadino, «in difesa di  Petrobras, dell’orgoglio del popolo brasiliano e dello stato democratico. Le sono venute qui perché sono preoccupate per quanto sta accadendo nel Paese. C’è uno scenario intolleranza politica, c’è uno scenario che contiene ingredienti che sembrano chiaramente golpisti. Non è perché nella Costituzione figura l’impeachment che si può andare in giro a chiedere l’impeachment. L’mpeachment è qualcosa di molto specifico è la Costituzione che stabilisce quali sono i requisiti per chiedere l’impeachment. Non scendere in strada,  e magari andare alla spiaggia, è un modo per chiedere l’impeachment».

Damous, come molti brasiliani democratici e progressisti, vede nella situazione odierna molte assonanze con il golpe militare fascista del 1964, dei cui crimini si sta occupando la Comissão da Verdade . la Commissione della Verità –  soprattutto per il ruolo giocato dalla stampa e dalle televisioni della destra che bombardano l’opinione pubblica  con titoli sensazionalistici e notizie spesso distorte sull’affaire Petrobras. Ma la cosa che ha fatto più arrabbiate PT, sindacati e  Sem Terra è la rumorosa manifestazione delle pentole vuote delle signore della buona borghesia brasiliana ingioiellate, che probabilmente non hanno mai cucinato nulla in vita loro  – che ha portato subito alla memoria le manifestazioni simili che furono il segnale del golpe fascista di Pinochet in Cile – che secondo Damous «Dimostrano che c’è uno scenario intolleranza e il tentativo di abbreviare il mandato dell’attuale Presidente della Repubblica . Quindi, è a questo che dobbiamo guardare, è necessario protestare contro tutto questo. E’ da questo che dobbiamo difenderci. Sì, è necessaria  la lotta contro la corruzione, ma anche che questa lotta sia fatta nel rispetto della legge e nel rispetto della Costituzione».

Il leader del MST, João Pedro Stedile, intervenuto alla manifestazione di Porto Alegre, ha detto che il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra «Non accetterà un “golpe” contro la democrazia e la presidenta Dilma Rousseff. Se la vuole fare un nuovo golpe, occuperemo e ci accamperemo nelle nostre piazze e prepareremo una marcia per affrontare i golpisti  a Brasilia». Stedile ha criticato l’opposizione che vuole l’impeachment contro la Rousseff: «Hanno perso nelle urne e non si danno per vinti. Controllano il Congresso, la giustizia e i media. Hanno perso con la democrazia ed ora, incoraggiati dai media ipocriti e venduti, vogliono dare un golpe alla democrazia». Poi il leader del MST si è chiesto perché gli stessi media per anni non abbiano denunciato la corruzione in Brasile: «La corruzione è stato un elemento endemico del governo delle élite brasiliane per 500 anni. La democrazia in Brasile è stata sequestrata dal capitale e la soluzione per questo problema è una Reforma Política che modifichi l’attuale sistema politico. La riforma politica non sarà possibile senza una grande mobilitazione nelle strade. Questo è l’unico modo democratico e sostenibile per il nostro popolo»..

Alla manifestazione di Brasilia, la direttrice della Cut del Distrito Federal, Marilucia Cardoso de Oliveira, ha sottolineato che «I movimenti sociali sono uniti per difendere il Brasile. Siamo nati nella militanza e nella lotta per l’uguaglianza delle persone e siamo qui oggi per ribadire che il Brasile è democratico, ma è stata una conquista del popolo e non gliela daremo mai vinta».

La parlamentare del PT di Brasilia, Erika Kokay, ha ricordato ai manifestanti che «Il popolo di rimanere vigili e premere sul Congresso perché faccia le riforme politiche, fiscali e sulla comunicazione. L’opposizione si è appropriato dell’impeachment con una logica golpista, ma i partiti progressisti ed i movimenti non lo permetteranno. Non permetteremo che la democrazia sia calpestata in Brasile. Siamo per le strade e continueremo ad esserci».