L’Ispra e la qualità dell’ambiente urbano in un Paese immobile

[18 dicembre 2014]

Il rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano, diffuso come ogni anno dall’Ispra, taglia oggi il traguardo importante dei primi dieci anni di vita. Trattasi di un dossier ciclopico, che riunisce in quasi mille pagine i dati riferiti alle 73 città analizzate (tutti comuni capoluoghi di provincia con popolazione superiore ai 50.000 abitanti) e che sembra fare il paio con il recente rapporto diffuso dal Censis. Se in quello si parlava di una società racchiusa in sé stessa e paralizzata dalla paura, dalla lettura del documento Ispra traspare il sentore d’un Paese sempre più immobile, anche fisicamente parlando.

I centri città si svuotano, e in linea generale gli si preferisce le province: un calo medio dello 0,8% nei capoluoghi contro un aumento del 6,2%. E anche gli spostamenti degli italiani si riducono, compresi quelli di prossimità. E quando si decide di muoversi lo si farebbe volentieri utilizzando il  servizio pubblico, ma questo si rivela inadatto, e l’auto privata continua a prevalere.

«Nonostante il depauperamento delle città gli italiani – affermano dall’Ispra – per quanto attiene ai trasporti, sono ancora lontani da uno shift modale: la tendenza a preferire il trasporto pubblico non è sostenuta da un’adeguata offerta di mobilità pubblica. Nel 2012 la disponibilità di mezzi si attesta, infatti, tra le 5 e le 10 vetture per 10.000 abitanti in oltre il 50% del campione delle 73 città). In particolare, cala l’offerta, di autobus, tra il 2008-2012 soprattutto a Siracusa (-75,4%), Napoli(-54,7%) e Ragusa (-41,1%). Nonostante una maggiore dichiarata propensione a usare il TPL, si riduce anche l’utilizzo di trasporto pubblico locale: in oltre il 76% delle città tra il 2008 e il 2013 si è verificata una riduzione del numero dei passeggeri trasportati».

Questa sorta di pervasiva immobilità ha però anche i suoi riscontri positivi, ambientalmente parlando. E’ infatti del 50% il calo delle emissioni di PM10 (le inquinanti polveri fini) registrato nel settore dei trasporti su strada in 12 anni, periodo in cui scendono del 63% anche quelle del settore industriale (anche se le concentrazioni rimangono ancora troppo alte). A diminuire, nel triennio 2011-2013, è anche la produzione totale di rifiuti urbani delle 73 città analizzate fa registrare una diminuzione di 470 mila tonnellate (5% in meno), mentre tra il 2012 e il 2013 si riscontra una lieve diminuzione di sole 83 mila tonnellate (meno dell’1%), variazione leggermente inferiore a quella rilevata, nello stesso arco di tempo, a livello nazionale (1,3%). Sempre in ambito trasporti, torna invece ai minimi storici del 2009 il trasporto marittimo: a causa della crisi globale diminuisce sia il volume totale di merci movimentato nei 20 porti in esame, sia il numero dei passeggeri trasportati che, dal 2012 ad oggi, si riduce progressivamente raggiungendo il valore minimo degli ultimi anni con quasi 33 milioni di passeggeri (-9,9% rispetto al 2011).

La crisi economica ha inciso profondamente in queste dinamiche, ma sarebbe riduttivo ricondurre fenomeni tanto sfaccettati a un unico fattore. Scavando più indietro nel tempo (nel periodo 1990-2012), è possibile ad esempio osservare meglio come, se le emissioni delle sostanze inquinanti considerate mostrano generalmente una tendenza al ribasso, questo è dovuto anche (nel settore industriale e dei trasporti stradali) all’implementazione «di varie direttive europee che hanno introdotto nuove tecnologie e limiti di emissione degli impianti, la limitazione del contenuto di zolfo nei combustibili liquidi e il passaggio a carburanti più puliti. Anche il miglioramento dell’efficienza energetica e la promozione delle energie rinnovabili hanno contribuito all’andamento decrescente delle emissioni».

Se c’è invece qualcosa che cresce, inesorabilmente questo continua ad essere il consumo di suolo, il cui andamento «è sempre più drammatico: tra le città esaminate le più alte percentuali di consumo si trovano a Napoli e Milano, con valori superiori al 60%, e a Torino e Pescara con oltre il 50%. Superano il 40% Bergamo, Brescia, Monza e Padova. Tra i comuni del Sud, Bari e Palermo si attestano intorno al 40%, mentre negli altri si rilevano percentuali inferiori al 30%. Tra i comuni con estensione territoriale molto ampia, invece, i valori assoluti più alti si riscontrano a Roma con oltre 33.000 ettari ormai persi e Milano (11.000 ettari)».

Sono dati, questi, insieme ai molti altri diffusi dall’Ispra che sarebbe velleitario voler riassumere in una breve disamina, che secondo il ministero dell’Ambiente gli amministratori e i dirigenti locali dovrebbero «tenere presente per poter pianificare interventi concreti e mirati alle reali esigenze del territorio che governano». Urge qui ricordare che sull’Ispra, però, sta pendendo una tagliente spada di Damocle. «I tagli al bilancio dell’ente voluti dal Governo Renzi e la volontà del ministero dell’Ambiente di demolire il ruolo pubblico dell’Ispra e le sue attività – denuncia oggi il deputato Filippo Zaratti (Sel) – mettono a rischio la stessa sopravvivenza dell’Istituto e il lavoro di ricerca e controllo ambientale. Se non si mette in campo subito una soluzione a fine anno oltre 60 tra ricercatori e tecnici verranno lasciati a casa».