La Russia e i Paesi Opec congelano l’estrazione di petrolio

All’accordo di Doha aderisce anche l’Arabia Saudita. Domani summit Iran, Iraq, Venezuela

[16 febbraio 2016]

opec produzione

Se ai confini tra Siria e Turchia è in corso una vera e propria guerra e Mosca e Ankara si scambiano accuse di aver bombardato civili e ospedali, mente turchi e sauditi si esercitano ad una possibile invasione,  il petrolio sembra aver fatto il miracolo a Doha, dove i nemici si sono accordati.

Alla fine della trattativa tenutasi oggi nella capitale del Qatar, il ministro dell’energia russo, Alexander Novak, e i rappresentanti dei Paesi dell’Opec. si sono accordati di congelare l’estrazione di petrolio. Lo ha comunicato Bloomberg citando il ministro dell’Energia del Qatar Mohammad bin Saleh al-Sada.

Secondo la radio internazionale iraniana Irib,  il  ministro del petrolio saudita, Ali al-Naimi, ha confermato che «L’estrazione sarà stabilizzata al livello dell’11 gennaio» e ha aggiunto che «L’Arabia Saudita è d’accordo con questa decisione». Un passo avanti che potrebbe svelenire il clima, visto che i russi hanno sempre detto che il crollo dei prezzi petroliferi era pilotato dai sauditi per mettere in difficoltà le economie di Russia e Iran.

A gennaio di quest’anno l’Opec aveva ipotizzato  una possibile alleanza con la Russia ed altri paesi estrattori di petrolio con lo scopo di ridurre l’estrazione e fermare il calo del prezzo del petrolio.

Novak ha detto che «Dopo l’incontro, quattro Paesi – Russia, Arabia Saudita, Qatar e  Venezuela –  sono  disposti a congelare l’estrazione di greggio ai livelli di gennaio se altri produttori si uniscono all’iniziativa».

Secondo l’International energy agency, l’Arabia Saudita a gennaio ha prodotto 10,2 milioni di barili al giorno, meno del record dei 10,5 milioni di barili/giorno raggiunto nel giugno 2015. La Russia a gennaio produceva  quasi  10,9 milioni di barili/giorno, il record per il periodo post-sovietico.

Uno sovra-produzione che ha portato il prezzo del greggio a calare del 70% rispetto a quello del 2014 e, secondo Goldman Sachs, se l’offerta continuerà a superare la domanda, il petrolio potrebbe scendere sotto i 20 dollari al barile.

Il Paese che più ha patito il calo dei prezzi del petrolio, anche politicamente, è forse il Venezuela, ma anche il bilancio federale russo è stato stravolto e l’Arabia Saudita nel 2015 ha registrato un deficit di 98 miliardi di dollari e, secondo il Fondo monetario internazionale, ormai il debito dell’Arabia Saudita ha raggiunto i 140 miliardi di dollari.

Domani i rappresentanti di Venezuela, Iran e Irak si riuniranno a Teheran per discutere dell’accordo di Doha, ma il clima sembra buono perché Ria Novosti cita una dichiarazione del viceministro iraniano  del petrolio v che avrebbe chiesto un’ampia collaborazione per far salire i prezzi del greggio.