Strategia energetica nazionale: Italia fuori dal carbone entro il 2025

Wwf e Greenpeace: bene ma nella Sen c’è ancora troppo gas e poche rinnovabili

[25 ottobre 2017]

Ieri, durante l’audizione alle Commissioni riunite ambiente e attività produttive di Camera e Senato, i ministri dello sviluppo economico, Carlo Calenda, e  dell’ambiente, Gian Luca Galletti, hanno presentato gli esiti della consultazione pubblica sulla nuova Strategia energetica nazionale (Sen). Intervenendo alla della presentazione del rapporto “GreenItaly 2017”, Calenda ha spiegato che l’obiettivo della Sen è quello di «far uscire l’Italia dal carbone entro il 2025. Sarà una spinta sulla tecnologia e una spinta della qualità della vita, ma se vogliamo anticipare l’uscita dobbiamo essere sicuri nella produzione di energia elettrica. Per questo il gas sarà l’energia di transizione. Saranno anche individuata una lista di infrastrutture necessarie al raggiungimento dell’obiettivo».

Calenda che tempo fa aveva fissato la data per ottobre, ha annunciato che  «La Sen sarà chiusa entro la prima settimana di novembre. Oggi la presentiamo al parlamento. Poi ci sarà emanato un decreto firmato con il ministro Gianluca Galletti, quindi partirà il confronto con le Regioni»

All’audizione in Parlamento Calenda ha sottolineato che «Nella Sen non è prevista nuova capacità di rigassificazione. Ci prenderemo un momento sulla necessità di ulteriore capacità di rigassificazione, non procedendo ad una decisione», ma, come riferisce l’Ansa, ha aggiunto che «Il gas rivestirà ancora un ruolo molto importante nei prossimi anni»,

Per Galletti, «Il tema della governance sarà determinante ai fini degli effetti che potrà produrre la Sen.  La Sen oltre ad interessare i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico interagisce con altri ministeri come agricoltura, trasporti ed economia. Per questo è indispensabile una cabina di regia. Tutte le varie strategie si dovranno parlare insieme e alla fine dovranno dar luogo al piano strategico industriale del Paese».

Il Wwf Italia è convinto che quanto annunciato da Calenda e Galletti sull’ dell’inserimento nel testo finale della Sen dello stop al carbone entro il 2025 e dell’obiettivo di innalzare l’obiettivo di approvvigionamento con le energie rinnovabili entro il 2030 sia «Un primo passo per far sì che l’Accordo di Parigi possa diventare una realtà nel nostro Paese e non solo una promessa». Invece, il Wwf non condivide «la scelta di puntare ancora molto sul gas, piuttosto che direttamente sulle rinnovabili, perché non sono due fonti energetiche equivalenti: il gas è un combustibile fossile, anche se meno sporco del carbone. Il buonsenso impone di non caricarsi di infrastrutture che ostacolano la decarbonizzazione e di non concedere sussidi ai veicoli a gas, una tecnologia usata prevalentemente solo in Italia e che deve far posto in pochi anni alle auto elettriche».

Anche Greenpeace «accoglie con favore l’annuncio del ministro Calenda riguardo al phase out del carbone al 2025 per l’Italia. E’ un deciso passo in avanti, quel che andava necessariamente fatto e che ci auguriamo troverà puntuale realizzazione. Auspichiamo che a questa decisione corrisponda anche un ritrovato impegno sulle fonti rinnovabili, che ormai da tre anni nel nostro Paese sono in declino. Il mancato apporto del carbone andrà compensato necessariamente con la crescita delle fonti pulite; non con il progetto di un’Italia hub del gas».

Greenpeace ritiene che «il superamento del carbone come fonte energetica debba quindi essere inquadrato in una strategia di ampio respiro, che vada verso la completa decarbonizzazione della nostra economia al 2050; e che, in tal senso, riduca l’apporto del gas, da qui ai prossimi anni, al minimo indispensabile come fonte di sostegno alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica».

Secondo il Wwf, «Ora è necessario che, subito dopo il varo ufficiale della Strategia da parte del Governo e del Parlamento, si proceda immediatamente a provvedimenti attuativi che rendano effettivi gli orientamenti assunti per il phase out del carbone. Un banco di prova importante la imminente legge di bilancio, dove la scelta di decarbonizzazione deve essere chiara. La decisione di chiudere finalmente con il carbone premia decenni di impegno da parte della società civile e dei cittadini, innanzi tutto quelli che hanno sofferto danni ingenti alla salute per gli effetti del carbone: il Wwf si è impegnato in prima persona da anni per chiudere il combustibile killer del clima, della salute e dell’ambiente, con la campagna ‘Stop al carbone’.
La scelta dell’Italia, uno tra i fondatori dell’Unione Europea, di uscire dal carbone potrà avere senz’altro un’influenza positiva sugli altri Paesi della Ue maggiormente dipendenti dal carbone, insieme ai percorsi avviati da Francia (stop entro il 2025), Belgio (stop già nel 2016), Finlandia, Portogallo, Irlanda, Austria, Svezia e Danimarca (2025) e Olanda (2030). Anche la Gran Bretagna, prima e dopo la consultazione sulla Brexit, ha confermato la volontà di uscire entro il 2025. Ora l’impegno del Wwf sarà di spingere ancora di più per una Italia e un’Europa de carbonizzata».

Comunque, pur «riservandosi di leggere il testo della nuova SEN per una valutazione più completa», il Wwf Italia «esprime apprezzamento per il fatto che gli obiettivi climatici siano stati assunti come uno dei cardini imprescindibili di contesto in cui agire: ora la Sen sia conseguente, evitando di investire in altri combustibili fossili, anche sulla mobilità, e puntando su una vera decarbonizzazione. In uno studio commissionato dal Wwf Italia, il Ref-E ha dimostrato che lo stop al carbone entro il 2025 è possibile senza incrementare la capacità a gas e considerando lo sviluppo di accumuli, la partecipazione attiva della domanda ai mercati ed il potenziamento dell’infrastruttura di rete».

U.M.