L’approfondimento scientifico di Arpat sull’inceneritore di Falascaia

[23 giugno 2014]

L’impianto di incenerimento TEV di Falascaia è da tempo all’attenzione dell’opinione pubblica. Su tale impianto ARPAT ha svolto negli anni numerose attività, nell’ambito delle proprie funzioni istituzionali di vigilanza e supporto tecnico agli Enti locali; ha inoltre effettuato attività di monitoraggio ambientale sia prima che durante il suo funzionamento. L’impianto, oggi chiuso dopo una complessa vicenda ed oggetto di più procedimenti penali ed amministrativi, era sorto sul sito di un precedente impianto di incenerimento di vecchia concezione, attivo tra il 1974 ed il 1988.

Nel 2012 ARPAT ha redatto, per conto della ASL 12 della Versilia, uno studio finalizzato a stimare i livelli di esposizione della popolazione derivanti dalle emissioni in atmosfera dei due impianti (di cui il primo con emissioni molto maggiori del secondo), come premessa per uno studio di tipo epidemiologico sugli eventuali effetti sanitari, tuttora in corso.

Su sollecitazione di un comitato locale, la Regione Toscana ha chiesto ad ARPAT chiarimenti in merito ad alcune ipotetiche contraddizione tra le conclusioni e le informazioni contenute in due relazioni dell’Agenzia, benché prodotte in tempi e con finalità diverse. ARPAT ha colto l’occasione per approfondire l’argomento della deposizione sui suoli e nei terreni dei microinquinanti organici emessi dal primo impianto, tenendo conto dei fenomeni di accumulo e dei ratei di degradazione degli inquinanti. I risultati di questo approfondimento sono contenuti in un dettagliato articolo di ARPATnews pubblicato oggi sul sito Web dell’Agenzia .

Dagli approfondimenti effettuati è emersa una buona concordanza tra i contenuti dei due studi, ovvero tra le misure effettuate in zona nel periodo 2003-2004 e le stime condotte nel 2012 per la ASL 12; inoltre consentono di escludere che ad oggi vi siano aree contaminate intorno all’impianto da sottoporre a bonifica, pur tenendo conto della ricaduta delle emissioni del primo e più inquinante impianto.
La metodologia utilizzata è applicabile anche in altri casi analoghi, ed evidenzia che soltanto emissioni di notevole entità e di lunga durata possano determinare effetti significativi di accumulo nei terreni. Con impianti a bassa emissione come quelli di incenerimento rifiuti o a biomasse di moderna concezione anche nel caso di emissioni fuori norma per periodi lunghi non è prevedibile che si abbiano effetti rilevabili sui suoli.