Le bioenergie potrebbero soddisfare un terzo del fabbisogno mondiale di carburante

Studio brasiliano: «Il no alle bioenergie si basa su convinzioni sbagliate e paure eccessive»

[18 giugno 2015]

Bioenergia

Secondo un rapporto della Fundação de Amparo à Pesquisa do Estado de São Paul (Fasep), alla cui redazione hanno partecipato esperti di 24 Paesi, «La bioenergia ha il potenziale per essere un fattore chiave nella realizzazione di un futuro a basse emissioni di carbonio» e «Le preoccupazioni che la crescita del settore possa far aumentare l’insicurezza alimentare sono fuori luogo».
Il rapporto “Bioenergy and Sustainability” che è stato presentato a Bruxelles nell’ambito della Settimana europea dell’energia sostenibile, sostiene che «Le bioenergie derivati dalle piante possono svolgere un ruolo essenziale nel soddisfare la crescente domanda di energia del mondo, nella mitigazione dei cambiamenti climatici, nel nutrire in modo sostenibile una popolazione in crescita, migliorando l’equità socio-economica, riducendo al minimo i disagi ecologici e per la conservazione della biodiversità».
Lo studio di 779 pagine prende in considerazione l’attuale scenario della tecnologia e delle pratiche delle bioenergie ed il loro impatto sociale, economico e ambientale e riguarda i biocarburanti liquidi, bioelettricità e la produzione di calore e il biogas. SI occupa anche di settori come la sicurezza energetica, la sicurezza alimentare, il clima e la sicurezza ambientale.
Secondo gli autori le paure verso le bioenergie sono eccessive: «Le risorse e le tecnologie sono alla nostra portata, ma per ottenere i contributi essenziali derivanti dalle moderne bioenergie è necessaria la volontà politica e individuale».
Inizialmente anche politici ed ambientalisti avevano considerato le bioenergie come l’alternativa verde ai combustibili fossili, ma poi – in particolare i biocarburanti – hanno iniziato a presentare diverse controindicazioni dal punto di vista ambientale e della sicurezza alimentare e per quanto riguarda l’emissione di gas serra, in particolare quando, per far spazio alle coltivazioni per produrre bioenergie si abbattono le foreste pluviali .
Preoccupazioni con basi abbastanza solide, visto che nel 2012 l’Unione europea ha modificato la sua politica sui biocarburanti, incoraggiandone le produzione con materiali di scarto e non da colture alimentari e mettendo un limite del 5% sui biocarburanti prodotti con colture alimentare, permessi soli per i carburanti dei trasporti.
Sempre nel 2012, l’Onu ha aperto un nuovo dibattito sui meriti e gli impatti dei biocarburanti e in molti collegano la crescita dell’industria dei biocarburanti all’aumento dei costi del cibo in diversi Paesi in via di sviluppo.
Ma il rapporto della Fasep – che però non può essere considerata una fonte davvero “indipendente” vista la politica pro bio-combustibili del Brasile – contestata queste convinzioni e afferma che la moderna bioenergia può «Contribuire a migliorare la sicurezza alimentare, ottimizzando la produttività del territorio e la gestione agricola. Circa il 70 – 80% dei problemi di insicurezza alimentare si verificano nelle aree rurali […] nelle quali si concentrano l’insicurezza energetica o la povertà energetica. La bioenergia può essere un driver per trasformare il modo in cui utilizziamo le risorse e la terra. I terreni utilizzati in modo inefficiente, i pascoli estensivi, le terre degradate e la produzione agricola in eccesso ed i residui possono essere utilizzati per la produzione di energia e per portare valore aggiunto e resilienza nelle economie agricole e benessere umano».
Il dibattito sulle bionergie sembra più che mai (ri)aperto.