Le proposte di 9 multinazionali per l’energia Ue: basta incentivi per le rinnovabili, fracking e una spruzzata di greenwashing

[10 settembre 2013]

Oggi gli amministratori delegati di Eni Paolo Scaroni e di Gdf Suez Gérard Mestrallet, hanno presentato al Parlamento europeo le proposte per le misure per ricostruire la politica energetica europea a nome delle 9 multinazionali leader dell’energia europea: Enel, Eni, E.On, Gas Natural Fenosa, GasTerra, Gdf Suez, Iberdrola, Rwe e Wattenfall.

Il documento mette in rilievo quelli che secondo i giganti dell’energia continentale sono «i rischi connessi alla corrente politica energetica europea» e sottolinea che «gli sforzi delle aziende per attrarre investimenti privati nel settore sono stati infatti ostacolati dall’incertezza del ritorno sugli investimenti, in parte dovuto alla mancanza di un quadro normativo energetico chiaro, prevedibile e oggettivo».

Secondo le 9 multinazionali, ognuna delle quali ha bilanci superiori a quelli di molti Paesi del mondo, la  situazione nell’Ue «vede oggi l’industria europea impossibilitata ad esprimere pienamente il proprio potenziale di risorsa per la crescita e l’impiego, e a giocare un ruolo chiave nel dialogo con i Paesi produttori».

Le compagnie energetiche, che negli anni passati e ancora oggi continuano ad usufruire di incentivi e finanziamenti per le energie fossili ed il nucleare, hanno sottoposto al parlamento europeo le loro «proposte concrete per rivitalizzare la politica energetica» che hanno di mira chiaramente gli incentivi alle energie rinnovabili, che sostengono il gas fracking (fonti non convenzionali), ma con una spruzzata finale di greenwashing che ricorda la necessità di tagliare le emissioni di CO2… ma propongono di fatto il ritorno a vecchie politiche che vanno nella direzione opposta.

1.       Limitare l’incremento delle bollette energetiche: Assicurare che la bolletta energetica che paga il consumatore rifletta il più possibile i costi di mercato e non sia un mezzo per finanziare altre politiche; incoraggiare l’integrazione della nuova capacità derivante dalle fonti rinnovabili più mature con i processi di mercato vigenti, in un’ottica di promozione della competitività. Rivedere i sistemi di incentivazione pubblica per la produzione di energie da fonte rinnovabile in modo da riflettere l’effettiva necessità del mercato; rafforzare le politiche di sostegno alla ricerca e Sviluppo e finanziamento (Horizon 2020) e sostenere la ricerca sulle tecnologie meno mature per la generazione di energia elettrica da fonte rinnovabile, limitando invece gli incentivi alla produzione.

2.       Garantire un approvvigionamento sicuro di energia elettrica e di gas:         Rivitalizzare “l’Electricity Coordination Group” europeo quale piattaforma strategica per lo scambio di vedute e informazioni sulla politica energetica tra gli Stati Membri e altri stakeholder. Applicare immediatamente il 3° pacchetto di proposte legislative in tutti gli Stati Membri per standardizzare le regole in Europa e facilitare gli scambi; utilizzare tutta la capacità di generazione elettrica esistente per garantire la sicurezza delle forniture invece di sussidiare la realizzazione di nuova capacità. Velocizzare l’istituzione di linee-guida dell’Unione Europea riguardanti meccanismi non discriminatori di remunerazione; implementare il prima possibile il programma europeo di contribuito al finanziamento delle infrastrutture europee rilevanti; promuovere la diversificazione degli approvvigionamenti degli itinerari e delle fonti di provenienza gas, in particolare, attraverso la produzione domestica (incluse le fonti non convenzionali) purché si tengano sempre in considerazione gli aspetti ambientali.

3.       Rafforzare l’ambizione europea nei confronti della salvaguardia dell’ambiente:  Dare nuovo impeto e rafforzare fondamentalmente il mercato europeo della CO2. Accelerare la messa a punto del Summit sul clima pianificato a Parigi nel 2015, in modo che possa essere l’occasione per raggiungere accordi di vasta portata; introdurre, qualora un accordo internazionale non dovesse essere raggiunto, misure addizionali per assicurare la competitività dell’industria europea con il rischio di una maggiore emissione di CO2.

Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, anzi niente di nuovo senza il solare.