Nucleare: l’uraniumgate divide il Niger

Nel mirino un ministro nigerino, il gigante nucleare francese Areva e intermediari russi e libanesi

[2 maggio 2017]

Il  26 aprile è stata convocata una riunione a porte chiuse dell’Assemblée nationale del Niger per discutere del rapporto della commissione di inchiesta parlamentare sull’uraniumgate, uno scandalo rivelato a metà febbraio dal giornale nigerino Le Courrier, che aveva denunciato un sistema di vendita circolare di 5.500.OOO libbre di uranati tra il gigante pubblico del nucleare francese Areva e il Niger, attraverso società russe e libanesi. Secondo l’opposizione nigerina queste operazioni avrebbero permesso agli intermediari di intascare decine di migliaia, forse milioni, di dollari. La stessa opposizione dice di essere stata esclusa dalla redazione del rapporto e ne ha presentato uno alternativo, che giunge a conclusioni molto diverse da quelle della relazione di maggioranza.

La Commissione di inchiesta parlamentare sull’uraniumgate era composta da 10 deputati, solo 2 dei quali dell’opposizione, che ha boicottato la riunione del 26 aprile e non ha legittimato il rapporto della maggioranza.

Soumana Sanda, deputato dell’opposizione e vice-presidente della Commissione d’inchiesta, dice che questo affaire compromette il potere ed è per questo che l’opposizione è stata messa da parte. «In realtà, è un tema di attualità che fa tremare chi è al potere perché l’implicazione del direttore del gabinetto del Presidente della Repubblica dell’epoca, Massaoudou Hassoumi, confermata da tutti gli elementi in nostro possesso, perché in Niger non c’è mai stato uno scandalo di una tale ampiezza e, infine, perché il popolo nigerino è stato messo al corrente molto presto dalla stampa indipendente e aspetta con ansia le conclusioni di questa inchiesta».

Secondo Le Courrier,  nel 2011  Areva aveva proposto al Niger di partecipare a un’operazione di trading di uranio, guadagnandoci dei soldi. Un’operazione che ha suscitato dei sospetti di arricchimento degli intermediari nigerini.  In Francia, il Parquet national financier ha aperto un’inchiesta perché Areva in questo affare avrebbe perso milioni di euro. Areva riconosce di aver perso 18 milioni di dollari in questo affare abortito, ma solo a causa della variazione delle quotazioni dell’uranio. Se il rapporto parlamentare del Niger si concentra sui movimenti del conto della Société du patrimoine des mines du Niger (Sopamin), la giustizia francese si interessa dell’insieme dell’affare, compreso il ruolo svolto dagli intermediari libanesi e russi.

A Niamey, è sotto accusa un pezzo grosso del regime, Hassoumi Massaoudou che attualmente è ministro delle finanze. Ma il rapporto della maggioranza dell’Assemblée nationale del Niger  ha concluso che l’intera operazione era regolare e spiega che la Sopamin, la compagnia pubblica che gestisce le partecipazioni dello Stato del Niger nelle società minerarie, è stato solo un buon intermediario per Areva per vendere il suo uranio.  Quello che è certo è che, come scrive Radio France International (Rfi),  Areava ha versato più di 320 milioni di dollari su un conto francese aperto a nome della Sopamin e che poco meno di  320 milioni sono subito trasferiti a una compagnia chiamata Optima Energy. Di passaggio, la Sopamin ha ufficialmente incassato 800.000 euro (200 miliardi di Franchi CFA), girati alla Sonibank a Niamey e poi trasferiti alla presidenza del  Niger, dove, secondo il rapporto ufficiale, sarebbero serviti ad acquistare dei veicoli per la guardia presidenziale.

Rfi scrive che «Secondo il documento, le cifra evocata in queste ultime settimane di 800 milioni di FCFA  sarebbe dovuta solo alla confusione del ministro Hassoumi Massaoudou che “voleva parlare di 800.000 dollari”. Conclusione: tutto questo è legale e regolare».

L’uraniumgate sta comunque avvelenando il clima politico-giudiziario in Niger: il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, Sadi Samaïla ha detto che «Una transizione ha davvero avuto luogo tra Sopamin e Areva attraverso le sue filiali e altri partner internazionali. L’uranio che è stato oggetto della transazione non è l’uranio del Niger. Il denaro trasferito dal conto BNP della Sopamin che è servito all’acquisto dell’uranio non è il denaro dello Stato nigerino né della Sopamin ma il denaro di Areva».

Ma l’opposizione sostiene di aver avuto accesso ai dossier che confermano la malversazione e nel suo rapporto esige che l’Assemblée nationale metta sotto accusa il ministro Massaoudou.

Sanda fa notare che «Nel corso delle diverse audizioni che abbiamo organizzato, il ministro delle finanze, all’epoca dei fatti direttore di gabinetto del Presidente della Repubblica, non ha negato nessuna volta i fatti relativamente alle sue diverse firme che si trovano sui diversi documenti pubblici pubblicati dalla stampa»

La maggioranza ha già trasmesso al governo il rapporto che sarà pubblicato sul Journal officiel de la République. Ma l’opposizione parla di inchiesta truccata e conta su un’azione giudiziaria che intendono promuovere diverse organizzazioni della società civile.