Petrolio, il vertice di Doha termina senza un accordo

L’Iran esporterà in Europa 700.000 barili di petrolio al giorno

[18 aprile 2016]

Petrolio Arabia

Il ministro dell’energia del Qatar, Mohammed bin Saleh al Sada,  al termine d sei ore di trattative, ha detto che «I negoziati di Doha si sono conclusi senza un accordo. I Paesi interessati, membri e non membri dell’Opec, hanno bisogno di più tempo. Nessuna data è stata fissata per una nuova riunione».

Quindi nessun congelamento della produzione di petrolio Opec  e un nuovo e clamoroso fallimento che ha provocato un nuovo crollo del prezzo del petrolio in Asia, dove l’economia cinese rallenta e i 100 dollari al barile del 2014 sembrano un sogni ai Paesi petroliferi.

Durante un precedente incontro a Doha tenutosi a febbraio, Russia, l’Arabia Saudita, Qatar e Venezuela si erano accordati per congelare al livello raggiunto a gennaio  la produzione di greggio nel 2016, ma a condizione che gli altri Paesi produttori si unissero all’iniziativa. Equador, Algeria, Nigeria Oman e Kuwait si erano dichiarati pronti a farlo. All’ultimo momento l’Iran ha annunciato che non avrebbe partecipato al summit di Doha di ieri e l’Arabia Saudita ha impedito che si trovasse un accordo

Il vertice di Doha, che avrebbe dovuto superare proprio le tensioni tra Arabia Saudita ed Iran, rientrato a pieno titolo nel mercato petrolifero mondiale dopo la fine delle sanzioni contro il programma nucleare di Teheran, è stata una vera e propria doccia fredda sull’ottimismo che in questi giorni si era diffuso tra le Big Oil private e statali.

Stamattina in Asia un barile di “light sweet crude” (WTI) valeva 2,02 dollari in meno ed era sceso a  38,34. Il prezzo di un barile di  Brent, era calato di 1,97 dollari, ritornando a 41,13 dollari.

Intanto il ministro del petrolio iraniano Bijan Namdar Zangeneh, durante la visita a Teheran del commissario Ue al clima e all’energia  Miguel Arias Cañete, ha annunciato la firma di un contratto per la  fornitura di 700.000 barili di petrolio al giorno  Secondo l’agenzia iraniana Irna, Zanganeh ha evidenziato che «I Paesi europei danno fiducia all’Iran nel campo dell’approvvigionamento energetico. Occorre condurre dei negoziati permanenti tra l’Iran e l’Unione europea per migliorare le forniture di petrolio e gas iraniano sul mercato europeo. Le compagnie europee devono cominciare a investire nei settori del gas, del petrolio e della petrolchimica».

L’Iran esporta tra 1,7 milioni e 1,75 milioni di barili di greggio al giorno e più di 500.000 barili al giorno prendono la via dell’Europa. Come Miguel Arias Cañete riuscirà a giustificare l’aumento delle importazioni petrolifere con la diminuzione delle emissioni di gas serra è un mistero, ma l’accordo con l’Iran la dice lunga anche sulla favoletta circolata in questo mese di campagna referendaria in Italia, durante la quale governo e petrolieri ci hanno assicurato che le poche gocce di petrolio e i pochi m3 di gas estratti nei nostri mari ci avrebbero permesso di ridurre le importazioni dall’estero e da Paesi “rischiosi” e scarsamente democratici.

La delegazione della Commissione europea, diretta dall’Alta rappresentante per la politica estera  Federica Mogherini comprendeva numerosi commissari europei ed ha discusso con gli iraniani di cooperazione su economia, energia, ambiente, migrazione, lotta al traffico di droga, aiuto umanitario, trasporti, sicurezza civile, scienza, nucleare, cultura, problemi regionali e diritti umani.