Yemen, tribù all’assalto degli oleodotti. Seconda esplosione per la pipeline Marib-Mar Rosso

[6 settembre 2013]

Le tribù dello Yemen non rapiscono più gli stranieri per chiedere il riscatto alle autorità centrali che spesso sono costruzioni di infrastrutture vitali: ora hanno preso di mira le linee petrolifere.

Ieri delle tribù hanno fatto esplodere il principale oleodotto del Paese nella provincia di Marib, nel nord-ovest dello Yemen, a circa 150 km dalla capitale Sana’a. È il secondo attentato del genere in meno di una settimana alla pipeline del greggio.

L’attacco è avvenuto nel Distretto di Serwah e dopo l’esplosione si sono levate alte fiamme che hanno costretto l’impianto petrolifero a sospendere le operazioni al terminal di esportazione di Ras Esa, nella Provincia di al-Hodayda, sul Mar Rosso.

L’attentato è avvenuto in contemporanea all’assassinio di un ufficiale dei servizi segreti yemeniti a Marib, il capoluogo dell’omonima provincia, e secondo il ministero degli interni i due fatti sono collegati.

Il primo settembre l’oleodotto era stato fatto saltare vicino a Damashka ed anche allora il governo aveva parlato di sabotaggi tribali, ma tra le tribù ci sono evidenti divisioni, tanto che sono stati proprio dei dignitari tribali a chiedere e ottenere l’intervento di ingegneri petroliferi per riparare i danni d fatti dal primo attentato a Damashka.

L’oleodotto preso di mira da tribù probabilmente collegate all’estremismo islamico trasporta circa 110.000 barili di greggio al giorno dalla Provincia di Marib verso il terminal del Mar Rosso.

Da quando nel 2011 iniziarono le proteste che hanno portato alla caduta dell’ex presidente Ali Abdallah Saleh il petrolio, i gasdotti e la rete elettrica dello Yemen sono diventati i bersagli preferiti delle proteste tribali e delle guerriglie islamiche o indipendentiste sciite e dello Yemen del sud. Il ministro dell’elettricità dello Yemen, Saleh Sumai, ha accusato i fedelissimi dell’ex dittatore di aver organizzato questi attacchi che secondo lui «hanno lo scopo di destabilizzare il Paese».

In realtà l’area è teatro di scontri almeno dal dicembre 2012, quando l’esercito yemenita uccise una ventina di persone durante un’offensiva contro le tribù sospettate di essere dietro gli attacchi alle condotte petrolifere e gasiere.

Nel poverissimo Yemen, uno dei Paesi sul fondo di tutte le classifiche del benessere economico e sociale, il petrolio non è così abbondante come negli altri Paesi della Penisola Arabica. Lo Yemen produce in tutto 300.000 barili di petrolio al giorno, ma questo rappresenta comunque più del 70% del bilancio dello Stato, mentre i prodotti petroliferi e gasieri sono più del 90% delle esportazioni dello Yemen, quindi, colpire gli oleodotti e le reti energetiche equivale a colpire al cuore il debolissimo governo post-rivoluzionario che appare ostaggio degli instabili e mutevoli equilibri tribali.