Previsti 15,7 miliardi nel periodo 2014-2020

Fondi europei, alle regioni del Centro Nord più risorse. Anche per la sostenibilità?

[14 ottobre 2013]

Buone notizie (anche per la Toscana) sono emerse nella discussione in atto fra Regioni e governo sui prossimi sette anni di programmazione dei fondi europei. Infatti nei giorni scorsi è stata raggiunta un’ipotesi di accordo, che oggi è all’approvazione della Conferenza delle Regioni, per quanto riguarda la destinazione delle risorse.

Nel merito, alle Regioni del Centro Nord andranno più risorse del precedente periodo per quanto riguarda fondi europei di coesione. Da Bruxelles e dal cofinanziamento statale saranno garantiti 11,7 miliardi. Le Regioni cofinanzieranno con altri 2 miliardi i programmi regionali, cui si aggiungerà una ulteriore dotazione complessiva di 2 miliardi per programmi nazionali destinati sempre al Centro nord. La comunicazione è stata data dall’assessore alle attività produttive, lavoro e formazione, Gianfranco Simoncini, durante l’incontro sui fondi europei “Le città nella nuova programmazione 2014-20120”, organizzato da Anci e Regione.

«Siamo consapevoli della centralità dei fondi europei che, per i prossimi sette anni, saranno le uniche risorse certe sulle quali potremo contare per lo sviluppo della nostra regione e del paese- ha sottolineato Simoncini- Per questo la Regione sta facendo di tutto per trovare soluzioni che permettano di scongiurare i ritardi ormai certi nell’erogazione dei fondi, ritardi legati a problemi di rapporto fra Commissione, Parlamento e Consiglio europei, che rischiano di lasciare scoperto quasi tutto il 2014. Con il documento unitario preparatorio al bilancio prevediamo la possibilità di anticipare risorse regionali per evitare il blocco di alcune attività essenziali come ad esempio quella dei centri per l’impiego, o il sostegno alle imprese».  In questo periodo di crisi economica, l’attesa per la nuova programmazione dei Fondi europei che potrebbero rappresentare una cura ricostituente importante, è molto elevata.

Oltre all’attenzione sulla celerità di arrivo delle risorse, è opportuno incominciare a concentrarsi su come questi fondi andranno impiegati. In particolare è auspicabile che ci siano segnali concreti anche in Toscana, di risorse assegnate alla riconversione ecologica dell’economia. Simoncini intanto ha sottolineato il ruolo centrale delle città. «I centri urbani sono una leva essenziale di sviluppo, la nuova programmazione dei fondi Ue riconosce e rafforza questa visione che, per la Toscana, non è certo nuova. Con i Piani integrati di sviluppo (Piuss), abbiamo già realizzato un’esperienza che, pur con qualche difficoltà da parte dei Comuni, spesso legata al Patto di stabilità, ha dato risultati positivi che più volte la Commissione europea ci ha riconosciuto».

Questo aspetto è stato ripreso anche dal presidente Anci Alessandro Cosimi. «Quando sediamo a tavoli in cui si parla di Europa, la Toscana viene guardata come una realtà che ha rappresentato un buon modello di funzionamento e dove si è costruita una armonizzazione di rapporti tra comuni e Regione. I fondi europei sono l’unica chance che abbiamo per poter fare investimenti nei prossimi anni. Pensiamo che le città possano avere un ruolo importante nella nuova programmazione 2014-2020 e che i comuni debbano stare in un percorso insieme alla Regione per poter scegliere e costruire quali sono le opportunità ma anche gli obiettivi primari, penso ad esempio al tema della mobilità».

I comuni hanno richiesto di tenere fuori le emergenze dai finanziamenti europei e di consentire ai territori di dispiegare la propria capacità progettuale. Cosimi ha auspicato che ci possa essere un tavolo, in Regione, «dove discutere di questi temi e poter proporre un pensiero che abbia un tempo lungo, che coinvolga le comunità. Chiediamo anche che il cofinanziamento stia fuori dai vincoli imposti ai comuni dal Patto di stabilità, perché questo porta le comunità a non poter essere protagoniste del proprio sviluppo».

Secondo l’assessore Simoncini con la nuova programmazione è necessario andare oltre: «Oggi questo strumento che pur ha avuto un ruolo positivo, va ripensato cercando di mettere insieme un intervento integrato per le città, eventualmente utilizzando, nel caso in cui venisse adottato, anche uno specifico Piano operativo nazionale per le aree metropolitane, ma mettendo comunque insieme diversi fondi e diversi assi del Por, per incrementare le risorse disponibili e ampliare i campi di intervento».