Mosca: «In caso di sanzioni riorienteremo le nostre relazioni economiche»

Brividi di guerra fredda tra la Crimea e la Siria

La Russia esclusa dall’operazione di sorveglianza della distruzione delle armi chimiche

[19 marzo 2014]

Oggi le truppe di autodifesa filo-russe della Crimea, sembra senza trovare resistenza, hanno preso d’assalto una base della marina dell’Ucraina a Sebastopoli ed hanno innalzato la bandiera russa sulla caserma. Dopo che  il presidente russo Vladimir Putin ha solennemente ratificato l’annessione della Crimea la tensione sta salendo, anche per la morte di un ufficiale ucraino, ma i russi dicono che si tratterebbe invece di due persone uccise da un cecchino al soldo dei nazionalisti di Kiev.

La ex Segretario di Stato ed ex first lady Usa Hillary Clinton oggi ha avvertito Barack Obama che un approccio “a doppio binario” verso Putin servirebbe a poco: «Se gli verrà consentito di farla franca per tutto questo, penso che vedremo un sacco di altri Paesi o direttamente di fronte all’aggressione russa o con i loro sistemi politici istigati, in modo che siano così intimiditi che in effetti saranno trasformati in vassalli, non in democrazie sovrane». Verrebbe da dire la signora sì che se ne intende, se non fosse che la situazione sta davvero scivolando verso un confronto duro nel quale Usa e Russia flettono i muscoli e l’Europa resta in mezzo.

Come ai bei vecchi tempi la guerra fredda si fa per via diplomatica e per procura, così ieri  Washington ha comunicato al governo siriano che dovrà immediatamente sospendere le attività della sua ambasciata e dei suoi consolati negli Usa  e stanotte aerei israeliani hanno bombardato diversi obiettivi in Siria, alleato di ferro di Mosca.

I paesi occidentali sono passati dalle minacce ai fatti ed hanno escluso la Russia dal G8 che avrebbe dovuto ospitare a giugno a Sochi. La Russia ritiene le sanzioni varate da Usa e Ue «Assolutamente inaccettabili» ed il ministro degli esteri Sergei Lavrov  avverte che «Non passeranno senza conseguenze». Una nota del ministero degli esteri di Mosca dice che «La linea dell’Occidente sull’Ucraina mostra una palese mancanza di visione nel sottovalutare la presenza di ultranazionalisti tra le nuove autorità ucraine».

Quanto al boicottaggio economico, oggi il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, in un’intervista alla Bbc ha spiegato che «La Russia accorderà la priorità ad altri partner economici se gli Usa o l’Ue d adotteranno sanzioni nei nostri confronti. Se un partner economico di un lato del mondo impone delle sanzioni, presteremo la nostra attenzione ad altri partner economici dell’altro lato del mondo. Non essendo il mondo unipolare, ci concentreremo su altri partner economici».

Si tratta della visione della Russia come potenza eurasiatica che guarda sempre più a Cina ed India, ma Peskov ha aggiunto che «Eventuali sanzioni economiche occidentali contro la Russia sarebbero inaccettabili, Mosca resta aperta alla cooperazione economica con l’Ue. Noi vogliamo mantenere buone relazioni con l’Ue e gli Usa. Soprattutto con l’Unione europea, quest’ultima è il nostro principale partner economico, commerciale e di investimento. La nostra mutua interdipendenza economica sottintende il mantenimento di buone relazioni».

Quanto al G8  tornato G7 i Russi non sembrano preoccuparsi molto, dato che in quell’organizzazione ormai superata mancano giganti economici del calibro di Cina, India e Brasile e che, secondo Peskov, «Una discussione sui problemi economici mondiali senza la partecipazione di Mosca non può essere completa»

I russi sanno che le sanzioni contro di loro sono una lama a doppio taglio che potrebbe far molto male a Paesi come l’Italia e Ria Novosti scrive che «Nell’insieme queste sanzioni unilaterali mostrano una volta di più a qual punto l’Occidente si sia abituato, dopo la caduta dell’Urss, ascriversi le regole da solo e ad aspettarsi che gli altri le eseguano senza lamentarsi. La situazione attuale mette in evidenza che quest’accordo non  è percorribile».

Come dicevamo la cosa preoccupa l’Italia che fortunatamente non si è schierata con i falchi. Ieri la ministra della difesa Federica Mogherini alle Commissioni esteri di Camera e Senato. ha ribadito che «L’annessione della Crimea è un grave sviluppo negativo della crisi che prefigura un isolamento grave della Russia perché frutto di azioni unilaterali non giustificate». Poi ha detto che per il G8 di Sochi, che si tratta di «Una sospensione dei lavori preparatori non di un superamento del formato G8: continuiamo a lavorare perché sia riaffermato». La Mogherini ha confermato quanto anticipato da Lavrov: «E’ di queste ore la discussione di un dispiegamento di una missione dell’Osce in Crimea, molto consistente, con diverse centinaia di osservatori», ma soprattutto ha detto che è necessaria «Una partnership tra l’Alleanza Atlantica e l’Ucraina ma non l’opportunità di andare oltre. Non riteniamo e mi auguro che continueremo a non ritenere nelle prossime settimane che l’ambito Nato sia quello giusto per affrontare il tema dell’Ucraina. Sono rassicuranti le parole di esponenti di Kiev che oggi escludono l’adesione dell’Ucraina alla Nato».

Intanto la collaborazione tra Nato e Russia sembra al capolinea: il segretario generale della Nato, e Anders Fogh Rasmussen ha detto che «L’organizzazione rivaluterà le sue relazioni con Mosca riguardo agli avvenimenti in Ucraina». E’ quindi carta straccia il «Programma ambizioso di cooperazione per il 2014» con la Russia annunciato dallo stesso Rasmussen nel dicembre 2013 e che prevedeva operazioni congiunte di sminamento in Afghanistan, la lotta contro il terrorismo, il traffico di droga e l’identificazione dei kamikaze. C’è quindi da aspettarsi che risalirà la tensione sulla questione più controversa: la difesa antimissile.

E così mentre l’Occidente accusa la Russia di voler riconquistare i territori dell’Urss, Mosca accusa la Nato di volersi espandere in Ucraina e Georgia.

La prima conseguenza delle sanzioni Nato alla Russia l’ha annunciata Rasmussen: «Contavamo di organizzare un’operazione congiunta in mare per la sorveglianza della nave americana a bordo della quale saranno distrutte le armi chimiche siriane. Quindi, noi la proteggeremo ma la Russia non parteciperà all’operazione». I russi dicono che in questo clima non hanno alcuna voglia di proteggere una nave Usa, ma ricordano che «L’operazione di distruzione delle armi chimiche in Siria è realizzata sotto l’egida dell’Onu e la Nato è solo uno dei partecipanti. Conseguentemente,. Si ignora perché Rasmussen pensi di avere il diritto di escludere o includere degli Stati dall’operazione di disarmo chimico di Damasco».

Intanto il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius, ha minacciato di stracciare il contratto con la Russia per la costruzione di due porta-elicotteri Mistral, una decisione che sarebbe dolorosa soprattutto per i cantieri  navali francesi, visto che il contratto coi russi vale più di un miliardo di euro e che probabilmente la Francia si troverà a pagare una penale molto salata a Mosca.

Dal canti suo la Russia continua a provocare irridente gli occidentali ed ha annunciato che entro il 2016 dispiegherà nella appena annessa Crimea altri 6 sottomarini del progetto 636 e 6 navi pattugliatrici 1135.6  così «La Flotta russa del Mar Nero sarà in grado di garantire in maniera efficace la stabilità e la sicurezza nazionale nel Mar Nero e nel Mediterraneo».

Per completare il quadro e per capire l’aria che si respira in Russia, è bene leggere quel che ha dichiarato sull’annessione della Crimea il presidente della Duma (la Camera russa) Sergei Narychkin: «Senza alcun dubbio,  è una tappa faro, non solo per la storia della Russia moderna ma anche per la storia secolare della nostra Patria nel suo insieme. Penso che si tratti di una svolta della storia mondiale, una svolta nella guerra tra il bene e il male, il bianco e il nero. In questi ultimi 23 anni, la Crimea ha atteso dolorosamente la riunificazione. Dobbiamo riconoscere che dopo il 1993 la Russia non ha cessato di perdere territori e cittadini. Per la prima volta da allora, recuperiamo una parte dei nostri territori e compatrioti».

Chi di nazionalismo ferisce a Kiev di nazionalismo può restare ferito tra Mosca e Sebastopoli.