Da dove viene la crisi dei profughi: «Non siamo più in grado di negoziare la pace?»

L’alto commissario Unhcr denuncia lo stallo della diplomazia al Consiglio di sicurezza dell’Onu

[3 novembre 2017]

Intervenendo al Consiglio di sicurezza dell’Onu a New York, l’Alto Commissario dell’United Nations high commissioner for refugees (Unhcr),  Filippo Grandi, ha sollecitato i capi di Stato perché «individuino soluzioni politiche ai diversi conflitti nel mondo, se si vuole permettere al gran numero di persone in fuga di fare un giorno ritorno a casa.

Grandi ha sottolineato che «Il susseguirsi di gravi crisi umanitarie ha causato flussi massicci di persone in fuga, virtualmente in ogni regione del globo. Il numero di persone costrette alla fuga in tutto il mondo sta raggiungendo i 66 milioni – nel 2009 erano 42 milioni – Questo numero comprende i 17,2 milioni di rifugiati sotto il mandato dell’Unhcr: una crescita del 70% dal 2009, Garantire soluzioni per milioni di persone sradicate dalle loro case ed evitare il ripetersi di questi grandi flussi di popolazioni a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, dipende fondamentalmente da volontà e scelte politiche».

L’alto commissario Unhcr   ha citato alcune tra le crisi umanitarie in corso tra cui «Il cataclisma del conflitt in Siria e le violenze in Iraq, che da sole hanno causato un quarto del numero totale di persone costrette alla fuga. Nuove crisi si sono sviluppate laddove si sono creati nuovi spazi senza governo, alimentate da una serie combinata di fattori tra cui povertà, sotto-sviluppo, degrado ambientale, disuguaglianze e persecuzioni. Allo stesso tempo, le situazioni che sembravano si fossero stabilizzate, quali quelle in Burundi, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, sono state colpite da nuove crisi che hanno portato a nuovi flussi di rifugiati; nel frattempo, situazioni che si protraggono nel tempo come in Afghanistan e in Somalia restano irrisolte».

Il quadro delineato da Grandi di fronte al Consiglio di sicurezza  dell’Onu – che sarebbe lì per evitare o sedare le guerre –  si è concluso con una serie di azioni necessarie: «Prima fra tutte la necessità di attuare misure per affrontare le cause dei conflitti e prevenire l’acuirsi delle crisi di persone in fuga».

Grandi ha anche lodato «l’importante ruolo svolto dai peacekeepers nel permettere agli attori umanitari di operare», sottolineando che «Gli attori umanitari e i peacekeepers dovrebbero collaborare facendo leva sui rispettivi punti di forza per garantire la protezione dei civili durante i conflitti e, allo stesso tempo, preservare il carattere neutrale ed imparziale dell’azione umanitaria».

La terza questione sollevata da Grandi è il fatto che «La comunità internazionale ha bisogno di rafforzare il suo impegno nel combattere i trafficanti di esseri umani e i terribili abusi da loro perpetrati. In ogni caso l’Agenzia Onu per i Rifugiati sta lavorando sul campo per assistere le vittime del traffico di esseri umani e supportare tutti coloro che necessitano di protezione internazionale», ma per l’Unhcr  sono necessarie e importanti «Azioni forti per affrontare gli orribili abusi perpetrati dai trafficanti, identificarli e perseguirli. Tuttavia se non si ristabiliscono pace e sicurezza, per i rifugiati e le altre persone che hanno lasciato le proprie case è impossibile far ritorno a casa. Lo scorso anno, in tutto il mondo, solo 500.000 rifugiati sono tornati a casa. E nel decennio passato solo poche situazioni di migrazioni forzate hanno avuto una conclusione definitiva. In particolare, la sicurezza, il rispetto dei diritti umani e l’istituzione dello stato di diritto saranno essenziali per il ritorno dei rifugiati Rohingya nello Stato di Rakhine in Myanmar. E’ assolutamente cruciale fare progressi nell’acquisizione della nazionalità per i Rohingya, e altrettanto fondamentali saranno il processo di riconciliazione tra le comunità e gli investimenti in uno sviluppo inclusivo che porti beneficio a tutte le comunità».

Grandi ha inoltre evidenziato che «E’ di vitale importanza sostenere la protezione delle persone costrette alla fuga mentre si lavora alla risoluzione dei conflitti, sia negli Stati coinvolti che lavorano a una maggiore stabilità, sia nelle comunità ospitanti che provano a supportare grandi numeri di rifugiati. Tuttavia, la risposta per arrestare e invertire i flussi di rifugiati e di altre persone costrette a fuggire dovrebbe venire da soluzioni politiche, e a questo proposito la comunità internazionale ha fallito. Siamo diventati incapaci di negoziare la pace? Pongo questa domanda qui, al Consiglio di Sicurezza, le cui ragion d’essere sono la risoluzione dei conflitti e il mantenimento della pace, perché vedo personalmente l’impatto diretto di questi fallimenti, tutti i giorni, sulle vite di decine di milioni di persone, sradicate e costrette ad abbandonare le proprie case. La debolezza della solidarietà internazionale sta a sua volta indebolendo la protezione dei rifugiati. Molti Paesi d’accoglienza dei rifugiati, specialmente quelli al confine con zone di guerra, mantengono aperti i confini e ospitano generosamente migliaia – a volte milioni – di rifugiati. Ma alcuni Stati – spesso quelli più ricchi e meno interessati dai flussi di rifugiati – hanno reagito chiudendo i confini, limitando l’accesso all’asilo e impedendo l’ingresso».

Riferendosi al Summit sui rifugiati e sui migranti del 2026 che ha dato vita alla Dichiarazione di New York per una risposta globale alle crisi internazionali dei rifugiati, il capo dell’Unhcr ha definito  «passi importanti» quelli fatti dai Stati membri, istituzioni per lo sviluppo come la Banca Mondiale, società civile e  settore privato, ma ha aggiunto che «Una risposta completa ai flussi massicci di persone in fuga può essere ottenuta solo attraverso azioni volte a ristabilire la sicurezza, risolvere i conflitti e costruire la pace. La popolazione mondiale di persone costrette alla fuga è in rapido aumento e conta sulla vostra leadership per raggiungere queste soluzioni».

Una leadership della quale purtroppo non si intravedono molte tracce mentre i potenti del mondo voltano la faccia dall’altra parte e continuano a vendere armi e a sostenere fregimi impresentabili.