Il decreto bis sull’Ilva diventa legge, ma la norma non convince tutti

[2 agosto 2013]

Con 206 sì, 19 no, 10 astensioni di Sel e i senatori del M5S che non hanno partecipato al voto, è diventato legge il decreto bis sull’Ilva, che introduce il commissariamento delle imprese di interesse strategico nazionale esposte a rischio ambientale.

«Per la prima volta il commissariamento non viene disposto per la tutela dei creditori ma per la tutela delle ragioni ambientali e sanitarie», ha sottolineato il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando per il quale la norma rappresenta  «uno strumento in più all’autorità pubblica in casi di crisi ambientale». Il ministro prima del voto ha incontrato il commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi e il sub commissario Edo Ronchi, per fare il punto sulla bonifica dell’azienda prevista dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

«Sull’Ilva, è emersa l’esigenza di separare nettamente la funzione di commissario da quella della proprietà ed è stata ipotizzata una strada per separare i due profili: il commissario si occupa dell’attuazione dell’Aia, degli strumenti necessari per il suo finanziamento e della prosecuzione della produzione mentre non deve essere tenuto come responsabile a difendere patrimonialmente l’azienda dai comportamenti commessi nel passato – ha sottolineato Orlando –  perché sarebbe imbarazzante se il commissario si opponesse alle richieste di risarcimento per danni alla salute da parte dei cittadini».

Secondo il ministro quindi «il commissario deve occuparsi della bonifica e della prosecuzione dell’attività e risponde per eventuali inadempienze nel suo ruolo. La proprietà può agire in giudizio per difendere le proprie ragioni e risponde per inadempienze commesse nella fase pre-commissariale». Rimane aperto, ha aggiunto il ministro, il problema dei finanziamento per l’Aia. Pare che servano due miliardi ma sarà il piano per il risanamento a stabilire l’entità precisa dell’importo.

Per adesso «il rapporto tra interventi e finanziamenti, per 200 milioni, sta in piedi»  ma per le fasi successive, sarà «un’impresa, perché bisogna reperire le risorse del credito ordinario e dalle somme sequestrate dall’autorità giudiziaria alla proprietà» ha concluso Orlando. Apprezzata dalla maggioranza, la nuova legge, che disciplina il commissariamento straordinario di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale la cui attività produttiva comporti pericoli gravi e rilevanti all’ambiente e alla salute a causa dell’inottemperanza alle disposizioni dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia), per molti rappresenta però un “Salva-Ilva bis”.

«Il decreto Ilva-bis ratifica un immane conflitto d’interesse tra il commissario e la proprietà ha dichiarato Angelo Bonelli, presidente dei Verdi- Enrico Bondi che fino l’altro ieri era amministratore delegato indicato dai Riva non può essere il commissario del Polo siderurgico. Questo gravissimo vizio di nascita, che il Governo e il Parlamento hanno deciso di non affrontare, dimostra che il decreto e’ l’ennesimo provvedimento sbilanciato nei confronti dell’azienda. Ci saremmo aspettati che, nel decreto, si prevedesse, quantomeno, la quantificazione dei danni ambientali e sanitari provocati dall’Ilva – ha aggiunto Bonelli- Ci saremmo aspettati che si quantificasse quanto e in quanto tempo l’Ilva deve pagare per le bonifiche che sono indispensabili per restituire un futuro a Taranto, in ossequio al principio europeo chi inquina paga. Nel decreto non c’è  traccia di un percorso di conversione industriale in grado far uscire la città da un’economia alla diossina, della realizzazione di un’area no-tax per creare nuove realtà occupazionali alternative all’economia alla diossina e di un piano d’intervento per affrontare l’emergenza sanitaria. Anzi, si continua a parlare di risorse certe per l’azienda mentre per le bonifiche ci si affida a calcoli futuri e indefiniti: l’ennesima presa in giro per chi si ‘ammala e muore’ di inquinamento», ha concluso Bonelli.

Sicuramente le risorse da mettere in campo per la bonifica dell’Ilva sono necessarie, quanto ingenti, e vanno trovate. Presto. I cittadini non sopporterebbero una nuova presa in giro, ma non è neanche nell’interesse di una sana industria dell’acciaio – che si è deciso essere necessaria al sistema Paese – continuare ad affondare attaccata alla zavorra dell’Ilva. Salvaguardare la sostenibilità sociale (leggi occupazione) e quella ambientale rimane la priorità. Dopo che fiumi d’inchiostro sono stati stesi sull’Ilva, l’ultima goccia arrivata con questo decreto marchi l’avvio di una decisa opera di riqualificazione ambientale, all’interno di una politica industriale cogente, prima che diventi davvero troppo tardi per intervenire.