Dall’Ue 160 milioni di euro per l’Agenzia che dovrà pulire l’inquinamento marino

[28 agosto 2014]

L’Agenzia per la sicurezza marittima disporrà di risorse sufficienti per intervenire contro l’inquinamento marino causato dalle navi e dagli impianti per l’estrazione di gas e idrocarburi: l’Ue ha disposto il finanziamento pluriennale dell’azione dell’Agenzia.

Con regolamento – pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea di oggi – l’Ue ha stabilito le modalità di applicazione relative al contributo finanziario al bilancio dell’Agenzia per lo svolgimento dei compiti. La dotazione finanziaria, che riguarda il periodo dal primo gennaio 2014 al 31 dicembre 2020, ammonta a 160 500 000 euro.

La sicurezza economica per il finanziamento dei compiti assegnati all’Agenzia in materia di interventi contro l’inquinamento e delle azioni associate è assicurata mediante un impegno pluriennale. L’entità di tale impegno riflette l’ampliamento delle competenze dell’Agenzia in materia di intervento contro l’inquinamento e anche della necessità di utilizzare in maniera più efficace i fondi ad essa assegnati, in un contesto di restrizioni di bilancio.

Gli importi annuali sono stabiliti dal Parlamento europeo e dal Consiglio in conformità della procedura di bilancio annuale. La Commissione procederà a una valutazione intermedia della capacità dell’Agenzia di assolvere in maniera efficace ed efficiente sotto il profilo dei costi alle proprie responsabilità in materia di intervento contro l’inquinamento marino causato dalle navi e dagli impianti per l’estrazione idrocarburi di gas.

L’azione di intervento antinquinamento dell’Agenzia – come precisato nei suoi piani d’azione –  riguarda attività di informazione, cooperazione e coordinamento, anche per quanto concerne l’inquinamento marino provocato da sostanze pericolose e nocive. Tale azione di intervento si riferisce soprattutto alla fornitura di assistenza operativa agli Stati membri o ai paesi terzi colpiti che condividono un bacino marittimo regionale con l’Unione. Si realizza mettendo a disposizione, su richiesta, navi supplementari per la lotta contro l’inquinamento. Il tutto cercando di prestare una particolare attenzione ai settori identificati come i più vulnerabili senza pregiudicare altri settori in stato di necessità.

L’Agenzia dovrebbe svolgere un ruolo attivo nel mantenere e sviluppare ulteriormente il servizio europeo di sorveglianza satellitare che permette di rilevare chiazze di idrocarburi (CleanSeaNet) a fini di sorveglianza, il quale consente di individuare rapidamente l’evento inquinante e di identificare le navi o gli impianti per l’estrazione di idrocarburi e di gas che ne sono responsabili, ad esempio in caso di scarico di idrocarburi dalle navi o di scarichi operativi e fuoruscite accidentali dalle piattaforme offshore. Tale servizio dovrebbe migliorare la disponibilità dei dati, nonché l’efficienza e la tempestività degli interventi antinquinamento.

Comunque sia, le attività dell’Agenzia nel settore non sollevano gli Stati costieri dalla loro responsabilità di disporre di meccanismi di intervento antinquinamento appropriati. Fra l’altro, al fine di migliorare l’efficacia delle attività di intervento antinquinamento dell’Agenzia, gli Stati membri dovrebbero condividere con la stessa eventuali studi scientifici da essi svolti sugli effetti delle sostanze chimiche utilizzate quali disperdenti, che potrebbero essere rilevanti per le suddette attività.

Del resto l’inquinamento marino causato dalle navi e dagli impianti per l’estrazione di gas e idrocarburi comporta il rischio di devastanti conseguenze ecologiche e di costi economici estremamente elevati associati. Comporta, inoltre il rischio di un impatto socioeconomico su altri settori, quali il turismo e la pesca. Dunque, il prevedere in capo all’Agenzia un finanziamento tale per l’attuazione di attività antinquinamento può consentire la prevenzione di ulteriori danni di natura sia monetaria che non monetaria.